Diritti umani
Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU si riunisce mentre i diritti sono sotto «attacco totale»
All’apertura della sessione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra, il segretario generale dell’ONU António Guterres ha lanciato un severo monito sull’erosione globale dei diritti umani. Il 20° anniversario del Consiglio è segnato da forti tensioni geopolitiche e da pressioni finanziarie sull’ONU.

I diritti umani sono sottoposti a un «attacco totale» in tutto il mondo. È stata questa la dichiarazione tuonante del segretario generale dell’ONU António Guterres all’apertura del Consiglio dei diritti umani a Ginevra, in occasione del suo 20° anniversario, celebrato non con festeggiamenti, ma con un severo monito. L’erosione dello Stato di diritto non è più impercettibile: avviene sotto gli occhi di tutti ed è portata avanti «con orgoglio» da chi detiene il potere maggiore.
Guterres non ha usato mezzi termini nel condannare la normalizzazione della forza a scapito del diritto. «Non permettete che questa erosione dei diritti umani diventi il prezzo della convenienza politica», ha esortato gli Stati membri. La sessione, che si svolge mentre incombe la possibilità che l’anno prossimo un successore prenda il suo posto, rappresenta un momento decisivo. Il messaggio del segretario generale è chiaro: gli attacchi alle libertà fondamentali sono deliberati, sistematici e in accelerazione. Riunendosi, il Consiglio si trova di fronte a un’architettura del diritto internazionale che vacilla sotto il peso dell’impunità.
Incendi geopolitici e giochi di potere
I guanti della diplomazia sono stati tolti. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha lanciato una critica durissima all’attuale panorama geopolitico, descrivendo una competizione «senza precedenti» per il potere e le risorse, mai vista dalla Seconda guerra mondiale. In una critica appena velata al presidente statunitense Donald Trump, Türk ha avvertito che «minacce incendiarie vengono lanciate contro nazioni sovrane», con il rischio di conflitti catastrofici.
L’aula del Consiglio è diventata un campo di battaglia. Le tensioni aumentano vertiginosamente mentre le grandi potenze si scambiano accuse e i conflitti in Ucraina, a Gaza e in Sudan continuano a infuriare. L’allarme di Türk per «l’incendio che potrebbero provocare» sottolinea la fragilità dell’ordine attuale. Non si tratta di una semplice schermaglia diplomatica, ma di una pericolosa escalation in cui i diritti umani diventano danni collaterali di una partita ad alto rischio per il predominio. Il messaggio dell’Alto commissario è urgente: la retorica aggressiva dei leader mondiali alimenta un clima instabile in cui le norme internazionali vengono incenerite.
L’ONU sull’orlo del precipizio finanziario
Le Nazioni Unite si trovano sull’orlo di un «imminente collasso finanziario». In una rivelazione sconcertante di negligenza finanziaria, soltanto 69 dei 193 Stati membri hanno versato i contributi dovuti per il 2026. Tra questi non figurano né gli Stati Uniti né la Cina, i due maggiori finanziatori dell’organizzazione. La crisi di liquidità ha costretto l’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani a ridurre il proprio budget del 16%, portandolo a 624,3 milioni di dollari.
Le conseguenze sono immediate e gravi. L’attuale sessione del Consiglio è stata accorciata a forza, da sei settimane a cinque settimane e mezzo. I servizi d’interpretazione subiscono interruzioni e, per risparmiare, sono state abolite le modalità di partecipazione ibrida che permettevano alla società civile di intervenire a distanza. L’ambasciatore indonesiano Sidharto Reza Suryodipuro, presidente del Consiglio, ammette che questa sessione «metterà alla prova la capacità» dell’organo di funzionare in condizioni di estrema difficoltà. L’ONU è privata delle risorse proprio nel momento in cui il mondo ne ha più bisogno.
Pragmatismo svizzero: una nuova alleanza
«Non possiamo fare tutto.» Con il suo tipico realismo svizzero, il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis ha fatto piazza pulita della retorica altisonante, esprimendo una dura verità. Di fronte ad aspettative «illimitate» e risorse in calo, la Svizzera chiede di stabilire priorità rigorose. Cassis sostiene che la comunità internazionale debba concentrarsi nuovamente sui diritti maggiormente minacciati, anziché disperdere gli sforzi su troppi fronti.
Per contrastare questa paralisi, Cassis ha annunciato il lancio di un’«Alleanza globale per i diritti umani» nelle prossime settimane. L’iniziativa mira a definire responsabilità chiare e a esigere azioni concrete dove sono più necessarie. Per la Svizzera, la strada da seguire non consiste nel mettersi in mostra, ma nel proteggere le persone e le libertà fondamentali attraverso una diplomazia mirata ed efficace. Mentre l’ONU lotta contro la bancarotta, Berna si adopera affinché la missione fondamentale di proteggere i diritti umani possa superare la tempesta.
La giustizia paralizzata dall’austerità
La vittima più allarmante di questa crisi finanziaria è la giustizia stessa. Le missioni d’inchiesta essenziali si stanno arenando perché le casse sono vuote. Una commissione d’inchiesta sugli abusi nella Repubblica democratica del Congo, la cui istituzione è stata votata nel febbraio 2025, non ha ancora iniziato i lavori, esclusivamente per mancanza di fondi. Anche il meccanismo d’inchiesta per l’Afghanistan è paralizzato.
Questo è il costo concreto della crisi di liquidità dell’ONU: i crimini di guerra non vengono documentati e i responsabili agiscono senza alcun timore di dover rendere conto. Le ONG lanciano l’allarme: l’eliminazione dell’accesso a distanza esclude proprio gli attivisti più esposti ai rischi. Mentre il Consiglio celebra il suo 20° anno, deve fare i conti con una realtà umiliante: ha il mandato per agire, ma non i soldi. Per le vittime in Sudan, Ucraina e RDC, il silenzio da Ginevra è assordante.