Criminalità
Scoperta dalla dogana svizzera una rete internazionale di traffico di uccelli con documenti falsificati
Le autorità doganali svizzere hanno smantellato un traffico internazionale di uccelli che importava illegalmente in Svizzera decine di esemplari protetti da diversi Paesi europei. L’inchiesta ha rivelato l’uso di ricevute d’acquisto falsificate per aggirare le norme.

Un controllo di routine al tunnel del Gran San Bernardo ha fatto saltare la segretezza di un traffico di animali selvatici di vaste proporzioni. Nel novembre 2024, le autorità doganali svizzere hanno fermato due cittadini portoghesi, di 54 e 46 anni, che tentavano di attraversare il valico alpino con un carico nascosto di circa una decina di uccelli protetti. Non si è trattato di una semplice svista amministrativa: era il filo da tirare per portare alla luce una sofisticata attività criminale.
L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) è intervenuto rapidamente. La scoperta degli animali non dichiarati ha immediatamente dato il via a un’indagine più approfondita, facendo emergere un palese disprezzo per la sovranità svizzera e il diritto internazionale. Mentre i sospettati cercavano di passare inosservati, la vigilanza degli agenti svizzeri in quel punto cruciale ha impedito lo sfruttamento di animali selvatici vulnerabili. Questo primo fermo ha dato il via a un’ampia inchiesta che avrebbe presto svelato un’attività ben più oscura e pianificata, volta ad aggirare gli stretti controlli a tutela delle frontiere svizzere.
Una rete che attraversava il continente
La portata dell’operazione è allarmante. Gli inquirenti hanno scoperto che in Svizzera sono stati introdotti illegalmente uccelli protetti per un valore complessivo di 100’000 franchi, rivelando l’esistenza di un redditizio mercato nero alimentato dall’avidità. La rete non era circoscritta a un solo Paese, ma si estendeva in tutta Europa, collegando la Svizzera a Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Portogallo.
Al centro dell’inganno vi era l’uso di ricevute d’acquisto falsificate. I responsabili, tra cui un terzo complice identificato nel corso dell’inchiesta, falsificavano meticolosamente i documenti per simulare scambi legali e utilizzavano i locali della propria azienda come deposito per gli animali introdotti illegalmente. Dal 2024, oltre 50 uccelli protetti sono transitati attraverso questa rete illecita. Questa frode pianificata dimostra una forte intenzionalità criminale: era concepita appositamente per eludere la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES) e ingannare i funzionari doganali, garanti della legalità degli scambi.
Controlli rafforzati nei Cantoni
L’operazione non si è fermata al tunnel. Dopo i primi arresti, nel 2025 l’inchiesta è proseguita con rinnovato vigore, prendendo di mira località nell’entroterra svizzero. Gli inquirenti delle dogane hanno condotto controlli coordinati nella Svizzera occidentale e nel Canton Ticino, assestando un duro colpo ai trafficanti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di circa altri 30 uccelli protetti, dimostrando che la rete aveva messo radici nel Paese.
Le conseguenze legali sono gravi. I tre principali responsabili sono ora accusati di una serie di reati, tra cui violazioni delle norme doganali e fiscali, della legislazione sulla protezione delle specie e delle disposizioni in materia di protezione degli animali. La notevole mole di prove ha portato all’apertura di diverse nuove inchieste in vari Cantoni. Le autorità inviano un messaggio chiaro e fermo: la Svizzera non è un rifugio sicuro per i criminali che trafficano animali selvatici e la ricerca della giustizia proseguirà senza sosta, al di là dei confini cantonali.
Proteggere la biodiversità globale
Questo caso sottolinea l’importanza fondamentale della convenzione CITES, un accordo globale sostenuto dalla Svizzera fin dal 1975 insieme a oltre 180 altri Paesi. Con più di 6’000 specie animali e 34’000 specie vegetali iscritte negli elenchi, la posta in gioco per la biodiversità è molto alta. Il commercio illegale compromette queste tutele e minaccia specie già classificate in base alla gravità del rischio che corrono.
La Svizzera dispone di un sistema di protezione rigoroso contro questo tipo di sfruttamento. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) tratta ogni anno tra 85’000 e 105’000 licenze, assicurando che il commercio legale sia trasparente e sostenibile. Ogni importazione richiede un certificato CITES e una licenza d’importazione specifica, che costituiscono una solida barriera contro il traffico. Tuttavia, come dimostra questa operazione, i criminali continuano a mettere alla prova queste difese. Lo smantellamento della rete conferma il ruolo centrale della Svizzera nella lotta internazionale contro i reati ai danni della fauna selvatica, affinché le nostre frontiere restino chiuse a chi trae profitto dalla distruzione della natura.