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I parlamentari svizzeri sostengono misure d’asilo più severe e sanzioni per la doppia nazionalità
Il Consiglio nazionale ha sostenuto misure più severe in materia d’asilo, tra cui la possibile revoca della cittadinanza e l’espulsione di cittadini con doppia nazionalità condannati per i reati più gravi, nonché modifiche riguardanti le domande d’asilo delle donne afghane.

Il Consiglio nazionale ha approvato un pacchetto di restrizioni in materia d’asilo che potrebbe modificare il trattamento riservato dalla Svizzera ad alcuni rifugiati e criminali stranieri. Giovedì 17 settembre, i parlamentari hanno sostenuto mozioni riguardanti la cittadinanza, l’espulsione, le domande d’asilo afghane, la cooperazione in materia di rimpatri e i rapporti della Svizzera con le norme dell’Unione europea.
Le votazioni si sono svolte durante una sessione straordinaria dedicata all’UE e alla politica d’asilo. Il gruppo parlamentare dell’Unione democratica di centro ha presentato diverse proposte, mentre il Consiglio federale si è opposto a tutte le nove mozioni dibattute dalla Camera.
La misura di maggiore portata riguarda i cittadini con doppia nazionalità condannati per i reati più gravi. Chiede al Consiglio federale di revocare loro la cittadinanza svizzera e di espellerli. La mozione non priva direttamente nessuno della cittadinanza né ordina un’espulsione. Incarica il Consiglio federale di elaborare e perseguire questa politica, che richiederebbe ulteriori passaggi giuridici e politici.
Un’altra proposta modificherebbe l’approccio della Confederazione alle donne afghane in cerca di protezione. Secondo la posizione del Consiglio nazionale, non otterrebbero più automaticamente l’asilo e riceverebbero invece un’ammissione provvisoria. Questo statuto le protegge dall’allontanamento immediato, ma differisce dal riconoscimento formale dell’asilo per quanto riguarda lo statuto giuridico e i diritti di soggiorno.
Il pacchetto passa ora al Consiglio degli Stati.
Il piano sulla doppia nazionalità dovrà superare ostacoli giuridici
La proposta sulla doppia nazionalità metterebbe alla prova i limiti del diritto svizzero in materia di cittadinanza e degli obblighi internazionali della Svizzera. I parlamentari chiedono al Consiglio federale di revocare la cittadinanza svizzera ai cittadini con doppia nazionalità condannati per i reati più gravi, seguita dall’espulsione.
Per attuare la misura servirebbero una definizione precisa dei reati interessati e regole chiare in materia di prove, ricorsi e proporzionalità. Una politica che priva della cittadinanza una persona che possiede un’altra nazionalità dovrebbe inoltre rispettare le garanzie costituzionali e gli obblighi della Svizzera derivanti dai trattati sui diritti umani. Il voto del Consiglio nazionale non risolve queste questioni.
L’espulsione comporterebbe un secondo ostacolo giuridico. Le autorità svizzere dovrebbero stabilire se l’allontanamento sia consentito, individuare il Paese di destinazione e valutare se la persona rischierebbe di subire trattamenti vietati. I tribunali potrebbero essere chiamati a esaminare sia la perdita della cittadinanza sia la decisione di espulsione.
Anche il percorso politico della proposta è incerto. Il Consiglio degli Stati deve ancora esaminarla e il Consiglio federale ha già respinto la mozione. Se il Parlamento chiedesse infine una legge, il testo potrebbe essere sottoposto al vaglio delle commissioni parlamentari, di esperti giuridici e, eventualmente, di una campagna referendaria.
Per ora, il voto segnala la pressione della destra a favore di un approccio più punitivo ai reati gravi commessi da persone con legami con l’estero. Non crea un meccanismo di espulsione immediato.
Riesame dello statuto di protezione delle donne afghane
La modifica proposta per le donne afghane cambierebbe la presunzione giuridica applicata a un gruppo particolarmente vulnerabile di richiedenti l’asilo. Il Consiglio nazionale vuole che il Consiglio federale smetta di considerare le donne afghane automaticamente aventi diritto all’asilo e conceda loro invece l’ammissione provvisoria.
La distinzione è importante. Il riconoscimento dell’asilo conferisce a una persona uno statuto formale di protezione secondo il diritto svizzero. L’ammissione provvisoria protegge una persona dall’allontanamento quando il rimpatrio è illecito o inesigibile, ma costituisce una forma diversa di soggiorno e non comporta diritti identici né la stessa sicurezza a lungo termine.
