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Swiss Observer

Muoversi tra neutralità e sanzioni: la Svizzera vieterà il GNL russo e inasprirà le restrizioni commerciali con l’Ucraina

Con una duplice mossa politica che riflette la complessità della sua posizione di neutralità, la Svizzera adotterà il divieto dell’UE sulle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo e, al contempo, intende sancire per legge le restrizioni commerciali sui beni esportati in Ucraina che potrebbero essere utilizzati nel conflitto.

AI27 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Muoversi tra neutralità e sanzioni: la Svizzera vieterà il GNL russo e inasprirà le restrizioni commerciali con l’Ucraina
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La Svizzera sta conducendo una delicata manovra diplomatica che mette in luce la natura rigida e spesso controversa della sua neutralità. In una mossa che definisce il panorama geopolitico del 2026, il Consiglio federale ha contemporaneamente inferto un colpo alle risorse finanziarie di Mosca e sancito per legge barriere commerciali nei confronti di Kyiv. È il paradosso della neutralità svizzera in azione: per punire l’aggressore, occorre frenare anche la vittima.

Mentre l’adozione, che ha attirato grande attenzione, del 19° pacchetto di sanzioni dell’Unione europea colpisce le entrate energetiche del Cremlino, sul piano interno è in corso un cambiamento giuridico meno visibile e più controverso. Il Governo intende formalizzare le restrizioni che impediscono a beni essenziali a duplice impiego di raggiungere l’Ucraina. Questo duplice approccio rivela un Governo alle prese con la propria identità, desideroso di schierarsi con i valori occidentali contro l’aggressione, ma vincolato a un’interpretazione costituzionale della «parità di trattamento» che vieta di favorire una delle parti di un conflitto armato, anche quando la disparità morale è evidente.

Embargo energetico: il taglio delle forniture di gas russo

Dal 25 aprile 2026, il flusso verrà interrotto completamente. La Svizzera si è impegnata a vietare del tutto l’acquisto e l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) russo, una misura decisiva volta a prosciugare i flussi finanziari che alimentano la macchina bellica di Vladimir Putin. Non si tratta di una misura parziale: la Svizzera si allinea pienamente al 19° pacchetto di sanzioni dell’UE, segnalando che la neutralità svizzera non equivale a complicità economica.

Il divieto colpisce il cuore stesso dell’economia russa basata sulle esportazioni. Escludendo la Russia dal redditizio mercato svizzero, il Consiglio federale intende ridurre le entrate che finanziano «in misura significativa» il conflitto in corso. Un periodo transitorio consente di portare a termine i contratti a lungo termine già in essere entro la fine del 2026, ma il messaggio è immediato e irreversibile. Inoltre, la pressione finanziaria si estende oltre il settore energetico: nuove proibizioni riguardano ora le transazioni con criptoattivi basati sul rublo, chiudendo le vie di fuga digitali spesso utilizzate per aggirare i blocchi occidentali.

Danni collaterali: il blocco degli aiuti all’Ucraina

Mentre il Cremlino è sottoposto a una stretta economica, Kyiv si trova davanti a un muro burocratico eretto a Berna. Il Governo svizzero sostiene che il «principio della parità di trattamento» non gli lasci altra scelta che limitare l’esportazione di beni legati alla guerra verso l’Ucraina, come fa nei confronti della Russia. Il blocco va ben oltre le armi letali. Attrezzature essenziali per la difesa e la logistica, tra cui elmetti, giubbotti antiproiettile, reti mimetiche, carburante per l’aviazione e prodotti chimici, sono coinvolte nelle restrizioni imposte dalla neutralità.

I critici sostengono che si tratti di una camicia di forza autoimposta. Jörg Künzli, noto professore di diritto all’Università di Berna, afferma che il Governo rifiuta di fare le concessioni necessarie. Secondo lui, la Svizzera potrebbe interpretare la neutralità in modo giustificabile alla luce della Carta delle Nazioni Unite, limitando le sanzioni alle sole esportazioni di armi e consentendo invece l’invio di beni difensivi e a duplice impiego alla vittima dell’aggressione. Il Consiglio federale resta invece irremovibile e privilegia una rigida coerenza giuridica che, di fatto, penalizza l’Ucraina perché si difende.

Dal decreto d’urgenza alla legge permanente

Da quattro anni il Consiglio federale si affida ai poteri d’urgenza per mantenere questo delicato equilibrio. Ora il Governo intende sancire queste misure temporanee in una legge permanente. Questa svolta legislativa segna un momento cruciale per la politica estera svizzera: la gestione ad hoc della crisi si trasforma in una dottrina codificata di non allineamento, che potrebbe vincolare la Svizzera per decenni.

Il progetto di legge, attualmente in consultazione pubblica, mira a consolidare l’embargo nei confronti dell’Ucraina insieme alle sanzioni contro la Russia. Questa codificazione giuridica deve però fare i conti con un’opinione pubblica volubile. Sondaggi recenti indicano che la popolazione svizzera è sempre più disposta a sostenere l’Ucraina, non solo con aiuti umanitari ma anche con assistenza militare. Con il proseguire della consultazione, la distanza tra il rigido formalismo giuridico del Governo e la posizione morale della popolazione sulla guerra rischia di innescare un acceso scontro politico interno.