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Swiss Observer

La Svizzera attira scienziati e patrimoni israeliani mentre aumenta l’emigrazione

La Svizzera attira un numero crescente, anche se ancora contenuto, di scienziati, professionisti della tecnologia e migranti facoltosi israeliani, mentre l’emigrazione da Israele aumenta. Il servizio presenta le destinazioni svizzere coinvolte, il ruolo della ricerca e delle condizioni fiscali, nonché le implicazioni politiche ed economiche di questa migrazione.

AI18 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera attira scienziati e patrimoni israeliani mentre aumenta l’emigrazione
AISWI swissinfo.ch

Nel 2025 Israele ha registrato 90’900 partenze, prolungando un’impennata dell’emigrazione che, dal 2023, ha modificato il tradizionale saldo migratorio del Paese, caratterizzato da un’immigrazione superiore all’emigrazione. Uno studio dell’Università di Tel Aviv citato dal quotidiano vodese 24 Heures ha conteggiato 91’500 partenze nel 2024 e 86’500 nel 2023. La media annua tra il 2010 e il 2019 era di circa 60’000.

La Svizzera accoglie solo una piccola parte di chi parte, ma il fenomeno è visibile nei dati ufficiali. L’immigrazione israeliana in Svizzera ha raggiunto il picco di 257 arrivi nel 2023, mentre 85 persone hanno lasciato la Svizzera per Israele. Gli arrivi sono rimasti elevati, a quota 244 nel 2024, e sono stati 212 nel 2025.

Il cambiamento è rilevante perché molti emigranti lavorano nella tecnologia, nella sanità e in altri settori altamente qualificati. L’autorità fiscale israeliana ha avvertito che la continua partenza di persone con redditi elevati potrebbe costare allo Stato fino a 3,5 miliardi di dollari di entrate fiscali all’anno. Per la Svizzera, il flusso in entrata porta capacità di ricerca, contatti commerciali e ulteriore ricchezza. Inserisce inoltre il Paese in una vicenda migratoria politicamente sensibile, dettata da instabilità, valutazioni professionali e preoccupazioni per le prospettive economiche a lungo termine.

Creare ponti nella ricerca a Losanna

Il personale di nazionalità israeliana al Politecnico federale di Losanna (EPFL) è passato da 9,4 equivalenti a tempo pieno nel 2021 a 16 nel 2025, ha dichiarato un portavoce dell’istituto con sede a Losanna. L’aumento è stato graduale: 10,2 nel 2022, 13,8 nel 2023 e poi 16 sia nel 2024 sia nel 2025.

I dati sono contenuti rispetto alla forza lavoro internazionale dell’EPFL, ma mostrano come gli istituti di ricerca svizzeri possano beneficiare del vasto bacino israeliano di competenze scientifiche e tecnologiche. Losanna offre accesso a laboratori, collaborazioni internazionali e una base stabile per le famiglie. Le scelte di carriera nella ricerca spesso combinano opportunità istituzionali e sicurezza personale.

Una scienziata trasferitasi in Svizzera ha raccontato a 24 Heures che la carriera ha influenzato la sua decisione, riconoscendo però che anche l’instabilità in Israele ha avuto un ruolo. Ha descritto la Svizzera come un Paese che offre qualità di vita e tranquillità, soprattutto alle famiglie. Il trasferimento comporta anche dei costi. Ha detto che non parlare francese rende più difficile integrarsi e che creare contatti professionali e sociali può essere più complicato che in Israele.

La sua esperienza mette in luce un compromesso tipico della Svizzera. Gli istituti possono attirare talenti da tutto il mondo grazie alla qualità della ricerca e alla stabilità, ma chi arriva deve comunque affrontare barriere linguistiche e il più lento processo di costruzione di una rete locale.

Preparare Ginevra ad accogliere nuovi patrimoni

L’attrattiva della Svizzera va oltre i laboratori e comprende la sicurezza personale e la tutela finanziaria. Il servizio descrive come israeliani facoltosi stiano rivalutando dove detenere i propri averi, mentre l’instabilità prosegue e l’immagine internazionale di Israele è sempre più controversa.

Sacha Guggenheim, gestore patrimoniale ginevrino e membro attivo della Camera di commercio svizzero-israeliana, ha affermato di non aver osservato una partenza di massa di aziende israeliane. Nota invece un cambiamento nelle pratiche commerciali, in particolare tra le start-up tecnologiche che cercano intermediari neutrali per le attività internazionali.

