Vai al contenuto
Swiss Observer

Un giudice statunitense respinge la causa sulla presunta campagna diffamatoria con legami svizzeri

Un giudice statunitense ha respinto la causa intentata da un commerciante di petrolio, che accusava gli Emirati Arabi Uniti e la società investigativa svizzera Alp Services di aver orchestrato una campagna diffamatoria che avrebbe contribuito al fallimento della sua azienda. La decisione si fonda sull’immunità sovrana e su altri motivi giuridici.

AI17 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Un giudice statunitense respinge la causa sulla presunta campagna diffamatoria con legami svizzeri
AISWI swissinfo.ch

Una giudice di Washington ha archiviato una causa da 2,8 miliardi di dollari che accusava gli Emirati Arabi Uniti e una società investigativa svizzera di aver contribuito a distruggere l’attività di un commerciante di petrolio. La giudice Amy Berman Jackson ha respinto la denuncia di Hazim Nada presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, stabilendo che gli Emirati Arabi Uniti erano protetti dall’immunità sovrana ai sensi del Foreign Sovereign Immunities Act. Ha inoltre respinto le pretese contro Alp Services e gli altri convenuti per motivi giuridici distinti.

La decisione chiude l’ultima fase giudiziaria di una controversia che ha attirato l’attenzione sull’industria svizzera dell’intelligence privata e sul ricorso a terze parti nelle campagne internazionali d’influenza. Nada sosteneva che Alp Services, con sede in Svizzera, avesse contribuito a diffondere false accuse contro la sua società, Lord Energy. A suo dire, la campagna avrebbe indotto le banche a interrompere i rapporti con l’azienda, che ha dichiarato fallimento nell’aprile 2019.

Jackson ha definito la denuncia modificata «un caso di diffamazione alla ricerca di una teoria giuridica» e ha affermato che mancavano le basi per costringere uno Stato sovrano straniero e altre parti estere a difendersi negli Stati Uniti. Nada si è detto deluso e sta valutando un ricorso. La causa è Nada v. United Arab Emirates, 24-cv-00206.

L’immunità sovrana blocca le pretese contro gli Emirati Arabi Uniti

La causa si è scontrata con il principio dell’immunità sovrana prima che il tribunale esaminasse nel merito tutte le accuse di Nada contro gli Emirati Arabi Uniti. Jackson ha stabilito che gli Emirati Arabi Uniti non potevano essere citati in giudizio per le pretese presentate ai sensi del Foreign Sovereign Immunities Act. La legge, in generale, protegge gli Stati esteri dalle cause intentate negli Stati Uniti, salvo quando si applica un’eccezione riconosciuta.

La giudice ha respinto il caso contro Alp Services e gli altri convenuti anche per motivi giuridici diversi. La decisione significa che la denuncia non sarà sottoposta a processo a Washington, dove Nada sperava di dimostrare che gli Emirati Arabi Uniti e il loro presidente, lo sceicco Mohamed bin Zayed, avessero diretto una campagna contro Lord Energy.

Nella denuncia, Nada sosteneva che la campagna avesse preso di mira la sua società perché questa era in concorrenza sul mercato spot asiatico del petrolio greggio leggero. Ha indicato Abu Dhabi National Oil, la compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti, come parte del contesto commerciale alla base delle presunte pressioni. La decisione non ha convalidato tali accuse. Ha stabilito se le pretese potessero procedere negli Stati Uniti contro le parti citate.

L’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Washington e Alp Services non hanno risposto alle richieste di commento riportate da Bloomberg. Il rigetto lascia a Nada la possibilità di presentare ricorso, anche se la fonte non ne specifica i motivi né i tempi.

I file sottratti svelano una rete privata di intelligence

Oltre 8’000 documenti sottratti con un attacco informatico costituivano la base probatoria della denuncia di Nada. Secondo il parere del tribunale, alcuni hacker hanno sottratto decine di migliaia di file dai server di Alp Services e nell’aprile 2021 ne hanno condivisi alcuni con Nada. Quest’ultimo ha affermato che il materiale rivelava la portata di un’operazione di cui prima non aveva compreso l’ampiezza.

