Turismo
Il calo dei visitatori stranieri riduce i pernottamenti alberghieri in Svizzera
Nel mese di giugno il settore alberghiero svizzero ha registrato un calo del 2,2% dei pernottamenti rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente alla flessione del 4,4% della domanda da parte degli ospiti stranieri. Nel primo semestre del 2026 la tendenza è analoga: il totale dei pernottamenti è diminuito dello 0,7% su base annua.

Il motore turistico svizzero sta perdendo colpi. I 4,1 milioni di pernottamenti registrati a giugno rappresentano un netto calo del 2,2% rispetto all’anno precedente e segnalano un preoccupante rallentamento del settore alberghiero nazionale. Non si tratta di una fluttuazione marginale: in un solo mese sono andati persi 93 000 pernottamenti. Martedì l’Ufficio federale di statistica (UST) ha confermato la situazione, rilevando che lo slancio che aveva portato il 2025 a livelli record è svanito. Da marzo il settore deve fare i conti con una persistente tendenza al ribasso. Se i primi due mesi del 2026 lasciavano presagire una continuazione del boom post-pandemia, lo scenario è cambiato radicalmente. Le Alpi svizzere, di solito una calamita per i viaggiatori di tutto il mondo, vedono diminuire l’afflusso di ospiti da cui gli albergatori dipendono per i loro ricavi.
La domanda estera crolla nel pieno delle tensioni globali
Il principale responsabile di questa flessione è il netto calo, del 4,4%, della domanda da parte degli ospiti stranieri. Nel solo mese di giugno i pernottamenti di ospiti provenienti dall’estero sono scesi a 2,2 milioni, mettendo in luce la vulnerabilità della Svizzera agli shock esterni. La tempistica non è casuale: il calo coincide esattamente con l’inizio della guerra in Iran, nel marzo 2026. L’instabilità geopolitica sta ridisegnando la mappa dei viaggi a livello mondiale e la Svizzera, a lungo considerata un porto sicuro, non è immune alle conseguenze. Mentre in precedenza i turisti americani e indiani avevano mostrato una solida ripresa, il cruciale mercato cinese resta difficile da riconquistare, lasciando un vuoto che le altre regioni non sono riuscite a colmare. Il calo del 2% dei pernottamenti di ospiti stranieri nel primo semestre corrisponde alla perdita di centinaia di migliaia di visitatori con un’elevata capacità di spesa e mette sotto forte pressione sia i resort di lusso sia gli alberghi cittadini orientati alla clientela d’affari.
La resilienza del turismo interno contrasta le tensioni geopolitiche
In controtendenza rispetto alla fuga dei visitatori internazionali, la popolazione svizzera sostiene il turismo nazionale. A giugno i pernottamenti di ospiti svizzeri sono aumentati di un modesto ma importante 0,4%, raggiungendo quota 1,9 milioni. Nel primo semestre del 2026 il turismo interno è cresciuto dello 0,7%, per un totale di 10,1 milioni di pernottamenti. Questa fedeltà interna è l’unico fattore che impedisce al settore di precipitare. Tuttavia, la sola tendenza a trascorrere le vacanze in patria non può sostenere il peso di un’infrastruttura concepita per una clientela internazionale facoltosa. Mentre gli svizzeri esplorano il proprio territorio, dalle rive del Lemano alle vette dell’Engadina, la capacità di spesa di un ospite locale è spesso diversa da quella di un viaggiatore internazionale che arriva da lontano. Il settore si trova ora in un delicato equilibrio: deve rispondere alle esigenze di una solida base locale e, al contempo, convincere il resto del mondo a tornare.
La corsa ad alto rischio per un ritorno ai livelli record
Il settore turistico svizzero ha poco tempo per riconquistare il primato. Per superare il record del 2025, pari a 42,8 milioni di pernottamenti, il secondo semestre del 2026 dovrà registrare risultati senza precedenti. Finora, quest’anno si sono contati 20,3 milioni di pernottamenti, lo 0,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È un momento cruciale. Se la guerra dovesse continuare e le incertezze economiche globali persistere, la «età dell’oro» del turismo svizzero potrebbe essere seguita da un lungo inverno. I responsabili del settore guardano ora alle stagioni autunnale e invernale con un misto di apprensione e determinazione. Il messaggio è chiaro: la Svizzera resta aperta, incontaminata e senza eguali, ma al momento i viaggiatori di tutto il mondo guardano altrove. Resta da vedere se un’impennata delle prenotazioni a fine anno potrà colmare il divario: è la domanda da miliardi di franchi che si pone la Confederazione.