Vai al contenuto
Swiss Observer

I contratti integrali sui vaccini anti-Covid scatenano accuse di inganno del pubblico

La pubblicazione, ordinata dal tribunale, dei contratti integrali con i produttori di vaccini ha fatto scoppiare uno scandalo: un gruppo di campagne accusa le autorità di aver ingannato il pubblico e di aver accettato la piena responsabilità per prodotti la cui efficacia non era garantita.

I contratti integrali sui vaccini anti-Covid scatenano accuse di inganno del pubblico
AISWI swissinfo.ch

Alla fine, ben 1 miliardo di franchi di denaro pubblico è finito sotto la lente, mentre il muro di segretezza del governo svizzero crolla. Dopo una dura battaglia legale durata due anni, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) è stato costretto a consegnare i contratti sui vaccini senza omissis, svelando le condizioni effettive della risposta della Svizzera alla pandemia. Non si tratta soltanto della pubblicazione di alcuni documenti, ma di una svolta decisiva in materia di responsabilità pubblica. Per anni le autorità hanno sottratto questi accordi al controllo, sostenendo che renderli pubblici avrebbe messo a repentaglio gli interessi nazionali. Un tribunale federale ha però smontato questa tesi, stabilendo che il diritto del pubblico di sapere come è stato speso il denaro prevale sulla comodità del silenzio burocratico. I documenti integrali rivelano che la Svizzera ha pagato tra 32 e 40 dollari per dose di Moderna, quasi il doppio di quanto negoziato dagli Stati Uniti. Mentre il governo si affrettava a garantirsi un «accesso prioritario», i critici sostengono ora che abbia rinunciato al proprio potere negoziale, vincolando il Paese a condizioni rigide a vantaggio dei giganti farmaceutici e a scapito delle casse pubbliche. Questa vittoria della trasparenza segna la fine di un’epoca di «fiducia cieca» negli acquisti federali di prodotti sanitari.

La responsabilità totale ricade sui contribuenti

Di fatto, lo Stato svizzero ha firmato un assegno in bianco per la responsabilità dei produttori farmaceutici, lasciando ai cittadini il conto per eventuali danni. I contratti integrali confermano una realtà allarmante: Moderna e Novavax sono esonerate da quasi tutte le conseguenze legali, salvo i casi di negligenza grave o difetti di produzione. Per tutti gli altri rischi, compresi gli effetti collaterali rari ma gravi, il governo svizzero e, di riflesso, i contribuenti si assumono la piena responsabilità delle richieste di risarcimento. Questo accordo «eccezionale» si discosta nettamente dalle normali procedure di acquisto dei vaccini, nelle quali i produttori si assumono in genere una parte significativa della responsabilità per i propri prodotti. Gruppi di campagna come l’Alleanza d’azione per una Svizzera libera (ABF) hanno definito le rivelazioni «scioccanti», facendo notare che i contratti non impongono ai produttori obblighi vincolanti di fornire un prodotto dall’efficacia garantita. L’UFSP difende queste condizioni come il prezzo necessario per ottenere consegne rapide durante una crisi globale, ma l’analisi giuridica descrive un rapporto di forza squilibrato: lo Stato ha accettato tutti i rischi, mentre i produttori si sono intascati tutti i profitti. La rivelazione pone il pubblico di fronte a una domanda inquietante: il governo ha dato la precedenza alla rapidità rispetto alla sicurezza e alla prudenza finanziaria?

Il cimitero degli 18 milioni di dosi sprecate

Oltre 18,6 milioni di dosi di vaccini contro il Covid-19 sono state incenerite. Una perdita enorme, pari al 60% delle scorte complessive acquistate dal governo. Questo spreco senza precedenti non è soltanto un fallimento logistico: è una conseguenza diretta delle clausole «predatorie» dei contratti, ora rese note al pubblico. Il contratto integrale con Moderna rivela un divieto rigoroso di rivendere o trasferire vaccini al di fuori del territorio svizzero. Di fatto, questa clausola ha legato le mani al governo, impedendogli di donare o vendere le scorte in eccesso a Paesi che ne avevano bisogno prima della scadenza delle dosi. La Svizzera ha ordinato 61 milioni di dosi per una popolazione di appena 9 milioni di persone, ma ne sono state somministrate soltanto 17 milioni. Il «cimitero dei vaccini» è costato al Paese centinaia di milioni di franchi. I critici giudicano sconsiderato questo eccesso di acquisti, soprattutto perché il governo ha continuato a spingere per ottenere altre dosi ben dopo il picco della pandemia. Il contrasto è netto: mentre l’UFSP sostiene che fosse meglio averne troppe che troppo poche, la portata della distruzione suggerisce un errore catastrofico nelle previsioni della domanda e l’incapacità di negoziare strategie d’uscita flessibili.

Tempesta in Parlamento, cresce la richiesta di responsabilità

Le ripercussioni di queste rivelazioni si fanno sentire nei corridoi di Palazzo federale: i parlamentari chiedono che qualcuno paghi per quella che definiscono una «mistificazione del pubblico». Il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC) Rémy Wyssman guida l’iniziativa e prepara una serie di mozioni per una prossima sessione parlamentare straordinaria. Wyssman si chiede se il governo abbia violato le norme obbligatorie sugli acquisti pubblici e nascosto intenzionalmente dettagli essenziali dei contratti all’organo stesso incaricato di sorvegliarlo. Le accuse sono gravi: al governo viene rimproverato di aver «ingannato la popolazione», proiettando una falsa impressione di sicurezza e necessità e minimizzando al contempo la natura sperimentale della tecnologia a mRNA. Mentre l’UFSP mantiene una posizione difensiva e sostiene che la sua strategia abbia salvato vite, cresce la pressione politica per una verifica indipendente e completa della gestione della pandemia. Non è più soltanto un dibattito sanitario: è una crisi di fiducia nella governance svizzera. Le implicazioni sono chiare: la prossima pandemia non sarà gestita a porte chiuse. La richiesta di trasparenza da parte del pubblico si è fatta sentire con forza e il governo deve ora fare i conti con il fatto che i suoi poteri «d’emergenza» non lo esonerano dalla verità.