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Swiss Observer

Il commercio al dettaglio svizzero in difficoltà mentre cresce lo shopping oltreconfine

I commercianti svizzeri devono affrontare sfide importanti: all’inizio del 2025 le vendite sono diminuite dell’1,9%, con ripercussioni particolarmente marcate sui negozi fisici, mentre il turismo degli acquisti continua a spingere i consumatori oltreconfine.

Il commercio al dettaglio svizzero in difficoltà mentre cresce lo shopping oltreconfine
AILe News

Il commercio al dettaglio svizzero è in difficoltà. Nel primo semestre del 2025, particolarmente duro, il settore ha registrato un calo delle vendite dell’1,9% rispetto all’anno scorso. Non si tratta di una fluttuazione marginale, ma di un serio campanello d’allarme per l’economia nazionale. La Federazione svizzera del commercio al dettaglio, che ha analizzato milioni di transazioni con carte di debito e di credito, conferma che i negozi fisici stanno subendo il contraccolpo maggiore, con una contrazione del fatturato del 2,2%.

Mentre i negozi tradizionali faticano a tenere aperte le porte, il commercio online offre ben poche consolazioni. Le vendite online sono cresciute appena dello 0,8%, un risultato che non basta certo a compensare le pesanti perdite nei negozi. I dati delineano un quadro netto: i consumatori svizzeri stringono la cinghia e, quando spendono, si rivolgono sempre più spesso altrove, disertando i negozi tradizionali svizzeri. Il settore, che comprende 1’900 aziende e genera un fatturato superiore a 26 miliardi di franchi, si trova ora a fare i conti con una tendenza recessiva che non mostra segni immediati di inversione.

La politica di frontiera non argina il flusso

Il tentativo del Consiglio federale di arginare il turismo degli acquisti ha una falla enorme. Nonostante la riduzione da 300 a 150 franchi per persona al giorno della franchigia per le importazioni in esenzione da imposte, le automobili con targhe svizzere continuano a riempire i parcheggi in Germania e in Francia. Il richiamo dei prezzi nettamente più bassi all’estero si rivela molto più forte degli ostacoli normativi.

Dagmar Jenni, direttrice della Federazione svizzera del commercio al dettaglio, non usa mezzi termini nel commentare il fallimento della misura. «La riduzione a 150 franchi non ha avuto praticamente alcun effetto», afferma. La Federazione chiede ora misure drastiche e propone di abbassare il limite a soli 50 franchi. Secondo Jenni, senza norme meno restrittive e una riduzione degli oneri salariali in Svizzera, i commercianti svizzeri combattono una battaglia persa contro concorrenti esteri che possono proporre prezzi più bassi a ogni occasione. La strategia attuale non è soltanto inefficace: è praticamente invisibile al consumatore medio in cerca di occasioni.

I beni di lusso cedono il passo alle necessità

La spesa non essenziale in Svizzera ha raggiunto un punto di stallo. I cali più marcati colpiscono le categorie non indispensabili e segnalano un cambiamento importante nelle abitudini dei consumatori. Le vendite di articoli per il tempo libero, prodotti per gli hobby, giocattoli e abbigliamento sono crollate. Anche i gioielli della corona svizzeri, il celebre settore dell’orologeria e della gioielleria, vedono svanire la domanda interna.

Solo le vendite di generi alimentari sono rimaste stabili, chiaro segnale che le economie domestiche danno la priorità alle necessità rispetto allo stile di vita. I consumatori riducono i propri budget allo stretto indispensabile, mettendo in una situazione precaria i commercianti di beni non essenziali. Non si tratta soltanto di trovare alternative più economiche: è un ripiegamento fondamentale dei consumi. Se i portafogli si chiudono per tutto ciò che non è di prima necessità, la varietà dei negozi nelle vie commerciali svizzere è minacciata nella sua stessa esistenza. Si rischia un futuro in cui sopravvivranno soltanto supermercati e farmacie.

La trappola valutaria frena la ripresa

Il franco svizzero, forte da tempo, agisce come un’arma a doppio taglio e riduce sensibilmente i margini del commercio al dettaglio. In teoria, una valuta forte dovrebbe abbassare i costi d’importazione, ma questi risparmi vengono raramente trasferiti ai consumatori con la dovuta tempestività. Commercianti e fornitori adeguano i prezzi con lentezza, creando il paradosso frustrante per cui spesso i prodotti svizzeri costano meno a Monaco o a Lione che a Zurigo.

Questa disparità di prezzi alimenta proprio quel turismo degli acquisti che penalizza le vendite in Svizzera. Il settore è intrappolato: non è in grado, o non è disposto, a ridurre i prezzi abbastanza rapidamente per competere con la zona euro, mentre i consumatori sono sempre più sensibili ai prezzi. Non si prevede una ripresa a breve e la Federazione pronostica soltanto una lieve crescita per i negozi fisici nel secondo semestre. Se il settore non affronta queste distorsioni strutturali dei prezzi, il commercio al dettaglio svizzero rischia di riportare danni permanenti.