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Swiss Observer

La Svizzera stanzia 1,5 miliardi di franchi per la ricostruzione dell’Ucraina

Il governo svizzero definisce le priorità concrete degli aiuti alla ricostruzione dell’Ucraina fino al 2028, concentrandosi sulle infrastrutture urbane e sul ripristino dei servizi di base.

AI13 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
La Svizzera stanzia 1,5 miliardi di franchi per la ricostruzione dell’Ucraina
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera rafforza il proprio ruolo nell’Europa orientale, mettendo a disposizione la considerevole somma di 1,5 miliardi di franchi (1,65 miliardi di dollari) per sostenere la ripresa dell’Ucraina fino al 2028. Il Consiglio federale è andato oltre le semplici dichiarazioni diplomatiche, definendo un piano finanziario che pone Berna al centro degli sforzi di ricostruzione. Questo primo stanziamento costituisce l’avanguardia del nuovo «Programma Paese 2025-2028», un quadro strategico concepito per immettere liquidità dove è più urgente.

Mentre altri Paesi discutono delle sfumature degli aiuti, la Svizzera ha definito le proprie priorità con precisione. La strategia del governo non è una soluzione a breve termine, bensì un intervento deciso volto a stabilizzare un Paese in preda alla crisi. Impegnando una parte così significativa del budget per la cooperazione internazionale, Berna segnala che la neutralità svizzera non significa indifferenza. I fondi sono destinati esplicitamente a colmare il divario tra gli aiuti d’emergenza immediati e lo sviluppo a lungo termine, affinché il franco svizzero diventi un pilastro della resilienza ucraina di fronte all’aggressione in corso.

Ricostruire dalle macerie: infrastrutture ed economia

Le macerie devono lasciare il posto alle attività economiche, e il piano svizzero affronta questa sfida di petto. Il mandato è chiaro: ricostruire le infrastrutture urbane distrutte e ripristinare i servizi essenziali che permettono a una società di funzionare. Il Consiglio federale ha individuato nella riabilitazione delle città devastate dalla guerra una priorità cruciale, riconoscendo che un Paese non può riprendersi se la popolazione non ha case, scuole o ospedali. La strategia, tuttavia, va oltre cemento e acciaio: mira a rimettere in moto il motore economico dell’Ucraina.

La Svizzera punta con decisione sul settore privato, in particolare sulle piccole e medie imprese (PMI) ucraine. L’obiettivo è integrare queste aziende nel mercato globale, offrendo loro il sostegno necessario per sopravvivere agli effetti soffocanti della guerra. Affidando alle autorità locali e regionali un ruolo guida nel processo di ricostruzione, Berna garantisce che gli aiuti non siano semplici elargizioni, ma strumenti di emancipazione. Questo duplice approccio, ricostruire le strutture fisiche e rafforzare le fondamenta economiche, dimostra una comprensione approfondita di ciò che comporta una vera ripresa. L’approccio svizzero punta a garantire servizi pubblici di qualità senza discriminazioni e a ricostruire un sistema solido e resistente alla corruzione.

Oltre le macerie: giustizia, sminamento e diritti umani

La pace è impossibile senza sicurezza e la ricostruzione è inutile su un terreno minato. Consapevole di questa dura realtà, il governo svizzero ha posto lo sminamento umanitario tra i pilastri imprescindibili del pacchetto di aiuti. Prima di poter curare le ferite delle persone, occorre risanare quelle del territorio. Si tratta di una priorità urgente: dove c’è la guerra, la protezione resta un bisogno fondamentale. La Svizzera mette a disposizione le proprie competenze per rimuovere i residuati letali del conflitto che minacciano ogni giorno la popolazione civile.

L’impegno svizzero si estende anche agli ambiti morale e giuridico. Il programma stanzia risorse per il difficile compito di cercare e identificare le persone scomparse, militari e civili, offrendo un po’ di pace a migliaia di famiglie in lutto. Berna finanzia inoltre la documentazione e il perseguimento delle violazioni del diritto internazionale umanitario. Sostenendo la ricerca della giustizia, la Svizzera afferma che la responsabilità è importante quanto le infrastrutture. Si tratta di un approccio globale che affronta le ferite invisibili della guerra insieme alla distruzione visibile, affinché la pace alla cui costruzione la Svizzera contribuisce si fondi sulla giustizia e sui diritti umani.

La lunga strada: un orizzonte strategico di dodici anni

È una maratona, non uno sprint. Il Programma Paese segna l’avvio di un vasto processo di sostegno federale della durata di 12 anni, durante il quale saranno versati complessivamente 5 miliardi di franchi all’Ucraina. L’ambasciatore Jacques Gerber è stato incaricato di dirigere questa importante iniziativa e dovrà destreggiarsi tra le complessità dell’attuazione degli aiuti internazionali. Il suo ruolo è determinante: gestirà la leva iniziale di 1,5 miliardi di franchi, che definirà la direzione dell’impegno svizzero nel prossimo decennio.

Il governo guarda già oltre l’orizzonte attuale e sta esaminando le fonti di finanziamento per la fase successiva, dal 2029 al 2036. Questa visione a lungo termine contrasta nettamente con le politiche di aiuto reattive e di breve durata spesso adottate altrove. Impegnandosi in una strategia che si estende per oltre un decennio, la Svizzera offre all’Ucraina qualcosa di quasi altrettanto prezioso del denaro: la prevedibilità. Mentre il panorama geopolitico cambia, l’impegno costante di Berna garantisce che, a prescindere dall’instabilità del momento, il flusso di sostegno a favore di una pace giusta e duratura resti aperto e continui.