Svizzera
Gli innovatori svizzeri rischiano l’esclusione dagli appalti UE per le tecnologie
Le imprese svizzere potrebbero essere escluse da un programma dell’UE di appalti pubblici proposto per tecnologie sperimentali, tra cui la robotica ospedaliera e i sistemi di intelligenza artificiale. La decisione potrebbe incidere sull’economia svizzera, fortemente orientata alla ricerca, e mettere in luce una lacuna nei rapporti del Paese con l’UE.

Le imprese svizzere rischiano di perdere l’accesso a un nuovo mercato europeo per le tecnologie sperimentali. La Commissione europea sta preparando norme per destinare fondi degli appalti pubblici a prodotti che le autorità pubbliche intendono acquistare, ma che non sono ancora disponibili in commercio. Tra gli esempi figurano robot ospedalieri e sistemi di intelligenza artificiale per la raccolta dei rifiuti. In base alla proposta, le imprese svizzere potrebbero essere escluse dalle gare perché la Svizzera non ha un accordo che copra questo programma.
La tempistica è significativa. Il 10 settembre 2026, la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il più ampio pacchetto di accordi tra la Svizzera e l’UE. La commissione ha inoltre approvato una risoluzione che definisce gli accordi un «insieme equilibrato». I trattati devono ancora ricevere ulteriori approvazioni a Bruxelles ed essere ratificati a Berna.
Questo processo parallelo mette in luce una lacuna concreta nei rapporti della Svizzera con l’UE. Le imprese svizzere collaborano strettamente con università, istituti di ricerca e istituzioni pubbliche europee, eppure l’accesso a un programma di appalti potrebbe dipendere dallo status giuridico del Paese anziché dalla qualità della sua tecnologia. Le norme proposte darebbero la preferenza ai fornitori dell’UE e dei Paesi che hanno accordi pertinenti. Per le imprese ad alta intensità di ricerca, perdere i primi contratti pubblici potrebbe significare rinunciare a luoghi di sperimentazione, clienti di riferimento e a una via d’accesso ai mercati europei.
Bruxelles punta a colmare il divario dei prototipi
Secondo la Commissione europea, attualmente solo 0,60 euro ogni 100 euro di appalti pubblici in Europa sono destinati a progetti innovativi. Bruxelles vuole aumentare questa quota facilitando l’acquisto, da parte di città, ospedali e altri enti pubblici, di tecnologie ancora in fase di sviluppo.
Il programma si rivolge a una fase difficile della commercializzazione. Un’impresa può avere un prototipo funzionante, ma non disporre ancora di un mercato consolidato né di un cliente pubblico disposto ad assumersi i costi e i rischi della prima applicazione. Per esempio, un robot ospedaliero testato nell’ambito di un appalto potrebbe raccogliere le prove operative necessarie per attirare investimenti privati e aggiudicarsi in seguito altri contratti.
La Commissione sostiene che la cooperazione transfrontaliera sia necessaria perché lo sviluppo di tecnologie importanti può essere troppo costoso per un singolo Stato membro. La proposta riserverebbe il 50% dei finanziamenti all’UE o ai Paesi che hanno accordi pertinenti. Tra i Paesi ammissibili figurano quelli dello Spazio economico europeo e i Paesi dei Balcani. Attualmente la Svizzera non rientra in questo quadro.
La Commissione ha dichiarato che l’esclusione non è rivolta specificamente contro la Svizzera. L’effetto sulle imprese svizzere sarebbe comunque diretto. Un’azienda di Zurigo, Basilea o Losanna potrebbe sviluppare un prodotto con partner europei e non poter comunque concorrere per l’appalto pubblico che ne dimostrerebbe il valore.
L’industria avverte: l’Europa potrebbe perdere competenze svizzere
Le associazioni industriali svizzere affermano che, se i fornitori svizzeri restassero esclusi dal programma, anche l’Europa perderebbe l’accesso a competenze specialistiche. Stefan Brubacher, direttore di Swissmem, ha definito la proposta dannosa per la Svizzera e per l’UE. «Le imprese e le università svizzere sono tra i partner migliori e più importanti, anche per quanto riguarda la nostra infrastruttura di ricerca», ha affermato. «Le nostre imprese hanno molto da offrire in questo ambito.»
Swissmem rappresenta i settori dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica, che dipendono fortemente dalle reti di ricerca e dalla clientela internazionale. La loro preoccupazione riguarda meno una singola gara e più il valore cumulativo della partecipazione. I primi contratti pubblici possono offrire ambienti di prova, dati sulle prestazioni e una referenza pubblica, aiutando una tecnologia emergente a passare alla produzione commerciale.
La preferenza proposta solleva inoltre una questione per gli istituti di ricerca svizzeri. Università e imprese potrebbero continuare a collaborare con partner europei, mentre l’accesso ai fondi che finanziano la fase di applicazione rimarrebbe limitato. Le autorità europee potrebbero così essere indotte a scegliere fornitori ammissibili di altri Paesi, anche quando un’impresa svizzera offre un prodotto migliore o collabora già con il gruppo di ricerca interessato.
Brubacher ha affermato che i rappresentanti svizzeri devono ora convincere l’UE a includere la Svizzera nelle norme. La posizione negoziale del Paese sarà influenzata dal più ampio dibattito sui trattati a Berna e a Bruxelles.
La ratifica dei trattati potrebbe riaprire la porta
Secondo fonti a Bruxelles, la ratifica dei nuovi accordi bilaterali potrebbe infine dare alle imprese svizzere accesso alle norme sugli appalti. La proposta della Commissione europea collega quindi una questione tecnica di accesso al mercato ai più ampi rapporti politici tra la Svizzera e l’UE.
Il Governo svizzero e la Commissione europea hanno negoziato i nuovi trattati bilaterali nel 2024. Il pacchetto intende stabilizzare e ampliare la cooperazione esistente; Bruxelles e Berna stanno ora portando avanti le procedure parlamentari di ratifica. Il 10 settembre 2026, la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha approvato il pacchetto senza dibattito e ha raccomandato che venga approvato dal Parlamento in seduta plenaria. La data del voto in plenaria non è ancora nota.
La Svizzera deve ancora gestire la propria procedura di approvazione. Il pacchetto di trattati è sottoposto all’esame politico a Berna, anche per le preoccupazioni relative alle possibili conseguenze di rapporti più stretti con l’UE sul processo decisionale nazionale e sui Cantoni. Finché gli accordi non entreranno in vigore, le imprese svizzere resteranno dipendenti dagli accordi esistenti dell’UE e dalle eventuali decisioni transitorie che Bruxelles potrebbe adottare.
Per le imprese che sviluppano tecnologie ospedaliere, intelligenza artificiale e altri prodotti ad alta intensità di ricerca, i tempi sono importanti. Le opportunità di appalto dipendono dai bilanci pubblici e dai bandi, non solo dagli annunci diplomatici. Un ritardo nell’accesso giuridico potrebbe costringere gli innovatori svizzeri a guardare i clienti europei mentre testano sistemi concorrenti, nel frattempo che Berna e Bruxelles completano il processo relativo ai trattati.