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Swiss Observer

La Svizzera taglia gli aiuti internazionali alle organizzazioni con sede a Ginevra

I tagli di bilancio che colpiscono UNAIDS e UNESCO creano incertezza per la Ginevra internazionale, mentre gli Stati Uniti sospendono gli aiuti esteri.

AI18 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
La Svizzera taglia gli aiuti internazionali alle organizzazioni con sede a Ginevra
AISWI swissinfo.ch

La Ginevra internazionale si trova di fronte a una minaccia esistenziale senza precedenti. Con una decisione che ha provocato onde d’urto nei corridoi diplomatici, la Svizzera ha confermato che dal 2025 interromperà completamente i finanziamenti a UNAIDS, privando l’organizzazione di 3 milioni di franchi all’anno. Questa misura di austerità interna si scontra frontalmente con una crisi globale: la sospensione degli aiuti esteri da parte dell’amministrazione Trump. Il momento non potrebbe essere più catastrofico.

In città l’atmosfera è tesa. Le organizzazioni che da tempo fanno affidamento sulla stabilità svizzera si trovano ora a fare i conti con una realtà instabile. Christine Stegling, vicedirettrice esecutiva di UNAIDS, non usa mezzi termini: «È un duro colpo, e il momento è particolarmente sfavorevole». Non si tratta soltanto di un adeguamento di bilancio, ma di uno shock sistemico. Con gli Stati Uniti che congelano i contributi in attesa di una verifica, la rete di sicurezza delle istituzioni con sede a Ginevra si sta disgregando. La decisione svizzera di fare un passo indietro in un momento così critico segna un cambiamento radicale nell’orientamento della politica estera del Paese e lascia la «capitale umanitaria del mondo» su un terreno instabile.

Tagliare senza pietà: anatomia dei tagli

Le cifre sono impressionanti. Il Parlamento svizzero ha tagliato con mano pesante 110 milioni di franchi dal solo bilancio 2025. Ma il peggio deve ancora venire. Per il periodo 2026-2028, dai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo saranno sottratti ben 321 milioni di franchi. Si tratta di uno smantellamento calcolato di impegni finanziari di lunga data.

UNAIDS è soltanto la prima tessera del domino a cadere. Anche la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sta interrompendo il sostegno finanziario all’UNESCO e al Partenariato globale per l’istruzione. Le previsioni per il futuro sono ancora più fosche: i contributi svizzeri all’UNICEF subiranno una riduzione del 25%, mentre il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS) e UN Women si preparano a tagli del 20% ciascuno. Non sono riduzioni marginali, ma ferite profonde al cuore operativo di agenzie incaricate di promuovere la stabilità globale. Il messaggio da Berna è forte e chiaro: l’epoca della generosità svizzera garantita è finita.

Il fattore Trump: uno shock transatlantico

Mentre Berna stringe la cinghia, Washington ha chiuso del tutto i rubinetti. L’incertezza a Ginevra è amplificata dalla sospensione di tre mesi degli aiuti esteri decisa dal presidente statunitense Donald Trump. Per organizzazioni come UNAIDS potrebbe essere una condanna a morte. L’agenzia dipende dagli Stati Uniti per ben il 40% del suo bilancio complessivo.

La dipendenza dai finanziamenti americani mette in luce una vulnerabilità cruciale del sistema internazionale. In attesa della verifica statunitense, le agenzie sono paralizzate e non riescono a pianificare oltre il trimestre in corso. Stegling avverte che ora devono prepararsi a «drastiche misure di riduzione dei costi». Questa stretta transatlantica crea una tempesta perfetta: la Svizzera si ritira proprio mentre il principale garante degli aiuti globali fa un passo indietro. Ne risulta una crisi di liquidità di proporzioni storiche, che rischia di far chiudere cliniche per l’HIV e interrompere servizi essenziali in tutto il mondo prima ancora che l’anno finanziario sia giunto a metà.

Armi invece di aiuti: la svolta strategica

Perché la Svizzera, un Paese sinonimo di impegno umanitario, volta le spalle agli aiuti allo sviluppo? La risposta sta in un radicale riallineamento delle priorità nazionali. Il Consiglio federale destina fondi al rafforzamento dell’esercito svizzero, segnalando il passaggio dal soft power alla sicurezza militare. Il programma di risparmio è esplicitamente concepito per liberare risorse da destinare alle spese militari.

Il bilancio, tuttavia, non è del tutto vuoto: viene semplicemente riscritto. Mentre gli aiuti tradizionali allo sviluppo si dissolvono, la Svizzera promette 1,5 miliardi di franchi per la ricostruzione dell’Ucraina e 1,6 miliardi di franchi per il finanziamento internazionale della lotta ai cambiamenti climatici. Questa svolta riflette una nuova realtà geopolitica, in cui la sicurezza in Europa e la crisi climatica prevalgono sullo sviluppo nel Sud globale. Per le agenzie di Ginevra impegnate nella salute, nell’istruzione e nella parità di genere, tuttavia, questa svolta strategica appare come un tradimento della tradizione umanitaria svizzera.

Ripercussioni globali: abbandono delle persone vulnerabili

Le conseguenze di queste decisioni si misureranno in vite umane. Entro la fine del 2028 la Svizzera avrà interrotto completamente i suoi programmi di sviluppo in Albania, Bangladesh e Zambia. Il ritiro sarà totale. In Zambia i progetti di aiuto sono già in fase di smantellamento, lasciando lacune che i governi locali non sono in grado di colmare.

«A pagare il prezzo più alto saranno le persone più vulnerabili», afferma Stegling. Questa è la dura realtà che emerge dai conti. Quando le cliniche per l’HIV chiudono per mancanza di riserve, i pazienti restano senza cure salvavita. Quando i partenariati nel campo dell’istruzione si dissolvono, i bambini perdono la possibilità di costruirsi un futuro. Il ritiro della Svizzera dalla scena mondiale potrà far quadrare i conti a Berna, ma lascia in eredità instabilità all’estero. Mentre la Ginevra internazionale affronta questa nuova austerità, le popolazioni più emarginate del mondo si chiedono chi, se mai qualcuno, colmerà il vuoto.