turismo
Il Parlamento svizzero propone una tassa sul turismo di transito
Una nuova legge intende tassare gli automobilisti stranieri che attraversano la Svizzera, suscitando un dibattito sui costi di attuazione e sull’efficacia della misura

La Svizzera dichiara ufficialmente guerra agli ingorghi. Con una decisione importante, il Consiglio degli Stati ha sostenuto una proposta controversa volta a tassare i cittadini stranieri che utilizzano le strade del Paese soltanto come corridoio per raggiungere altre destinazioni. Da troppo tempo la popolazione svizzera assiste impotente alla trasformazione delle sue impeccabili autostrade alpine in arterie intasate dal traffico di transito europeo. Heidi Z’Graggen, parlamentare di centrodestra, non ha usato mezzi termini: «Il traffico continua ad aumentare e la situazione sta sfuggendo di mano».
La frustrazione è palpabile e in crescita. I senatori non sono più disposti ad accettare lo status quo, in cui il traffico privato di transito intasa arterie essenziali senza contribuire in misura significativa all’economia locale. Stefan Engler, membro del Consiglio degli Stati per i Grigioni, ha descritto un futuro cupo, ammettendo che l’aumento previsto del traffico è «piuttosto inquietante». Questa iniziativa legislativa, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC), segna una svolta nel modo in cui la Svizzera gestisce le proprie frontiere e la propria pazienza. Il messaggio è chiaro: il passaggio gratuito attraverso le Alpi sta per finire.
Tecnologia per tassare il transito alle frontiere
Il sistema proposto non è uno strumento indiscriminato, ma un meccanismo flessibile e calibrato, pensato per colpire gli automobilisti nel portafoglio proprio quando il traffico è più intenso. La tassa sarà modulata in base all’ora, al giorno della settimana e alla densità del traffico in tempo reale. Questo modello di tariffazione della congestione mira a scoraggiare il transito nelle ore di punta, spingendo gli automobilisti a pagare un supplemento o a cambiare itinerario.
Chi mette in dubbio la fattibilità di un sistema simile deve fare i conti con dati concreti. Marco Chiesa, parlamentare UDC e promotore della proposta, sostiene che l’infrastruttura sia già disponibile. «Dal punto di vista tecnico, l’attuazione è fattibile», ha dichiarato Chiesa, riferendosi a una solida rete di sorveglianza. «Oltre 170 valichi di frontiera sono già dotati di sistemi automatici di riconoscimento delle targhe». Questa rete digitale esistente potrebbe essere riutilizzata per identificare e fatturare automaticamente i veicoli che entrano ed escono dal Paese senza una «sosta significativa», trasformando le telecamere di sicurezza alle frontiere in efficienti esattori di pedaggi.
Muoversi nel campo minato diplomatico
Mentre il Consiglio degli Stati procede spedito, il Consiglio federale frena, evocando un incubo burocratico e possibili ripercussioni diplomatiche. Il Governo ha respinto l’introduzione della tassa, mettendo in guardia dalla complessità dei controlli necessari per distinguere un turista che contribuisce all’economia da un automobilista semplicemente di passaggio. Il ministro dei trasporti Albert Rösti ha sottolineato l’ambiguità della questione, osservando che non è chiaro che cosa costituisca una «sosta necessaria», tale da esentare un automobilista dal pagamento.
Oltre alle difficoltà pratiche incombe l’ombra dell’Unione europea. I rapporti con Bruxelles sono sempre delicati e una tassa unilaterale per i cittadini dell’UE potrebbe urtare alcune sensibilità. Rösti ha confermato che un simile prelievo è tecnicamente compatibile con gli accordi vigenti, ma la reazione politica resta una variabile imprevedibile. Eric Nussbaumer, presidente del Movimento europeo Svizzera, respinge tuttavia questi timori. A suo avviso, l’UE non può protestare quando i suoi stessi Stati membri applicano vignette e pedaggi su determinati tratti. «È lo stesso in altri Paesi», ha dichiarato Nussbaumer, suggerendo che la Svizzera si stia semplicemente adeguando alle prassi internazionali.
Dubbi sulla soluzione alla congestione
Nonostante lo slancio politico, gli esperti dubitano che la tassa riuscirà davvero a liberare le strade. Alexander Erath, professore di trasporti e mobilità, avverte che i legislatori potrebbero sopravvalutare l’impatto del traffico estero di transito sulla congestione complessiva. La tassa potrebbe alleviare la situazione nelle giornate di forte traffico tra le frontiere, ma trascura il problema principale: gli automobilisti svizzeri.
«Negli altri giorni, quando sono soprattutto i flussi di traffico interni svizzeri a causare ingorghi al San Gottardo, l’effetto è limitato», ha avvertito Erath. La realtà è che gli stessi residenti svizzeri sono responsabili di una parte significativa della congestione che affligge le principali arterie. Se l’obiettivo è garantire una circolazione scorrevole, colpire soltanto gli stranieri potrebbe essere una vittoria politica, ma un fallimento sul piano pratico. La tassa rischia di essere un placebo, una misura che fa piacere adottare ma che poco può fare per curare il problema cronico della congestione alpina.
L’ostacolo costituzionale all’orizzonte
La proposta è ben lungi dall’essere approvata: è soltanto il primo passo di un iter legislativo lungo e complesso. La tassa deve ora superare l’esame del Consiglio nazionale, un passaggio considerato quasi una formalità, dato che in passato sono state presentate cinque proposte analoghe. L’interesse politico è chiaramente presente, ma gli ostacoli giuridici sono importanti.
Se entrambe le Camere saranno d’accordo, il Consiglio federale sarà incaricato di elaborare un disegno di legge, che dovrà poi essere approvato nuovamente da entrambe. L’ultima parola spetterà però al popolo. Secondo il Consiglio federale, per introdurre una tassa sul traffico di transito è necessaria una modifica della Costituzione federale. Ciò comporta una votazione popolare obbligatoria. In definitiva, saranno le elettrici e gli elettori svizzeri a decidere se sono pronti a modificare la Costituzione per attribuire un prezzo al privilegio di attraversare il loro Paese in automobile.