Tragedia
Tre svizzeri muoiono in una valanga durante un’escursione di heliski in Canada
Una valanga durante un’escursione di heliski nella Columbia Britannica, in Canada, ha causato la morte di tre cittadini svizzeri e il ferimento grave di una quarta persona. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato la tragedia e assiste i familiari.

Tre vite svizzere si sono spezzate all’improvviso nella natura selvaggia del Canada. In un duro colpo per la comunità svizzera degli sport all’aria aperta, martedì le autorità hanno confermato che un’escursione di heliski nella Columbia Britannica si è trasformata in tragedia quando una gigantesca valanga ha travolto il gruppo. Il disastro, avvenuto domenica, ha causato la morte di tre cittadini svizzeri e una quarta persona lotta per riprendersi dalle gravi ferite.
La portata della tragedia mette in evidenza la natura implacabile degli sport invernali estremi. Le identità delle vittime restano riservate, ma lo shock si fa già sentire anche in patria. La quarta persona ferita è stata trasportata d’urgenza in elicottero a un ospedale della regione, anche se il Dipartimento federale degli affari esteri non ha ancora confermato se anche questa persona sia cittadina svizzera. Non si tratta soltanto di un incidente: è un severo monito dei pericoli che accompagnano la ricerca della discesa perfetta sulla neve fresca.
Un innesco mortale sul monte Knauss
Domenica il monte Knauss si è trasformato in una trappola mortale. Secondo quanto riferito dalla piattaforma canadese di sport invernali Snowbrains e ripreso da Blick, la scena è stata agghiacciante: con ogni probabilità, a provocare la valanga sono stati gli stessi scialpinisti. Il gruppo stava affrontando il terreno insidioso della Columbia Britannica in un momento di forte instabilità.
Le condizioni erano propizie al disastro. Le abbondanti nevicate nella regione avevano creato un manto nevoso molto instabile, portando il pericolo di valanghe a livelli critici. L’heliski, che permette di raggiungere pendii incontaminati, comporta inevitabilmente il rischio di imbattersi in strati instabili. In questo caso, la ricerca di tracce fresche sul monte Knauss si è conclusa con una valanga catastrofica che ha travolto il gruppo. La dinamica di eventi simili è spaventosamente semplice: una sola svolta sbagliata su un pendio sovraccarico può far franare l’intera montagna.
Berna mobilita gli aiuti
Berna è intervenuta ufficialmente. Martedì il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato i decessi all’agenzia di stampa Keystone-ATS, ponendo fine a ore di speculazioni. La macchina degli aiuti statali è ora pienamente attiva: il Consolato generale svizzero a Vancouver coordina gli interventi con le autorità canadesi sul posto.
«I familiari sono assistiti nell’ambito della protezione consolare», ha dichiarato il Dipartimento, sottolineando il ruolo del Governo in questo momento difficile. Le norme sulla protezione della sfera privata impediscono di rendere noti dettagli personali specifici, ma la presenza diplomatica garantisce che le famiglie delle vittime non debbano affrontare da sole questo incubo. Ora la priorità è il rimpatrio delle persone decedute e l’assistenza medica alla persona sopravvissuta, mentre i diplomatici cercano di colmare la distanza tra le Alpi svizzere e le Montagne Rocciose canadesi.
Il richiamo letale della montagna selvaggia
Questa tragedia conferma un dato inquietante: la maggior parte degli incidenti mortali sugli sci avviene fuori pista. Il fascino dell’heliski, che permette di sfuggire alle stazioni affollate e immergersi nel silenzio della montagna, comporta un prezzo intrinseco, talvolta letale. La Columbia Britannica è una meta imperdibile per gli appassionati svizzeri di neve fresca: ogni anno attira migliaia di persone in cerca di paesaggi e difficoltà paragonabili a quelli delle Alpi.
La natura selvaggia, però, non perdona gli errori. Con il mutare del clima e nevicate sempre più irregolari, il manto nevoso è meno prevedibile. Questo incidente è un brutale campanello d’allarme per la comunità internazionale del freeride. Mentre le indagini proseguono, la perdita di tre vite sul monte Knauss resta una testimonianza indelebile del sottile confine che, in alta montagna, separa l’euforia dalla catastrofe.