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Swiss Observer

L’Italia richiama l’ambasciatore: indignazione per la scarcerazione del sospettato dell’incendio di Crans-Montana

Le tensioni diplomatiche tra Svizzera e Italia si intensificano dopo che un tribunale vallesano ha concesso la libertà su cauzione al proprietario del bar in cui un incendio mortale la notte di Capodanno ha causato 40 vittime. Il governo italiano chiede un’inchiesta congiunta e, per protesta, ha richiamato il proprio ambasciatore.

L’Italia richiama l’ambasciatore: indignazione per la scarcerazione del sospettato dell’incendio di Crans-Montana
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Roma ha scatenato una tempesta diplomatica, richiamando il proprio ambasciatore in Svizzera con una mossa che segnala una rottura storica tra i due Paesi vicini. Il richiamo dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado non è un semplice gesto procedurale: è una condanna fragorosa del sistema giudiziario svizzero dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, l’uomo al centro della tragedia di Crans-Montana.

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni non ha usato mezzi termini, definendo la decisione del tribunale vallesano un «grave affronto» alle famiglie delle 40 vittime perite nell’incendio della notte di Capodanno. L’indignazione di Roma è palpabile e senza precedenti. Anche il ministro degli esteri Antonio Tajani ha fatto eco a questa rabbia, definendo la decisione una «nuova ferita» per un Paese che piange ancora la perdita di sei giovani italiani. L’escalation va oltre la retorica: rischia di congelare la cooperazione transfrontaliera, mentre l’Italia chiede «verità e giustizia», lasciando intendere che al momento la Svizzera non stia garantendo né l’una né l’altra.

La decisione sulla cauzione scatena l’indignazione

In una decisione che ha sconvolto le famiglie delle vittime in tutta Europa, il Tribunale delle misure coercitive del Vallese ha concesso a Jacques Moretti la libertà su cauzione per 200’000 franchi (250’000 dollari). Moretti, il cui bar Le Constellation si è trasformato in una trappola mortale per 40 persone, è uscito di prigione venerdì. La cauzione è stata pagata da un «amico stretto».

Mentre il tribunale sostiene che la decisione rispetta la presunzione d’innocenza, i rappresentanti legali delle vittime la definiscono uno scandalo. Il tribunale ha imposto le consuete misure contro il rischio di fuga, tra cui la consegna dei documenti e l’obbligo di presentarsi ogni giorno alla polizia, ma i critici sostengono che non si sia tenuto conto del grave rischio di manomissione delle prove. Romain Jordan, avvocato delle famiglie in lutto, ha criticato duramente la decisione, affermando che il rischio di collusione è stato palesemente ignorato. La scarcerazione di un sospettato accusato di omicidio colposo, lesioni personali e incendio colposo ha infranto la fiducia delle vittime nell’inchiesta, alimentando il timore che la giustizia venga sacrificata in cambio di denaro.

Una catastrofe in cifre

La portata della devastazione a Crans-Montana è sconvolgente. Quaranta vite sono state spezzate in pochi minuti, perlopiù quelle di adolescenti che festeggiavano il nuovo anno. Ma per i sopravvissuti la tragedia è tutt’altro che finita. In 116 sono rimasti feriti e, a quasi un mese di distanza, 70 vittime sono ancora ricoverate in ospedali in Svizzera e in Europa, in lotta per la vita e per la guarigione.

Le conseguenze mediche rappresentano un incubo logistico, con i pazienti distribuiti tra reparti specializzati per grandi ustionati a Zurigo, Losanna, in Francia, Germania e Italia. L’enorme numero di casi critici ha messo a dura prova le strutture locali, rendendo necessaria una risposta medica a livello continentale. Per le famiglie dei sei cittadini italiani uccisi, al dolore si aggiunge un senso di tradimento. Mentre queste famiglie partecipano a veglie commemorative, l’uomo responsabile della sicurezza del locale, dove secondo l’accusa le stelline avrebbero incendiato una schiuma fonoassorbente illegale, dorme ora nel proprio letto.

La disputa sulla giurisdizione

L’Italia non si limita più a chiedere con le buone: pretende di sedersi al tavolo. La presidente del Consiglio Meloni ha chiesto la formazione immediata di una squadra investigativa comune, insistendo affinché le forze di polizia italiane possano operare sul territorio svizzero per garantire l’integrità dell’inchiesta. Questa posizione intransigente mette in discussione la stessa sovranità del processo giudiziario svizzero.

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha cercato di stemperare la tensione, ricordando a Roma che in Svizzera la magistratura è indipendente dalle pressioni politiche. «È un principio della nostra democrazia», ha dichiarato l’ambasciatore Roberto Balzaretti, difendendo la separazione dei poteri. Tuttavia, con la minaccia di un boicottaggio italiano delle prossime gare di Coppa del mondo di sci alpino a Crans-Montana, il governo svizzero si trova in una posizione delicata. Deve conciliare la sacralità del proprio ordinamento giuridico con la rabbia di un Paese vicino che ritiene che il sangue dei suoi cittadini sia stato ignorato.