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Swiss Observer

La Svizzera annuncia regole bancarie più severe dopo il caso Credit Suisse

Il governo svizzero presenta un pacchetto completo di riforme bancarie, che prevede requisiti patrimoniali più severi e maggiori poteri di vigilanza, traendo insegnamento dal caso Credit Suisse.

La Svizzera annuncia regole bancarie più severe dopo il caso Credit Suisse
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera sta riscrivendo le regole della finanza globale. Con una decisione di portata decisiva, che segna la fine dell’era della vigilanza poco incisiva, il Consiglio federale ha presentato un ampio pacchetto di riforme volto a evitare un’altra catastrofe come quella di Credit Suisse. Non si tratta di una semplice proposta, ma di un mandato. Venerdì il governo ha adottato misure fondamentali che cambiano radicalmente il modo in cui le banche di rilevanza sistemica operano nel nostro Paese, tracciando una linea netta contro l’irresponsabilità aziendale.

Traendo direttamente insegnamento dal severo rapporto sulla stabilità bancaria dell’aprile 2024 e dall’inchiesta della Commissione parlamentare di vigilanza sul caso Credit Suisse, il messaggio è chiaro: la stabilità non è negoziabile. Le riforme intervengono al cuore del sistema finanziario, imponendo requisiti patrimoniali più severi e chiedendo una trasparenza senza precedenti. Il governo procede con urgenza e avvia subito consultazioni, affinché la piazza finanziaria svizzera resti solida, resiliente e, soprattutto, responsabile.

Fortezza Svizzera: proteggere i fondi propri

L’era della capitalizzazione parziale è finita. Con una decisione che farà discutere nei consigli di amministrazione, il Consiglio federale chiede alle banche di rilevanza sistemica, in particolare alla colossale UBS, di dedurre dai fondi propri di base il 100% del valore contabile delle loro filiali estere. Attualmente le banche beneficiano di un regime più permissivo, che consente deduzioni parziali, ma questa scappatoia verrà chiusa.

La logica è drastica, ma necessaria: le perdite subite all’estero non devono più mettere a rischio la solvibilità della società madre svizzera. Imponendo una deduzione integrale, il governo crea di fatto una barriera protettiva attorno all’economia svizzera. Il Consiglio federale non ha chiesto un aumento generalizzato dei fondi propri, ma questa misura mirata assicura che il capitale della società madre non sia esposto alla volatilità estera. È la «fortezza Svizzera» in azione: la stabilità interna viene prima dei rischi legati all’espansione globale.

FINMA più incisiva: nuovi poteri per l’autorità di vigilanza

Per anni, i critici hanno definito l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) una tigre senza denti. Ora le cose cambiano. Con il nuovo regime, l’autorità di vigilanza potrà infliggere multe direttamente, uno strumento fondamentale che finora le mancava. La direttiva del Consiglio federale è esplicita: se una banca si comporta in modo scorretto, le conseguenze saranno finanziarie, immediate e severe.

Le riforme vanno però oltre le sanzioni pecuniarie. Il governo vuole promuovere una cultura della responsabilità personale. Le banche saranno tenute per legge a indicare le persone responsabili delle singole decisioni, eliminando quella «irresponsabilità collettiva» che spesso affligge i grandi istituti. Con questo regime di responsabilità dei dirigenti non ci sarà più modo di nascondersi. In caso di condotta scorretta, le autorità di vigilanza sapranno esattamente a chi chiedere conto e potranno intervenire prima e con maggiore incisività che in passato.

Fine dell’impunità: recuperare milioni

La remunerazione dei dirigenti non sarà più un guadagno garantito. Il Consiglio federale punta direttamente alla cultura dei bonus, che ha incentivato i comportamenti ad alto rischio all’origine del tracollo di Credit Suisse. Senza arrivare a un divieto totale, per il timore che salari fissi più elevati rendano le banche troppo rigide durante le crisi, il governo introduce periodi di blocco obbligatori per i bonus nelle quattro banche di rilevanza sistemica: UBS, Postfinance, Raiffeisen e Zürcher Kantonalbank.

Il messaggio ai banchieri è inequivocabile: i vostri soldi sono a rischio. In caso di condotta scorretta, i bonus assegnati ma non ancora versati dovranno essere ridotti o annullati del tutto. Ancora più incisivamente, le riforme permettono di recuperare le componenti variabili della remunerazione già corrisposte. Se un dirigente di alto livello gestisce male la banca, dovrà risponderne anche finanziariamente e potrebbe essere costretto a restituire milioni. In questo modo il rischio finanziario personale viene allineato alla salute a lungo termine dell’istituto e i dirigenti sono indotti a guardare oltre il prossimo trimestre.

Verso il 2027: una nuova era finanziaria

Il tempo stringe. Il governo ha già avviato la prima consultazione sull’ordinanza sui fondi propri, che si concluderà il 29 settembre: un segnale che non si tratta di progetti lontani, ma di misure imminenti. Le riforme entreranno tuttavia in vigore gradualmente e le disposizioni fondamentali in materia di liquidità e rendicontazione si applicheranno non prima di gennaio 2027.

Presto le banche dovranno fare i conti con una nuova realtà rigorosa: dovranno presentare scenari e analisi dettagliati, così che la FINMA possa valutare in qualsiasi momento la loro situazione di liquidità. Le consultazioni sui requisiti patrimoniali per le filiali estere sono previste per il prossimo autunno; seguiranno altre norme nel primo semestre del 2026. Il calendario è serrato, la portata è ampia e le conseguenze saranno durature. La Svizzera sta costruendo una nuova identità finanziaria, in cui la stabilità ha un valore e «troppo grande per fallire» non significa più «troppo grande per finire in prigione».