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Swiss Observer

Crescono le tensioni sull’attuazione dell’iniziativa svizzera sulle cure infermieristiche

A Berna si inasprisce il dibattito politico su come attuare l’iniziativa popolare sulle cure infermieristiche, approvata dagli elettori nel 2021. Sono emerse divergenze sulle misure proposte dal governo federale per migliorare le condizioni di lavoro, gli orari e la retribuzione del personale infermieristico.

Crescono le tensioni sull’attuazione dell’iniziativa svizzera sulle cure infermieristiche
AILe News

Nel 2021, il 61% degli elettori svizzeri ha chiesto a gran voce un cambiamento, eppure la macchina politica a Berna sta frenando l’attuazione del loro mandato. L’iniziativa popolare sulle cure infermieristiche era una direttiva chiara: migliorare la vita di chi salva la nostra. Oggi, però, gli animi si scaldano, mentre il piano d’attuazione del governo federale si scontra con la resistenza del Parlamento. La maggioranza di centrodestra è accusata di ignorare la volontà popolare, dando il via a un acceso dibattito che rischia di minare l’essenza stessa della democrazia diretta.

La legge che garantisce la formazione di infermiere e infermieri qualificati è già in vigore, ma il secondo pilastro, forse ancora più importante, relativo alle condizioni di lavoro è sotto attacco. Il governo ha elaborato un progetto di legge volto ad alleggerire la pressione sul personale sanitario esausto, ma una commissione del Consiglio nazionale ha definito il pacchetto «troppo costoso». Questo scontro non è una semplice divergenza sulle misure: è una battaglia fondamentale per stabilire se il governo rispetterà le chiare istruzioni del popolo svizzero o cederà all’austerità finanziaria.

Tutele ridimensionate

I numeri delineano un quadro cupo fatto di compromessi. La proposta iniziale del governo federale era ambiziosa: ridurre la settimana lavorativa massima, estenuante, da 50 a 45 ore, rendendola più sostenibile. La commissione parlamentare ha però ridimensionato queste tutele, modificando disposizioni fondamentali affinché il limite massimo resti invariato a 50 ore. Per il personale infermieristico già allo stremo, il rifiuto di abbassare questo limite è un duro colpo.

Anche il riconoscimento economico per chi rinuncia al proprio tempo libero viene fortemente ridotto. Il governo voleva introdurre una maggiorazione salariale del 50% per il lavoro domenicale e nei giorni festivi, mentre la commissione propone di dimezzarla, portandola appena al 25%. Intende inoltre fissare l’orario settimanale normale a 42 ore, respingendo la flessibilità di una fascia da 40 a 42 ore. Queste revisioni radicali suggeriscono che il legislatore dia la priorità ai bilanci rispetto alla crisi di esaurimento che sta mettendo in ginocchio il settore sanitario.

Scontro ideologico a Berna

Le fratture ideologiche si sono spalancate. La sinistra lancia un duro attacco e accusa la maggioranza di centrodestra di tradire la fiducia degli elettori. Sostiene che il testo approvato dal popolo obbliga il governo federale e i Cantoni non solo a formare infermiere e infermieri, ma anche a fare in modo che restino nella professione, migliorando le loro condizioni. I tentativi della commissione di annacquare il progetto sono considerati una violazione diretta di questo obbligo costituzionale.

La maggioranza di centrodestra, per contro, lancia l’allarme sui costi. Sebbene il progetto consenta alle parti sociali di negoziare contratti collettivi di lavoro, i critici ritengono che le garanzie proposte non siano sufficienti a tutelare l’economia. A loro avviso, le ambizioni iniziali del governo vanno troppo oltre e mettono a rischio la stabilità finanziaria del sistema sanitario. Questa polarizzazione ha trasformato il processo d’attuazione in un terreno minato politico, con il personale infermieristico coinvolto nello scontro tra i partiti.

La battaglia nei reparti

La legge definitiva è ancora in bilico e la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Il progetto non è ancora stato esaminato nel suo insieme dal Consiglio nazionale, dopodiché dovrà superare il vaglio del Consiglio degli Stati. Ulteriori modifiche non sono solo possibili, ma probabili. Ogni fase di questa maratona legislativa offre un’altra occasione per rafforzare le tutele del personale infermieristico oppure per eliminarle del tutto.

Resta aperta, e urgente, la domanda se la legge definitiva sarà all’altezza delle grandi aspettative degli elettori. Se le proposte annacquate saranno approvate, la Svizzera rischia di aggravare la carenza di personale infermieristico, nonostante la chiara richiesta popolare di una soluzione. I prossimi mesi a Berna definiranno il futuro della sanità svizzera e determineranno se gli applausi dai balconi si tradurranno in una tutela legale concreta oppure svaniranno in promesse politiche vuote.