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Swiss Observer

La Banca nazionale svizzera taglia i tassi dello 0,5%, una decisione storica

Con una mossa a sorpresa, la Banca nazionale svizzera ha tagliato di 0,5 punti percentuali il tasso d’interesse di riferimento, segnando la più ampia riduzione singola degli ultimi anni e indicando una svolta significativa nella politica monetaria.

AI13 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
La Banca nazionale svizzera taglia i tassi dello 0,5%, una decisione storica
AIThe Local Switzerland

Berna ha scosso il mondo finanziario. Contrariamente alle aspettative della maggior parte degli economisti, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha tagliato nettamente il tasso d’interesse di riferimento di ben 0,5 punti percentuali, portando il tasso guida ad appena lo 0,5%. Non si tratta di un ritocco prudente, ma di una mossa decisa e audace: è il quarto taglio consecutivo da marzo e la riduzione singola più ampia degli ultimi anni.

Mentre il consenso prevedeva una riduzione contenuta di 25 punti base, la BNS ha raddoppiato il taglio, segnalando che la fase dell’attesa è finita. Questa riduzione «sorprendentemente consistente» sottolinea una svolta fondamentale nella politica monetaria svizzera. La banca centrale non sta più soltanto frenando una politica monetaria restrittiva, ma sta premendo sull’acceleratore per scongiurare la stagnazione economica. Con una crescita nel terzo trimestre descritta come appena «moderata» e prevista all’1,0% soltanto per il 2024, la BNS non vuole correre rischi. Questa mossa energica dimostra che i responsabili politici svizzeri sono pronti a distinguersi dagli altri per proteggere l’economia nazionale in un contesto globale in rallentamento.

Inflazione stroncata: i dati alla base del calo

In Svizzera l’inflazione non ha soltanto rallentato, è stata di fatto stroncata. I dati delineano un quadro netto: i prezzi si sono raffreddati molto più rapidamente del previsto. A novembre i prezzi al consumo sono aumentati di appena lo 0,7% su base annua, in netto contrasto con la zona euro, che deve ancora fare i conti con un’inflazione persistente del 2,3%. La BNS ha reagito a questi dati con grande decisione.

«Da allora l’inflazione è nuovamente scesa», ha dichiarato il presidente della BNS Martin Schlegel, giustificando la posizione rigorosa della banca sulla stabilità dei prezzi. La fiducia della banca centrale in questa tendenza al ribasso è assoluta, come dimostrano le previsioni d’inflazione riviste nettamente al ribasso. Ora la BNS prevede che nel 2025 l’inflazione scenderà fino allo 0,3%, un valore quasi impercettibile e molto inferiore alle stime precedenti. È ben al di sotto della soglia del 2%, il che lascia alla BNS un ampio margine di manovra. Mentre le economie vicine faticano a domare il rincaro dei prezzi, la Svizzera deve affrontare la sfida opposta: impedire che l’inflazione scompaia del tutto. Con un’ulteriore diminuzione dei prezzi dell’elettricità prevista a gennaio, la pressione sul costo della vita si sta attenuando, spianando la strada a questo allentamento monetario storico.

Caos globale: Trump, dazi e turbolenze

La Svizzera è un’economia aperta che si muove in un mondo in fiamme. La decisione della BNS non è stata presa nel vuoto, ma sullo sfondo di tensioni geopolitiche in aumento e di un’incertezza paralizzante. L’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca a gennaio proietta una lunga ombra sul commercio globale. La sua promessa di imporre dazi elevati sulle importazioni fa temere una guerra commerciale che potrebbe avere gravi ripercussioni su Paesi dipendenti dalle esportazioni come la Svizzera.

«L’incertezza sulle prospettive economiche è aumentata», ha avvertito la BNS, citando esplicitamente le incertezze sul futuro della politica economica statunitense. Ma le minacce non arrivano solo da oltre Atlantico. L’Europa è attraversata da instabilità politica. In Germania si terranno elezioni anticipate a febbraio dopo il crollo della coalizione, mentre il governo francese è stato recentemente sfiduciato dai parlamentari, lasciando un vuoto di potere a Parigi. In questo contesto caotico, la BNS sta rafforzando l’economia svizzera. Tagliando i tassi ora, intende proteggere in anticipo la crescita interna dalle possibili conseguenze di un ordine globale frammentato, in cui «le tensioni geopolitiche potrebbero portare a un indebolimento dell’attività economica mondiale».

Guerra valutaria: il franco perde terreno

Il franco svizzero, spesso vittima del proprio successo come «bene rifugio», ha perso subito terreno dopo l’annuncio. La valuta è scesa dello 0,3% sia rispetto al dollaro sia all’euro, una reazione che la BNS probabilmente accoglie con favore. Per troppo tempo un franco eccessivamente forte ha penalizzato gli esportatori svizzeri, rendendo più care le loro merci all’estero. Questo taglio dei tassi funge da valvola di sfogo deliberata per tale pressione.

La BNS resta tuttavia vigile. La banca centrale ha dichiarato esplicitamente di essere «pronta a intervenire attivamente sul mercato dei cambi» se necessario. È un chiaro avvertimento agli speculatori valutari: non mettete alla prova la determinazione di Berna. Pur allentando la pressione per il momento, la BNS conserva la capacità d’intervenire se le oscillazioni della valuta diventassero troppo volatili. L’obiettivo è trovare un equilibrio delicato: indebolire il franco abbastanza da sostenere le esportazioni e il turismo, senza favorire l’inflazione importata. In questa partita ad alto rischio di scacchi valutari, il taglio dello 0,5% è stata una mossa d’apertura incisiva per riprendere il controllo del valore del franco.

Prospettive: il ciclo dei tagli è finito?

È il punto più basso o ci saranno altri tagli? I segnali sono contrastanti e alimentano il dibattito tra gli esperti di previsioni economiche. La dichiarazione di politica monetaria riveduta della BNS non menziona più esplicitamente ulteriori tagli, inducendo alcuni analisti a ritenere che questa riduzione dello 0,5% fosse l’atto finale. Adrian Prettejohn di Capital Economics afferma che la mossa lascia intendere che i responsabili politici considerino questo «l’ultimo taglio dei tassi del ciclo».

Tuttavia, scommettere contro un ulteriore allentamento potrebbe essere prematuro. Lo stesso Prettejohn prevede almeno un altro taglio l’anno prossimo, sostenendo che i responsabili politici saranno «costretti a rivedere ancora al ribasso le loro aspettative d’inflazione». Con la previsione d’inflazione per il 2025 già ferma a un microscopico 0,3%, il margine d’errore è inesistente. Se l’economia mondiale dovesse rallentare ulteriormente o se le politiche dell’amministrazione Trump provocassero una recessione globale, la BNS potrebbe non avere altra scelta che tagliare ancora. Per ora i debitori svizzeri possono tirare un sospiro di sollievo, ma la BNS resta in stato di massima allerta, pronta a ricorrere a tutti gli strumenti a sua disposizione se il vento economico dovesse cambiare di nuovo.