Governo
Dopo la sentenza, il governo è pronto a divulgare i contratti dei vaccini contro il COVID-19
Il governo svizzero non ricorrerà contro la decisione del Tribunale amministrativo federale che ordina la divulgazione dei contratti di acquisto dei vaccini contro il COVID-19. L’Ufficio federale della sanità pubblica ha dichiarato che i produttori di vaccini possono ancora presentare ricorso per tutelare i segreti commerciali.

Il muro di silenzio attorno alle spese sostenute dalla Svizzera durante la pandemia sta finalmente crollando. Con una decisione determinante, che rappresenta una grande vittoria per la trasparenza, il governo svizzero ha annunciato ufficialmente che non ricorrerà contro l’ordine del Tribunale amministrativo federale di divulgare i contratti di acquisto dei vaccini contro il COVID-19. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che ha custodito gelosamente questi documenti sin dal momento più critico della pandemia, ha di fatto gettato la spugna.
La decisione, confermata lunedì, segnala un importante cambiamento nell’approccio di Berna alla responsabilità pubblica. Per anni la narrazione è stata quella di un’assoluta necessità di riservatezza; oggi, questa narrazione è crollata. Il rifiuto del governo di contestare la sentenza di febbraio dimostra una riluttante accettazione del fatto che l’era delle misure di emergenza pandemica, e della segretezza che le accompagnava, sia definitivamente terminata. Tuttavia, mentre lo Stato si fa da parte, la battaglia per conoscere tutta la verità non è ancora del tutto vinta, poiché l’intervento delle aziende continua a incombere sulla pubblicazione di questi documenti fondamentali.
La stoccata della giustizia: nessuna giustificazione valida
Nella sentenza di febbraio, il Tribunale amministrativo federale non ha usato mezzi termini: le giustificazioni del governo per mantenere il segreto sono state smontate. Il tribunale ha affermato categoricamente che non sussistono motivi eccezionali per negare al pubblico l’accesso a questi contratti. È stata respinta perché priva di fondamento la tesi sostenuta a lungo dall’UFSP, secondo cui la divulgazione dei prezzi e dei dettagli sulle consegne avrebbe messo a repentaglio gli interessi della Svizzera in materia di politica estera.
Si tratta di una dura sconfitta per l’amministrazione. Il tribunale non ha trovato alcuna prova che la trasparenza sui prezzi o sulle condizioni di consegna avrebbe danneggiato la reputazione del Paese. Stabilendo che non erano soddisfatti i requisiti ordinari per mantenere il segreto, la magistratura ha dato la precedenza alla legge sulla trasparenza rispetto alla prudenza burocratica. La sentenza dà ragione ai ricorrenti che, dopo essere stati respinti dall’UFSP alla fine del 2023, non si sono accontentati di un «no». Il messaggio dei giudici è chiarissimo: l’interesse pubblico prevale sui timori vaghi del governo.
La controffensiva dell’industria farmaceutica: l’ultimo ostacolo
Il governo è uscito dal ring, ma i pesi massimi dell’industria farmaceutica potrebbero ancora sferrare un colpo. L’UFSP ha avvertito esplicitamente che i produttori di vaccini, tra cui colossi come Moderna, Pfizer e AstraZeneca, mantengono il diritto di ricorrere contro la decisione di divulgare i documenti. Il loro possibile argomento giuridico? La tutela dei segreti professionali, commerciali e di fabbricazione.
Si apre così la strada a una battaglia legale tra aziende ad alta posta in gioco. Queste società, che durante la crisi globale si sono assicurate contratti per miliardi, hanno tutto l’interesse a mantenere riservate le proprie strutture tariffarie e le clausole di responsabilità. Se decidessero di presentare ricorso, potrebbero ritardare la pubblicazione delle informazioni per mesi, se non più a lungo. Il governo si è fatto da parte, ma per ora il velo societario resta intatto. Il pubblico attende di vedere se Big Pharma userà le sue ingenti risorse per tenere all’oscuro la popolazione svizzera sui dettagli degli accordi che hanno definito la risposta alla pandemia.
Dall’oscuramento alla rivelazione
La strada verso questo momento è stata lastricata d’inchiostro nero. Nel 2022 l’UFSP ha pubblicato versioni dei contratti con Moderna, Novavax, Pfizer, Janssen, AstraZeneca e CureVac oscurate a tal punto da rendere invisibili molti dettagli importanti. All’epoca, le autorità sostenevano che una divulgazione integrale avrebbe compromesso la capacità della Svizzera di negoziare efficacemente durante future pandemie, una posizione difensiva che ora è stata abbandonata.
Questo cambiamento segna un’evoluzione fondamentale nella governance svizzera. Il timore di trovarsi in una «posizione negoziale debole» ha ceduto il passo all’obbligo legale di trasparenza. Man mano che ci allontaniamo dagli anni di crisi dei primi anni 2020, la giustificazione della segretezza d’emergenza si dissolve. La pubblicazione di questi testi integrali non farà solo luce sul costo finanziario della pandemia, ma stabilirà anche un importante precedente per il modo in cui il governo svizzero gestisce la trasparenza negli appalti durante le crisi. I pennarelli neri vengono riposti; resta la domanda: che cosa stavano nascondendo esattamente?