Nada sosteneva che Alp avesse ingaggiato giornalisti e accademici per pubblicare articoli in cui si accusava Lord Energy di essere una società di copertura per finanziare organizzazioni terroristiche. A suo dire, le accuse avevano danneggiato la reputazione dell’azienda e spinto le sue banche a interrompere i rapporti. Lord Energy ha poi dichiarato fallimento nell’aprile 2019, prima che Nada ricevesse i documenti sottratti.

Le accuse hanno portato una società investigativa privata svizzera al centro di un dibattito più ampio sull’intelligence commerciale, la gestione della reputazione e l’influenza occulta. Nella causa, Alp Services era accusata di fungere da intermediaria tra interessi politici e le persone che producevano materiale destinato al pubblico. La società non ha risposto alla richiesta di commento di Bloomberg.

La vicenda aveva già raggiunto un vasto pubblico internazionale con un articolo del New Yorker del 2023 sulla presunta campagna. Il rigetto non costituisce un accertamento giudiziario del fatto che la campagna si sia svolta nei termini descritti da Nada. Mantiene tuttavia vivo l’interesse pubblico per i documenti, gli attori privati che vi sono citati e i metodi usati per influenzare la reputazione oltre confine.

Ascesa e crollo dell’attività commerciale di Lord Energy

Lord Energy è nata nel 2008 come società di materie prime e sei anni dopo è entrata nel commercio di petrolio. Nada ha fondato l’azienda per commerciare carbone, cereali, cemento e acciaio, prima di espandersi nel settore petrolifero nel 2014. Nella denuncia sosteneva che l’impresa fosse diventata una presunta minaccia per gli Emirati Arabi Uniti e Abu Dhabi National Oil sul mercato asiatico del greggio leggero.

Questo contesto commerciale costituiva il fulcro della tesi alla base della causa. Nada sosteneva che la presunta campagna diffamatoria non fosse un danno casuale alla reputazione, bensì un’azione coordinata legata alla concorrenza commerciale. A suo dire, le false accuse di finanziamento del terrorismo avevano reso impossibile per le banche continuare a servire l’azienda, contribuendo infine al suo collasso.

Lord Energy ha dichiarato fallimento nell’aprile 2019. Nada, oggi cittadino italiano e statunitense, ha dichiarato di stare cercando di rilanciare l’azienda. Ha riconosciuto che ricostruire l’attività resta difficile dopo le accuse, il fallimento e la lunga battaglia legale.

Il tribunale non ha concesso un risarcimento né valutato la perdita dichiarata di 2,8 miliardi di dollari. La decisione di Jackson si è concentrata sull’immunità e su altre carenze giuridiche della denuncia. Per la comunità imprenditoriale svizzera, questa distinzione è importante: la decisione chiude l’azione legale negli Stati Uniti così come era stata presentata, mentre le accuse di fondo restano contestate e irrisolte nella documentazione pubblica.

Il rigetto lascia aperti interrogativi su ricorso e responsabilità

Il rigetto mette in evidenza i limiti del contenzioso transfrontaliero quando la condotta contestata coinvolge uno Stato estero e attori privati svizzeri. Nada ha affermato che la decisione manda un segnale preoccupante ai governi che vogliono ricorrere a consulenti o intermediari mantenendo le distanze dall’operazione.

«In pratica stiamo dicendo ai governi stranieri che va bene agire nominando una terza parte che faccia il lavoro sporco al posto loro», ha dichiarato. «È diventato il modus operandi di tutti questi Stati: fare il lavoro sporco nascondendosi dietro consulenti e mercenari. Dove andremo a finire?»

Per la Svizzera, il caso solleva interrogativi sulla responsabilità in un settore che si muove tra indagini aziendali, raccolta d’intelligence e gestione della reputazione. La fonte non dimostra che le autorità svizzere abbiano avviato procedimenti contro Alp Services né che i tribunali svizzeri si siano pronunciati sulle accuse. Mostra però come una società che opera dalla Svizzera possa ritrovarsi coinvolta in una controversia giudiziaria che riguarda un governo estero, tribunali statunitensi e una disputa internazionale nel commercio delle materie prime.

Nada sta valutando un ricorso, ma nelle notizie disponibili non è stato confermato che lo abbia presentato. L’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti e Alp Services non hanno risposto pubblicamente alle accuse nei commenti citati dalla fonte. Per ora, la decisione di Washington lascia la causa archiviata e il fondatore di Lord Energy impegnato a rilanciare l’attività fuori dalle aule di tribunale.