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Swiss Observer

Il Tribunale federale respinge il ricorso contro l’aumento dell’età di pensionamento delle donne

Il Tribunale federale respinge il ricorso dei Verdi e delle Donne socialiste volto ad annullare la votazione del 2022 sull’aumento dell’età di pensionamento delle donne. Invoca la certezza del diritto, pur riconoscendo le criticità legate alle informazioni fornite.

AI12 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
Il Tribunale federale respinge il ricorso contro l’aumento dell’età di pensionamento delle donne
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Il martelletto è calato e la decisione è definitiva: il Tribunale federale ha respinto categoricamente la richiesta di annullare la contestata votazione del 2022 sull’età di pensionamento delle donne. Con una decisione che consolida un importante cambiamento della politica sociale svizzera, i giudici hanno respinto i ricorsi di grande portata presentati dai Verdi e dalle Donne socialiste. La sentenza chiude di fatto ogni possibilità di ricorso legale per annullare la decisione che ha portato l’età di pensionamento delle donne a 65 anni.

La decisione del Tribunale non ha ignorato i fatti, ma ha privilegiato la stabilità. Le ricorrenti si sono battute con ogni mezzo per invalidare i risultati della votazione, denunciando un inganno, ma la giustizia ha indicato che non è facile far fare marcia indietro alla macchina dello Stato. Questa sentenza segna un momento decisivo per la democrazia svizzera: conferma che, una volta avviato l’iter legislativo, per fermarlo non basta dimostrare che è stato commesso un errore, occorre anche superare la grande inerzia di una legge già entrata in vigore.

La democrazia sotto esame: lo scandalo della disinformazione

Gli elettori sarebbero stati ingannati e l’integrità delle urne è stata messa in discussione. Il ricorso si fondava su un’ammissione sorprendente: prima della votazione del settembre 2022, il Consiglio federale aveva fornito informazioni fuorvianti sulle prospettive finanziarie del sistema pensionistico. I Verdi e le Donne socialiste hanno sostenuto che non si trattasse di un semplice errore materiale, bensì di una violazione dei diritti politici che aveva influenzato un risultato sul filo di lana.

Durante l’udienza, i giudici non hanno evitato di discutere la gravità della violazione. Il Tribunale si è confrontato con la scomoda realtà che l’elettorato aveva votato sulla base di cifre errate. Tuttavia, pur riconoscendo che sulla votazione aleggiava una nube di disinformazione, i giudici non sono riusciti a raggiungere un consenso su come qualificare questa violazione nella sentenza. Il silenzio della decisione su questo punto specifico è eloquente e lascia una domanda inquietante sospesa sul panorama politico svizzero: quanta disinformazione è troppa?

La trappola della «certezza del diritto»

La certezza del diritto ha prevalso sulla correzione di un difetto democratico. Il rifiuto del Tribunale di annullare la votazione si fonda su una complessa rete di interdipendenze legislative. La revisione della legge sulle rendite AVS (AVS 21) non era una misura a sé stante: era strettamente collegata a un altro pacchetto di riforme che comprendeva un aumento dell’IVA. Annullare una delle due misure avrebbe fatto saltare anche l’altra, creando un vuoto giuridico che il Tribunale non era disposto ad aprire.

Secondo i giudici, tornare sui propri passi è di fatto impossibile. È fondamentale che l’aumento dell’IVA legato alla riforma è in vigore dal 1° gennaio 2024. Nella realtà economica, le imposte vengono già riscosse e i bilanci sono stati definiti. Il Tribunale ha concluso che il principio della certezza del diritto impediva qualsiasi annullamento. In sostanza, le riforme sono diventate «troppo grandi per fallire»: la giustizia è stata costretta a confermare una votazione viziata, invece di rischiare il caos amministrativo che avrebbe comportato annullare un aumento fiscale già attuato.

Nessuna marcia indietro: la realtà per le donne

Il tempo stringe e, per le donne di tutta la Svizzera, il calendario è ormai stabilito. Esaurite le vie legali, l’aumento dell’età di pensionamento a 65 anni proseguirà come previsto e sarà attuato nel 2025. Questa sentenza spegne l’ultima speranza di chi si opponeva alla misura e voleva ritardarla o cancellarla. Ora la macchina dello Stato è interamente concentrata sull’attuazione, senza ulteriori ostacoli giudiziari da superare.

La decisione trasmette un messaggio forte sulla solidità delle riforme già entrate in vigore in Svizzera. Il dibattito sull’equità della campagna può continuare negli ambienti politici, ma la realtà concreta è immediata e irreversibile. Le donne devono ora prepararsi a una vita lavorativa più lunga, poiché l’armonizzazione delle età di pensionamento diventa la nuova norma. La controversia può restare, ma la misura è ormai definitiva.