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Swiss Observer

La Svizzera valuta un sistema missilistico europeo dopo i ritardi dei Patriot statunitensi

Dopo i rinvii a tempo indeterminato della consegna dei sistemi missilistici statunitensi Patriot, prioritari per l’Ucraina, la Svizzera starebbe valutando un’alternativa europea. La decisione arriva mentre il ministro della difesa Martin Pfister risponde alle critiche internazionali per le modeste spese militari della Svizzera.

AI16 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera valuta un sistema missilistico europeo dopo i ritardi dei Patriot statunitensi
AISWI swissinfo.ch

Washington ha lasciato Berna all’oscuro. Con una decisione che ha scosso il Palazzo federale, gli Stati Uniti hanno rinviato a tempo indeterminato la consegna alla Svizzera di cinque batterie antimissile Patriot, considerate cruciali. La priorità è ora esplicitamente l’Ucraina, lasciando vulnerabile lo spazio aereo svizzero e costringendo i responsabili della pianificazione della difesa a cercare risposte. Non si tratta di un semplice intoppo logistico, ma di un ultimatum strategico che obbliga la Svizzera a fare i conti con la fragilità della sua dipendenza dall’armamento militare statunitense.

Mentre la guerra in Ucraina richiede un sostegno urgente, la sospensione a tempo indeterminato di un contratto firmato mina la fiducia negli acquisti transatlantici. I funzionari svizzeri non si limitano più ad aspettare: stanno cercando attivamente altrove. Il ritardo ha fatto saltare i tempi previsti, con la consegna ora spostata oltre il 2030. Con l’aumento della tensione geopolitica in Europa, la Svizzera non può permettersi di aspettare uno scudo protettivo che potrebbe non arrivare mai. Nelle prossime settimane il governo dovrà chiarire una questione cruciale: gli Stati Uniti consegneranno davvero il sistema e a quale prezzo per la sovranità svizzera?

La svolta europea: il SAMP/T offre una soluzione entro il 2029

Il 2029 è la data magica che potrebbe sancire una svolta storica nella politica di difesa svizzera. Mentre Washington prende tempo, un’alternativa europea avanza con una promessa concreta. Il consorzio franco-italiano che produce il sistema di difesa terra-aria a medio raggio, meglio noto come SAMP/T, ha lanciato una garanzia audace: se l’ordinazione viene effettuata oggi, lo scudo sarà operativo entro il 2029. Un netto contrasto con i tempi incerti del sistema Patriot.

Questa possibile svolta sta raccogliendo rapidamente consensi politici. «Il sistema Patriot non arriverà in Svizzera per anni, o forse non arriverà affatto», ha dichiarato il parlamentare dei Verdi Clarence Chollet, segnalando una rara convergenza tra le esigenze della difesa e il sentimento filoeuropeo. Il SAMP/T è una delle poche alternative credibili in grado di competere con le capacità del Patriot. Per un Paese che fa della precisione e della puntualità un motivo d’orgoglio, la scadenza certa proposta dall’Europa diventa sempre più allettante rispetto all’incertezza senza fine che arriva dal Pentagono.

Una scommessa da 700 milioni di franchi: il costo del cambiamento

Sono già partiti 700 milioni di franchi. È questa la somma considerevole che la Svizzera ha versato agli Stati Uniti come acconto, denaro che ora è di fatto ostaggio del blocco delle consegne. Abbandonare l’accordo con gli Stati Uniti non è soltanto un grattacapo strategico, ma anche un campo minato finanziario. Il politico dell’Unione democratica di centro Mauro Tuena ha lanciato l’allarme, avvertendo che recedere dal contratto potrebbe comportare pesanti penali, a meno che Berna non adotti una linea dura.

«Immagino che non potremo recedere da questo contratto senza pagare una penale», ha ammesso Tuena, prospettando una tattica negoziale ad alto rischio: compensare il rimborso con il contratto già in essere per i caccia F-35. Le implicazioni finanziarie sono ulteriormente complicate dalle politiche tariffarie imprevedibili del presidente statunitense Donald Trump, che aggiungono instabilità a qualsiasi rinegoziazione. La Svizzera si trova in una posizione precaria: potrebbe essere costretta a scegliere tra rinunciare a quasi tre quarti di miliardo di franchi o aspettare a tempo indeterminato un sistema di difesa che dà la priorità ad altri Paesi.

Pfister sulla difensiva: giustificare il budget del «mini-esercito»

Meno dell’1%. È questo il dato che il ministro della difesa Martin Pfister ha dovuto difendere, sotto pressione, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Mentre gli Stati membri della NATO si impegnano a investire circa il 5%, se si considerano le spese in senso ampio, la spesa per la difesa della Svizzera resta un’eccezione a livello internazionale. Alla sua prima partecipazione al vertice di alto livello, Pfister si è trovato nella scomoda posizione di dover spiegare il budget del «mini-esercito» svizzero a interlocutori scettici di Estonia, Lettonia e Lituania, Paesi che conoscono bene la realtà concreta della sicurezza delle frontiere.

Nonostante le critiche, Pfister ha cercato di mostrarsi fiducioso, illustrando possibili forme di cooperazione ed esercitazioni congiunte con partner europei. L’immagine, tuttavia, è difficile da gestire. Mentre il ministro della giustizia Beat Jans discute della condivisione transfrontaliera dei dati per combattere la criminalità organizzata, il quadro più ampio emerso a Monaco è quello di una Svizzera desiderosa di cooperare in materia di sicurezza, ma riluttante a sostenerne i costi. Con l’accordo sui Patriot in crisi, la pressione su Pfister affinché giustifichi questa spesa modesta e cerchi alternative non è mai stata così forte.