Questo adattamento può dare a Ginevra e agli altri centri finanziari svizzeri un ruolo di potenziali piattaforme affidabili per le attività transfrontaliere. La gestione patrimoniale, la consulenza giuridica e la strutturazione aziendale possono trarne vantaggio quando i clienti desiderano mantenere le distanze dalle controversie geopolitiche. L’opportunità resta contenuta. I dati migratori disponibili indicano un flusso crescente di persone, non un trasferimento in massa del settore economico israeliano.

Anche le istituzioni svizzere devono confrontarsi con le verifiche relative a patrimoni, residenza e rispetto degli obblighi fiscali. L’arrivo di migranti facoltosi può generare domanda di servizi e investimenti, mentre il dibattito politico può rapidamente concentrarsi su alloggi, disuguaglianze e trasparenza dei patrimoni. Il servizio documenta strategie in evoluzione, ma non un trasferimento di massa di aziende in Svizzera.

Rendere più semplice l’integrazione nelle città svizzere

La principale attrattiva della Svizzera è la combinazione di opportunità nella ricerca, stabilità istituzionale e vita quotidiana prevedibile. Per i professionisti israeliani, questi fattori possono pesare più delle difficoltà di ricominciare in un Paese diviso in regioni linguistiche e caratterizzato da un costo della vita elevato.

Le destinazioni menzionate nel materiale di partenza si concentrano nella regione del Lemano, in particolare a Losanna e Ginevra. L’EPFL è un chiaro polo scientifico per Losanna. Ginevra offre servizi finanziari, diplomatici e aziendali internazionali, oltre a legami consolidati con imprese e istituzioni globali.

L’integrazione resta una questione concreta. La scienziata citata da 24 Heures ha detto che conoscere poco il francese le ha reso più difficile stringere contatti. La sfida riguarda anche coniugi, figli e ricercatori le cui carriere dipendono dalle reti informali tanto quanto dagli incarichi ufficiali. Una volta che chi arriva si è stabilito, la struttura multilingue della Svizzera può ampliare le opportunità, ma inizialmente può anche rappresentare un ostacolo.

Per le autorità cantonali, la migrazione comporta la necessità di collegare le politiche di attrazione dei talenti con scuole, alloggi e sostegno linguistico. Assumere uno scienziato o un imprenditore è solo il primo passo. La permanenza dipende dalla possibilità per le famiglie di costruirsi una vita duratura attorno al posto di lavoro.

Trasformare gli arrivi in valore a lungo termine

La Svizzera può trarre vantaggio da questo flusso, anche se le sue dimensioni restano limitate. Il Paese attira ricercatori, professionisti della tecnologia e persone facoltose mentre Israele perde più abitanti rispetto al decennio precedente. I vantaggi immediati comprendono competenze specialistiche, reti internazionali e una maggiore domanda di servizi professionali.

Le conseguenze più ampie dipenderanno dal fatto che questi arrivi diventino o meno una tendenza duratura. I dati dell’EPFL mostrano un aumento del personale di nazionalità israeliana nell’arco di cinque anni, mentre i dati nazionali sull’immigrazione registrano più di 200 arrivi da Israele in ciascuno degli ultimi tre anni considerati. Questi dati indicano un’attrazione graduale, non un’ondata demografica.

Israele si trova di fronte a una preoccupazione economica più pressante. La stima dell’autorità fiscale, secondo cui la continua emigrazione delle persone con redditi elevati potrebbe causare una perdita di entrate fino a 3,5 miliardi di dollari all’anno, riflette l’importanza di questi contribuenti per le finanze pubbliche e il settore tecnologico. Le aziende potrebbero mantenere la sede centrale in Israele spostando all’estero fondatori, patrimoni o attività internazionali, rendendo più difficile misurare gli effetti basandosi unicamente sulle statistiche migratorie.

I responsabili politici svizzeri seguiranno l’equilibrio tra opportunità e pressioni. Gli istituti di ricerca vogliono attrarre talenti, i centri finanziari cercano clienti internazionali e i Cantoni devono gestire l’integrazione e mantenere la fiducia del pubblico. La fase successiva mostrerà se la Svizzera diventerà una base stabile per le competenze israeliane o soprattutto un rifugio temporaneo in un periodo d’incertezza.