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Le aziende svizzere prevedono una crescita salariale dell’1,3% nel 2026
Un sondaggio del KOF condotto presso 4’500 aziende indica che sono previsti aumenti salariali, anche se le aspettative sono inferiori di 0,3 punti percentuali rispetto alle proiezioni dell’anno precedente.

I dipendenti svizzeri sono alle soglie di una tangibile vittoria finanziaria. Le aziende di tutto il Paese prevedono per il 2026 un solido aumento nominale dei salari dell’1,3%, una cifra significativa se si considera il netto calo dell’inflazione. Poiché il KOF, Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo, prevede un aumento dei prezzi al consumo di appena lo 0,5%, i lavoratori dovrebbero beneficiare di un aumento salariale reale di circa lo 0,8%.
È una svolta decisiva per la forza lavoro svizzera. Dopo anni in cui l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, l’aumento previsto rappresenta un effettivo incremento del reddito disponibile. I dati, raccolti attraverso un ampio sondaggio condotto presso 4’500 aziende, confermano che la fase di stagnazione dei salari reali sta giungendo al termine. A prima vista la cifra può sembrare modesta, ma i calcoli sottostanti mostrano un rafforzamento significativo della posizione dei consumatori svizzeri. Si passa da una fase di gestione difensiva del budget a una di cauta prosperità.
Il mercato del lavoro rallenta
Nonostante le prospettive positive per il potere d’acquisto, la crescita salariale sta rallentando nettamente. La previsione attuale dell’1,3% è inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto alle aspettative di appena un anno fa. La frenetica corsa alla ricerca di personale qualificato che aveva caratterizzato l’economia dopo la pandemia sta visibilmente scemando.
Secondo gli analisti del KOF, questa tendenza al raffreddamento è dovuta principalmente a due fattori: la rapida diminuzione della carenza di personale qualificato e il successo nel contenere l’inflazione. Negli ultimi tre anni le previsioni di crescita nominale dei salari sono calate costantemente, segnalando un ritorno alla normalità e non una crisi. Le aziende non sono più costrette a offrire premi salariali esorbitanti per coprire i posti vacanti negli uffici e nelle fabbriche. Il potere contrattuale sta cambiando, riportando le trattative a livelli più normali. Se da un lato ciò indica la stabilizzazione dell’economia, dall’altro suggerisce che per il lavoratore medio il margine per negoziare aumenti salariali consistenti si sta riducendo.
Le costruzioni in testa, il commercio al dettaglio in ritardo
La crescita prevista non sarà distribuita in modo uniforme fra tutti i settori: nel panorama industriale svizzero si sta delineando una netta divergenza. Il settore delle costruzioni è in testa, con un aumento salariale previsto dell’1,7%, il più alto fra tutti i comparti esaminati. Segue da vicino il settore alberghiero e della ristorazione, che prevede un incremento dell’1,5%, segnale di una ripresa in corso e della domanda di personale di servizio.
Altri pilastri dell’economia, invece, stanno stringendo la cinghia. Il commercio all’ingrosso prevede gli aumenti più contenuti, appena lo 0,9%, mentre l’industria manifatturiera e il commercio al dettaglio seguono con previsioni dell’1,1%. Questa distribuzione disomogenea mette in luce le diverse pressioni che gravano sui settori legati ai beni rispetto a quelli dei servizi e delle infrastrutture. Per chi cercherà lavoro nel 2026, il settore scelto sarà importante quanto le competenze offerte.
La bomba a orologeria dei dazi
Queste proiezioni sono soggette a un’importante riserva, che non può essere ignorata. I dati del KOF sono stati raccolti prima che gli Stati Uniti annunciassero a sorpresa nuovi dazi doganali del 39% sulle importazioni svizzere. Questo shock geopolitico mette seriamente in dubbio l’attendibilità delle previsioni salariali, soprattutto nei settori fortemente orientati all’esportazione.
Il KOF ha lanciato un chiaro avvertimento: «È proprio nelle aziende industriali fortemente orientate verso gli Stati Uniti che i dazi doganali potrebbero ridurre le previsioni di crescita salariale». Il settore manifatturiero, che già prevede un aumento contenuto dell’1,1%, potrebbe vedere svanire questi guadagni a causa dei dazi punitivi. Mentre gli esportatori svizzeri cercano di adattarsi a questa nuova realtà commerciale, la media nazionale dell’1,3% potrebbe rivelarsi un picco difficile da raggiungere per l’economia. L’impatto completo del protezionismo statunitense è l’incognita che potrebbe riscrivere il futuro finanziario di migliaia di lavoratori svizzeri nel corso del prossimo anno.