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Swiss Observer

Il capo dell’UNRWA critica la risposta svizzera su Gaza

Il capo svizzero dell’UNRWA contesta la posizione umanitaria della Svizzera sugli aiuti a Gaza, mettendo in luce le tensioni tra la neutralità tradizionale e gli obblighi umanitari.

Il capo dell’UNRWA critica la risposta svizzera su Gaza
AISWI swissinfo.ch

L’eredità umanitaria della Svizzera è sottoposta a una dura prova di resistenza, e le critiche arrivano da uno dei suoi stessi cittadini. Philippe Lazzarini, svizzero alla guida dell’UNRWA, ha lanciato a Berna una sfida diretta e senza mezzi termini, chiedendo perché il Paese esiti mentre Gaza brucia. In un’intervista franca a Le Temps, Lazzarini non ha usato mezzi termini, esprimendo profondo rammarico per la riluttanza del suo Paese a chiedere la ripresa immediata degli aiuti.

«Non so cos’altro serva alla Svizzera per prendere una decisione», ha dichiarato Lazzarini, con parole che risuonano di frustrazione. Non si tratta soltanto di un disaccordo diplomatico, ma di uno scontro tra la prudenza burocratica del Consiglio federale e l’urgente e sanguinosa realtà sul terreno. Non agendo con decisione, la Svizzera rischia di apparire paralizzata in un momento che richiede chiarezza morale. La posizione di Lazzarini è inequivocabile: il tempo delle deliberazioni è passato e il silenzio di Berna diventa assordante.

Il silenzio tra le voci di 24 Paesi

L’isolamento diplomatico è evidente. Lunedì, una coalizione di 24 Paesi occidentali si è unita per rivolgere un forte appello a Israele, chiedendo la ripresa immediata e senza ostacoli delle operazioni umanitarie a Gaza. L’elenco dei firmatari rappresenta un ampio blocco di influenza occidentale. Eppure, dalla lista la Svizzera era vistosamente assente.

Mentre quasi due dozzine di alleati si sono unite per chiedere accesso senza impedimenti, il seggio svizzero è rimasto vuoto. Questa assenza non è una semplice svista diplomatica, ma un chiaro segnale di esitazione. Lazzarini sottolinea la disparità con precisione, mettendo in discussione la logica del rifiuto svizzero di unirsi agli altri. In un panorama geopolitico in cui le alleanze determinano l’influenza, la decisione della Svizzera di restare in disparte solleva interrogativi scomodi sulla sua attuale strategia di politica estera. Si tratta di neutralità o di paralisi? Il contrasto tra l’azione decisa di 24 Paesi e il silenzio svizzero crea un vuoto che, secondo i critici, sta erodendo il prestigio internazionale del Paese.

La crisi d’identità della «Ginevra umanitaria»

La Svizzera non è un Paese come gli altri: è custode della «Ginevra umanitaria», capitale mondiale degli aiuti e dei diritti umani. Lazzarini avverte però esplicitamente che questa reputazione sta attualmente «attraversando una grave crisi». La contraddizione è stridente: come può il Paese che ospita la Croce Rossa e la sede europea dell’ONU restare in disparte di fronte alla più pressante catastrofe umanitaria del secolo?

«È deplorevole che la Svizzera... non prenda posizione», ha affermato Lazzarini. A suo avviso, vi è una tensione fondamentale tra la tradizionale neutralità politica svizzera e i suoi obblighi umanitari. L’immagine della Svizzera si fonda sulla capacità di proteggere e prestare aiuto. Non sfruttando la propria posizione unica per difendere chi soffre la fame e chi è sfollato a Gaza, il governo rischia di svuotare proprio la tradizione che afferma di voler difendere. Il mondo si aspetta una guida da Ginevra, non passività. Quando la sede del mondo umanitario tace, l’intero sistema vacilla.

La richiesta di prendere il comando

L’appello all’azione è chiaro: la Svizzera deve smettere di seguire e iniziare a guidare. Lazzarini non chiede una semplice partecipazione, ma esige che Berna prenda il comando. «Penso che un Paese come il nostro dovrebbe assumere un ruolo guida in iniziative di questo genere», ha sollecitato. È una sfida alla sovranità e alla capacità d’azione svizzere, un invito a tornare alla diplomazia proattiva che un tempo definiva il Paese.

Aspettare il consenso non è più una strategia praticabile. La situazione umanitaria a Gaza peggiora di ora in ora e la finestra per un intervento efficace si sta chiudendo. Se la Svizzera vuole ripristinare la fiducia nelle proprie istituzioni e nella propria autorità morale, deve abbandonare le attuali esitazioni. Ci si aspetta che Berna non si limiti a firmare i prossimi appelli, ma li rediga. Il mondo osserva e, per Lazzarini, il messaggio alla sua patria è urgente: svegliarsi e guidare, prima che l’eredità umanitaria svizzera diventi un ricordo del passato.