La mozione avrebbe quindi conseguenze che vanno oltre la terminologia amministrativa. Potrebbe influire sulla stabilità del soggiorno, sulle situazioni familiari e sulle prospettive di chi cerca di costruirsi una vita in Svizzera. L’articolo di partenza non specifica come la modifica proposta si applicherebbe ai singoli casi né se le decisioni già pronunciate verrebbero riesaminate.
Prima di modificare in modo permanente la prassi, la misura dovrebbe inoltre seguire il normale iter legislativo. Il Consiglio federale si è opposto alla mozione e il Consiglio degli Stati non ha ancora votato. Ogni nuova norma resterebbe soggetta al controllo giudiziario, compresa la valutazione delle circostanze individuali e del principio di non respingimento, che vieta di rimandare una persona in luoghi in cui rischia di subire gravi danni.
Il dibattito sottopone nuovamente la gestione svizzera dell’asilo a pressioni, mentre i parlamentari valutano la coerenza, la sicurezza e gli obblighi di protezione.
La politica d’asilo si scontra con le questioni UE e dei rimpatri
Il pacchetto sull’asilo collega inoltre la politica migratoria ai rapporti con Bruxelles e con i governi che si oppongono ad accogliere le persone rimpatriate. Una mozione chiede al Consiglio federale di respingere, in seno al Comitato misto sulla libera circolazione delle persone, qualsiasi modifica dell’UE relativa alla compensazione per i lavoratori frontalieri disoccupati.
Questa proposta si affianca agli appelli a introdurre sanzioni mirate contro i Paesi d’origine che rifiutano di collaborare al rimpatrio dei propri cittadini. Il Consiglio nazionale vuole che il Parlamento introduca modifiche legislative per consentire tali misure. L’articolo di partenza non specifica quali Paesi verrebbero presi di mira, quali sanzioni si applicherebbero né quanto rapidamente potrebbero essere imposte.
L’insieme delle proposte riflette l’ampiezza della sessione parlamentare. I parlamentari hanno discusso le procedure d’asilo, le espulsioni e le norme sulla cittadinanza, contestando al contempo possibili adeguamenti agli accordi legati alla libera circolazione delle persone. Questi temi rientrano in quadri giuridici diversi e richiederebbero iter di attuazione separati.
Il fatto che il Consiglio federale abbia respinto tutte le nove mozioni significa che i voti del Consiglio nazionale non rappresentano la posizione dell’esecutivo. Il Consiglio degli Stati potrebbe modificare o respingere le proposte. Anche se entrambe le Camere le approvassero, il Consiglio federale e il Parlamento dovrebbero comunque tradurre le mozioni in norme applicabili, tenendo conto della compatibilità con gli accordi bilaterali e gli impegni internazionali.
La prossima fase mostrerà se le misure riusciranno a ottenere un sostegno che vada oltre la maggioranza del Consiglio nazionale.
Il Consiglio degli Stati e i tribunali decideranno quali proposte supereranno l’esame
La prossima decisione procedurale spetta ora al Consiglio degli Stati, mentre il Consiglio federale continua a opporsi all’intero pacchetto. La Camera alta esaminerà le mozioni approvate durante la sessione straordinaria del Consiglio nazionale. In base alla procedura parlamentare applicabile a ciascuna proposta, potrà approvarle, respingerle o chiedere modifiche.
Un ulteriore ostacolo si presenterebbe se le mozioni richiedessero modifiche al diritto federale. Occorrerebbe preparare, discutere e conciliare tra le due Camere un progetto di legge. L’esame giuridico riguarderebbe la revoca della cittadinanza, le garanzie contro le espulsioni, lo statuto d’asilo e le sanzioni proposte contro i Paesi che rifiutano di collaborare. Qualsiasi misura che incida sugli accordi della Svizzera con l’UE sarebbe sottoposta a un ulteriore livello di verifica.
La posizione del Consiglio federale traccia una chiara linea di divisione nel prossimo dibattito. La maggioranza del Consiglio nazionale ha chiesto un approccio più severo, mentre l’esecutivo ha respinto le mozioni. Il Consiglio degli Stati rappresenta Cantoni con priorità politiche diverse, perciò le sue deliberazioni potrebbero portare a un pacchetto più limitato o bloccare del tutto singole proposte.
Per la politica svizzera in materia d’asilo, i voti sono importanti perché imprimono uno slancio parlamentare, non perché modifichino subito la legge. Le domande delle persone afghane continueranno a essere valutate secondo il quadro attuale finché una norma valida non lo cambierà. I cittadini con doppia nazionalità condannati per reati gravi non perderanno la cittadinanza né rischieranno l’espulsione unicamente a causa del voto di giovedì.
Le prossime tappe determineranno quali proposte supereranno l’esame giuridico e il confronto parlamentare.