sicurezza nazionale
Il governo svizzero adotta una strategia di sicurezza più ampia per il 2026
Il Consiglio federale ha adottato la Strategia di politica di sicurezza 2026 della Svizzera, che combina resilienza civile, difesa militare e protezione delle infrastrutture critiche.

La Svizzera ha adottato una strategia di sicurezza per il 2026, articolata attorno a 10 obiettivi e 46 misure. Il Consiglio federale ha approvato il piano il 18 settembre, dando una forma ufficiale a iniziative che diversi dipartimenti avevano già iniziato a preparare durante la procedura di consultazione.
La strategia risponde a un contesto di sicurezza che il governo descrive come sempre più instabile. Il suo concetto centrale è la «sicurezza globale», che riunisce capacità civili, difesa militare e protezione delle infrastrutture critiche. L’ambito va oltre le forze armate. Comprende lo Stato, l’economia, la società, le autorità cantonali e gli operatori privati, i cui sistemi permettono alla Svizzera di funzionare.
Il Consiglio federale ha individuato tre priorità. La Svizzera rafforzerà la propria resilienza riducendo le vulnerabilità e le dipendenze critiche. Migliorerà la difesa e la protezione della popolazione, delle istituzioni e delle infrastrutture essenziali. Potenzierà inoltre la capacità di contrastare un attacco armato, anche attraverso la cooperazione con Stati partner.
La decisione amplia in modo significativo il dibattito sulla sicurezza nel Paese. La difesa resta centrale, ma la strategia inserisce nello stesso quadro politico gli attacchi informatici e a distanza, le dipendenze negli approvvigionamenti, la criminalità organizzata e le pressioni ibride. Ne risulta un piano nazionale che considera la sicurezza una responsabilità condivisa da governo e società.
Individuare le vulnerabilità
La prima priorità è la resilienza, valutata in base alla capacità della Svizzera di assorbire le perturbazioni. La strategia richiama l’attenzione sulle vulnerabilità e sulle dipendenze critiche dello Stato, dell’economia e della società. Il documento di riferimento non elenca tutte le dipendenze una per una, ma il suo linguaggio indica una preoccupazione ampia: i sistemi che sostengono la vita quotidiana possono diventare rischi per la sicurezza quando dipendono da collegamenti fragili o sono esposti a interferenze ostili.
Questo approccio attribuisce un ruolo più importante alle autorità civili. I servizi governativi, le reti economiche e le istituzioni sociali entrano a far parte della pianificazione della sicurezza. La protezione non può fermarsi al confine o alle installazioni militari quando gli attacchi possono essere lanciati a distanza, le influenze esercitate con metodi ibridi o la criminalità organizzata può sfruttare le debolezze presenti nel Paese.
La seconda priorità riguarda la protezione e la difesa. Il governo vuole rafforzare le misure a tutela della popolazione, delle istituzioni pubbliche e delle infrastrutture critiche. Rientrano in questa categoria anche le infrastrutture il cui guasto potrebbe perturbare le comunicazioni, l’amministrazione pubblica o le attività economiche essenziali, sebbene il riassunto della strategia non indichi singole strutture o settori.
La politica sposta quindi l’attenzione da un unico scenario di minaccia alla resilienza di sistemi interconnessi. Chiede alle autorità federali e cantonali di individuare i punti vulnerabili, ridurre le dipendenze ove possibile e preparare le istituzioni a continuare a operare sotto pressione.
Prepararsi alle minacce dall’alto e da lontano
Le minacce ibride, gli attacchi a distanza e la criminalità organizzata sono ora al centro delle priorità del governo. La strategia riunisce questi rischi in una politica di sicurezza che deve operare negli ambiti civile e militare. Le minacce ibride possono esercitare pressioni sulle istituzioni e sulla società attraverso diversi canali, mentre gli attacchi a distanza possono raggiungere obiettivi svizzeri senza un’incursione militare convenzionale. La criminalità organizzata aggiunge una dimensione di sicurezza interna che non può essere affrontata soltanto con la politica di difesa.
L’attenzione rivolta ai droni rende visibile questo cambiamento. Nel dicembre 2025, il Parlamento ha chiesto un «intervento immediato» contro gli attacchi con droni, dopo diverse violazioni dello spazio aereo che hanno coinvolto altri Paesi. In seguito, il ministro della difesa Martin Pfister ha annunciato piani per istituire un battaglione di droni entro il 2028. Secondo quanto riportato da Swissinfo.ch, l’esercito sta inoltre pianificando un centro droni per sviluppare, testare e impiegare sistemi senza pilota.
