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Swiss Observer

L’industria svizzera del cioccolato alle prese con prezzi record del cacao

I produttori svizzeri di cioccolato segnalano vendite stagnanti in un contesto di rincari senza precedenti del cacao, che costringono il settore a modificare i prezzi.

L’industria svizzera del cioccolato alle prese con prezzi record del cacao
AISWI swissinfo.ch

L’era del cioccolato a buon mercato è finita. In un impressionante stravolgimento del mercato, i prezzi del cacao sono quadruplicati, raggiungendo il livello record di 10’888 dollari (9’136 franchi) per tonnellata alla fine del 2024. Per fare un confronto, in passato questa materia prima oscillava abitualmente tra i 2’000 e i 3’000 dollari: oggi il settore deve quindi fare i conti con costi della materia prima quasi quattro volte superiori alla media di lungo periodo.

Non si tratta di una fluttuazione di poco conto, ma di uno shock di portata enorme per l’economia svizzera. Mentre il fatturato del settore è aumentato del 13,3%, raggiungendo i 2,2 miliardi di franchi, questa cifra nasconde una realtà preoccupante: la crescita è dovuta interamente all’inflazione, non alla domanda. I produttori sono stati costretti a trasferire questi costi astronomici sui consumatori, gonfiando artificialmente il fatturato, mentre la crescita dei volumi effettivi resta debole. Chocosuisse, l’organizzazione mantello del settore, ha lanciato l’allarme, definendo «preoccupanti» gli attuali livelli delle esportazioni e avvertendo che i consumatori finali non hanno ancora avvertito appieno l’impatto di questi rincari.

Barry Callebaut: il fatturato vola, gli utili crollano

Barry Callebaut, colosso del settore, è un indicatore precoce della crisi. I recenti risultati finanziari dell’azienda dipingono un quadro paradossale. Sebbene nel primo semestre dell’esercizio 2024-2025 il fatturato sia balzato del 56,9%, raggiungendo 7,29 miliardi di franchi, questa espansione nasconde una ferita profonda: l’utile netto ricorrente è crollato del 70,6%, a soli 63,5 milioni di franchi.

La causa è evidente. Tra settembre 2024 e febbraio 2025, i prezzi delle fave di cacao sono aumentati di un ulteriore 95%. Anche se l’azienda ha trasferito con decisione questi costi ai clienti, i volumi di vendita sono diminuiti del 4,7%, attestandosi a 1,09 milioni di tonnellate. Il divario tra il fatturato in forte crescita e l’utile in caduta libera mette in luce la fragilità dell’attuale mercato. La direzione sta ora cercando di attuare il programma di efficienza «BC Next Level», che punta a risparmi per 250 milioni di franchi, pur ammettendo che le misure avranno effetti sul risultato finale solo dopo 12 mesi.

Esportazioni ferme, la domanda globale si indebolisce

L’industria svizzera del cioccolato dipende fortemente dai mercati esteri e i motori delle esportazioni stanno perdendo colpi. Poiché le esportazioni rappresentano ben il 72,1% delle vendite totali, la salute del settore dipende dalla domanda internazionale. Eppure, lo scorso anno la crescita delle esportazioni si è fermata a un trascurabile 0,2%.

Questa stagnazione è una vulnerabilità significativa. Con l’aumento dei prezzi, gli acquirenti internazionali esitano e il sovrapprezzo del «Swiss Made» viene messo alla prova da pressioni sui costi senza precedenti. Il volume totale di cioccolato svizzero venduto è aumentato appena dello 0,6%, raggiungendo 209’096 tonnellate, un dato che, secondo Chocosuisse, «fa suonare un campanello d’allarme». Se i mercati internazionali dovessero contrarsi ulteriormente in risposta ai continui rincari, il settore svizzero potrebbe trovarsi ad affrontare una crisi di sovrapproduzione. La domanda globale di cioccolato di lusso è messa alla prova dalla dura realtà economica della scarsità di materie prime.

Cala il consumo interno

Anche gli svizzeri, rinomati in tutto il mondo per la loro passione per il cioccolato, stanno stringendo la cinghia. Il consumo pro capite di cioccolato in Svizzera è diminuito del 2,4%, scendendo a 10,6 chili per persona. Questo calo della fedeltà dei consumatori sul mercato interno è una risposta diretta allo shock dei prezzi alla cassa.

Sebbene il fatturato sul mercato interno sia cresciuto di un modesto 1,7%, si tratta esclusivamente di un dato monetario, dovuto all’inflazione e non a un aumento dei consumi. In realtà, gli svizzeri acquistano meno cioccolato, mentre i produttori trasferiscono sui clienti i costi quadruplicati del cacao. Chocosuisse avverte che i prezzi elevati del cacao registrati alla fine del 2024 si rifletteranno «pienamente» sui prezzi di vendita solo quest’anno: il mercato interno si prepara quindi a un’ulteriore contrazione. I giorni in cui sugli scaffali svizzeri si trovava cioccolato economico e in abbondanza sembrano contati.

Ostacoli normativi e futuri tagli ai costi

Come se la volatilità del mercato non bastasse, all’orizzonte si profila una tempesta normativa. Il settore si prepara al regolamento europeo sulle catene di approvvigionamento (EUDR), che diventerà obbligatorio alla fine dell’anno. Il nuovo quadro normativo introduce requisiti di tracciabilità più severi, aggiungendo un ulteriore livello di complessità e di costi a una catena di approvvigionamento già sotto pressione.

Le prospettive restano amare. I produttori che nel 2024 avevano fatto affidamento su scorte di cacao meno costose le hanno ormai esaurite, il che significa che quest’anno le linee di produzione subiranno appieno l’impatto dei prezzi superiori a 10’000 dollari per tonnellata. Alle aziende restano poche alternative: ridurre drasticamente i costi e aumentare ancora i prezzi. Il ritardo di Barry Callebaut nel realizzare i risparmi dimostra che non esistono soluzioni rapide. L’industria svizzera del cioccolato sta entrando in una fase di trasformazione forzata, in cui solo le aziende più efficienti e capaci di adattarsi potranno superare il doppio colpo dell’inflazione economica e delle pressioni normative.