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Swiss Observer

Per timori legati ai visti e alla sicurezza negli Stati Uniti, i premi satirici Ig Nobel si trasferiscono a Zurigo

Per la prima volta dal 1991, i premi Ig Nobel, che celebrano risultati scientifici insoliti, si trasferiranno dagli Stati Uniti alla Svizzera. Gli organizzatori hanno citato le preoccupazioni per la situazione politica negli Stati Uniti e per la possibilità che gli ospiti internazionali riescano a ottenere visti di viaggio.

Per timori legati ai visti e alla sicurezza negli Stati Uniti, i premi satirici Ig Nobel si trasferiscono a Zurigo
AISWI swissinfo.ch

Per la prima volta in ben 35 anni, i riconoscimenti più eccentrici del mondo scientifico abbandonano la loro casa americana. I premi Ig Nobel, la controparte satirica dei Nobel che celebra le ricerche che «prima fanno ridere e poi riflettere», recidono il legame trentennale con Boston. In una decisione importante che sottolinea il crescente ruolo della Svizzera come rifugio neutrale per l’intelletto globale, gli organizzatori hanno confermato che la cerimonia si terrà a Zurigo a settembre.

Non si tratta soltanto di un cambio di sede, ma di una dichiarazione geopolitica. Dal 1991 la cerimonia è un appuntamento fisso ad Harvard e al MIT, un’istituzione americana affidabile quanto gli aeroplanini di carta lanciati dal pubblico. Ma il 3 settembre le risate riecheggeranno a Zurigo, segnando una svolta storica dagli Stati Uniti al cuore dell’Europa. La decisione indica un cambiamento radicale nella disponibilità della comunità scientifica internazionale a confrontarsi con la burocrazia americana e consacra la Svizzera quale nuovo e stabile epicentro della satira scientifica mondiale.

Una destinazione «pericolosa»: perché gli Stati Uniti hanno perso gli Ig Nobel

Le ragioni dell’esodo sono tanto schiette quanto allarmanti: gli Stati Uniti sono ormai ufficialmente considerati «non sicuri» per gli ospiti internazionali. In una dura condanna dell’attuale clima politico statunitense, Marc Abrahams, presentatore della cerimonia, non ha usato mezzi termini. «Nell’ultimo anno, è diventato rischioso per i nostri ospiti visitare il Paese», ha dichiarato Abrahams, citando un mix tossico di instabilità politica e ostacoli draconiani per ottenere i visti.

Gli organizzatori non sono più disposti a mettere a rischio la sicurezza e la dignità dei laureati. «Non possiamo, in coscienza, chiedere ai nuovi laureati, né ai giornalisti internazionali che seguiranno l’evento, di recarsi quest’anno negli Stati Uniti», ha affermato Abrahams. È una risposta diretta a una situazione in deterioramento, in cui le barriere burocratiche soffocano lo scambio intellettuale. Gli Stati Uniti, un tempo calamita per i talenti di tutto il mondo, ora li allontanano, costringendo organizzazioni prestigiose a cercare altrove un luogo sicuro. La Svizzera, forte della sua reputazione di stabilità, è emersa come alternativa necessaria a un’America alle prese con i propri confini.

Rifugi svizzeri: ETH e UZH protagonisti

Le principali istituzioni accademiche svizzere raccolgono il testimone. La prossima cerimonia sarà organizzata in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo (ETH) e l’Università di Zurigo (UZH). Questi istituti non si limitano a ospitare un evento: salvaguardano una tradizione mondiale. Con il loro intervento, Zurigo riafferma il proprio ruolo di baluardo della libera ricerca scientifica, non condizionata da intimidazioni politiche.

Abrahams ha reso omaggio alla tradizione innovativa del Paese ospitante, osservando che «la Svizzera ha dato vita a molte cose positive e inaspettate: vengono subito in mente la fisica di Albert Einstein, l’economia mondiale e l’orologio a cucù». La collaborazione garantirà che gli Ig Nobel mantengano il loro prestigio e il livello della produzione. Mentre gli Stati Uniti arrancano, le istituzioni svizzere dimostrano di poter favorire il dialogo globale, provando che quando le porte americane si chiudono, quelle svizzere si spalancano per le «persone e idee improbabili» che il mondo deve celebrare.

L’Eurovision dell’assurdo: una nuova era continentale

Il trasferimento a Zurigo è il catalizzatore di un nuovo formato dinamico, che reinventa i premi come uno spettacolo paneuropeo. Gli organizzatori hanno presentato un piano che prevede di tenere la cerimonia a Zurigo un anno sì e uno no, mentre negli anni dispari l’evento farà tappa in diverse città europee. «Sarà un po’ come l’Eurovision Song Contest», ha scherzato Abrahams, annunciando la trasformazione da tradizione statica di Boston a vivace celebrazione itinerante della scienza.

Questa rotazione dà nuova energia a un’istituzione che ha 35 anni. Alternando Zurigo, sede europea permanente, ad altre capitali culturali, gli Ig Nobel si proteggono dai capricci politici di un singolo Paese. È una strategia di resilienza e crescita. L’Europa diventa così il terreno d’elezione per le ricerche sulle mucche a strisce di zebra e sulle lucertole che mangiano pizza, mentre gli Stati Uniti restano a guardare da bordo campo e il continente si unisce tra risate e scoperte.

L’effetto dissuasivo: politica contro scienza

Le statistiche delineano un quadro cupo del declino americano nell’accoglienza della comunità scientifica. Solo l’anno scorso, ben 4 vincitori su 10 hanno rifiutato di recarsi a Boston, temendo molestie da parte delle autorità statunitensi o il rifiuto del visto. Non si tratta di un rischio teorico, ma di un ostacolo concreto. L’esodo avviene nel contesto di una vasta stretta sull’immigrazione e di maggiori pressioni affinché gli scienziati si adeguino alle nuove direttive politiche statunitensi, pressioni arrivate anche in Svizzera: l’ETH di Zurigo ha ricevuto questionari sui propri progetti finanziati dagli Stati Uniti.

Le implicazioni sono importanti. Quando gli scienziati temono di attraversare le frontiere, la collaborazione muore. La partenza degli Ig Nobel è un campanello d’allarme, che avverte del rischio che gli Stati Uniti perdano la loro influenza sulla comunità scientifica internazionale. Mentre ricercatrici e ricercatori dal Giappone, dall’Africa e dall’Europa cercano luoghi sicuri in cui condividere il proprio lavoro, la Svizzera è pronta ad accoglierli. Il messaggio è chiaro: la scienza ha bisogno della libertà di movimento e, in questo momento, questa libertà si trova a Zurigo, non a Boston.