Queste misure non sostituiscono la difesa convenzionale. La terza priorità strategica consiste nel rafforzare la capacità della Svizzera di contrastare un attacco armato, includendo nel piano la cooperazione con gli Stati partner. La capacità militare diventa invece una componente di una struttura più ampia, che comprende anche sorveglianza, protezione, applicazione della legge e resilienza istituzionale.
Il governo considera lo scenario della sicurezza come un insieme interconnesso. Un attacco a distanza, una rete criminale e una minaccia militare possono richiedere risposte diverse, ma possono esporre gli stessi sistemi pubblici e rendere necessaria la coordinazione tra le medesime autorità.
Trasformare il piano in azioni verificabili
L’attuazione è iniziata prima della firma della strategia definitiva. Il Consiglio federale afferma che, all’inizio della procedura di consultazione nel dicembre 2025, i dipartimenti competenti avevano già ricevuto il mandato di mettere in pratica le misure. Le autorità hanno motivato questa decisione richiamando la situazione di sicurezza internazionale e la crescente instabilità. Il documento definitivo rende ora l’attuazione più concreta e vincolante.
Il coordinamento sarà affidato alla Segreteria di Stato per la politica di sicurezza, in seno al Dipartimento federale della difesa. È stata inoltre istituita una commissione direttiva, richiesta da diversi partiti politici. Ne faranno parte rappresentanti della Confederazione e dei Cantoni, a rispecchiare la struttura federale della Svizzera e il ruolo concreto delle autorità regionali in materia di polizia, protezione civile e gestione delle crisi.
In generale, i partiti politici hanno accolto favorevolmente la strategia, ma hanno chiesto anche di stabilire chiare priorità. L’avvertimento è importante perché 46 misure riguardano diversi ambiti politici, mentre le responsabilità sono ripartite tra dipartimenti federali, Cantoni e operatori privati. Un elenco lungo senza una sequenza di attuazione potrebbe rendere difficile attribuire le responsabilità.
Il governo dovrà presentare un rapporto sui progressi entro la fine del 2028. Questa scadenza costituirà la prima verifica ufficiale per capire se la strategia ha prodotto cambiamenti operativi e non soltanto un altro quadro politico. Coinciderà inoltre con la prevista istituzione di un battaglione di droni, offrendo al Parlamento e al pubblico un riferimento concreto per valutare i risultati.
Valutare i risultati della sicurezza globale
La strategia modifica il tradizionale dibattito svizzero sulla sicurezza, collegando la difesa alla resilienza nella vita quotidiana. Per decenni, il dibattito sulla sicurezza nazionale si è spesso concentrato sull’esercito, sulla neutralità e sulla capacità di difendere il territorio. La strategia 2026 mantiene la difesa armata nel quadro, ma attribuisce pari importanza politica ai sistemi civili, alle infrastrutture critiche e alla sicurezza interna.
Questa definizione più ampia riflette il modo in cui le perturbazioni moderne raggiungono la Svizzera. Una minaccia può colpire un’istituzione pubblica, una rete di comunicazione, una dipendenza economica o lo spazio aereo di un aeroporto. La risposta può richiedere che soldati, polizia, servizi d’intelligence, servizi di soccorso, autorità cantonali e operatori privati delle infrastrutture lavorino sulla base di un piano comune.
La strategia attribuisce inoltre un ruolo più esplicito alla cooperazione. La capacità della Svizzera di contrastare un attacco armato includerà la collaborazione con Stati partner, mentre la struttura di attuazione interna riunirà Confederazione e Cantoni. Nel materiale di riferimento, il governo non ha pubblicato una graduatoria dettagliata dei 10 obiettivi né un calendario completo per tutte le 46 misure. Le pressioni politiche affinché si definiscano le priorità continueranno quindi.
La fase successiva sarà valutata in base ai bilanci, alle responsabilità e ai progressi misurabili. Entro la fine del 2028, la Svizzera dovrà riferire sull’attuazione. Il rapporto mostrerà se la «sicurezza globale» è diventata un sistema operativo nelle istituzioni del Paese oppure è rimasta un’etichetta strategica generica.