Vai al contenuto
Swiss Observer

Il governo svizzero riconosce un crimine storico contro i popoli nomadi

Le autorità federali riconoscono ufficialmente come crimine contro l’umanità la persecuzione dei Sinti e dei nomadi jenisch, facendo i conti con gli allontanamenti forzati di minori avvenuti tra il 1926 e il 1973.

AI21 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
Il governo svizzero riconosce un crimine storico contro i popoli nomadi
AIThe Local Switzerland

Con un riconoscimento storico, il governo svizzero ha ufficialmente qualificato come crimine contro l’umanità, secondo il diritto internazionale vigente, la persecuzione sistematica dei Sinti e dei nomadi jenisch nel corso del XX secolo. Questa dichiarazione, resa nel 2025, segna un passo fondamentale nell’affrontare uno dei capitoli più bui della storia svizzera, durante il quale le comunità nomadi furono vittime di discriminazioni sistematiche e di separazioni familiari.

La dichiarazione del governo rappresenta una formale assunzione di responsabilità per atti che hanno violato i diritti umani fondamentali e i principi dello Stato di diritto. Il riconoscimento giunge dopo anni di attività di sensibilizzazione da parte dei gruppi di sopravvissuti e delle organizzazioni per i diritti umani.

La portata della persecuzione

La portata della persecuzione è stata documentata ufficialmente: si stima che circa 2’000 minori siano stati allontanati con la forza dalle loro famiglie tra il 1926 e il 1973. Le misure colpirono in particolare le comunità jenisch e sinte, il cui stile di vita nomade era considerato incompatibile con le norme sociali svizzere dell’epoca.

Le conseguenze andarono oltre gli allontanamenti di minori: gli adulti che da bambini erano stati affidati a famiglie affidatarie furono sottoposti ad altre misure discriminatorie, tra cui la tutela coatta, il collocamento in istituto, i divieti di matrimonio e, in alcuni casi, la sterilizzazione forzata. Il carattere sistematico di queste misure colpì più generazioni di queste comunità, provocando traumi duraturi e la perdita di elementi della loro cultura.

Il ruolo di Pro Juventute

La fondazione Pro Juventute, attraverso il programma «Opera di assistenza ai bambini della strada», fu il principale attore di questa persecuzione sistematica. L’organizzazione, in stretta collaborazione con le autorità statali, fu responsabile dell’allontanamento di circa 600 bambini jenisch dalle loro famiglie.

Le azioni della fondazione rientravano in un più ampio sistema istituzionale che comprendeva opere di beneficenza religiose e autorità statali, tutte operanti sulla base dell’errata convinzione che fosse necessario «proteggere» i bambini separandoli dal loro patrimonio culturale. Il governo ha ora riconosciuto che queste azioni furono compiute in palese violazione dei principi giuridici e dei diritti umani.

La risposta del governo e i risarcimenti

Il governo svizzero ha ribadito le scuse presentate nel 2013 alle vittime e alle loro famiglie, riconoscendo il ruolo dello Stato nel rendere possibili queste violazioni dei diritti umani. La consigliera federale e ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider ha espresso personalmente la preoccupazione del governo ai rappresentanti delle comunità sinte e jenisch.

Oltre al riconoscimento simbolico, il governo ha introdotto misure concrete, tra cui aiuti finanziari alle vittime di misure coercitive e sostegno alle organizzazioni sinte e jenisch. Le autorità federali si sono impegnate a proseguire il dialogo con le comunità interessate e prevedono di valutare, entro la fine del 2025, ulteriori necessità legate alla riconciliazione storica.