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Swiss Observer

I Cantoni svizzeri chiedono il via libera a un’ampia campagna di abbattimento dei branchi di lupi

Sei Cantoni chiedono di abbattere oltre 30 branchi di lupi. Tre regioni domandano l’eliminazione completa di alcuni branchi, mentre cresce la preoccupazione per il bestiame.

AI2 settembre 2025Il nostro processo editoriale
I Cantoni svizzeri chiedono il via libera a un’ampia campagna di abbattimento dei branchi di lupi
AISWI swissinfo.ch

Sei Cantoni svizzeri hanno avviato un’iniziativa coordinata e incisiva per ridurre drasticamente la popolazione di lupi nel Paese, segnando un momento cruciale nella gestione della fauna selvatica alpina. Con una mossa che segna il passaggio definitivo dall’osservazione passiva al controllo attivo, i Cantoni dei Grigioni, del Vallese, di Vaud, del Ticino, di Svitto e di San Gallo hanno chiesto ufficialmente alle autorità federali di intervenire. Non si tratta di un adeguamento di poco conto: è una mobilitazione su vasta scala che prende di mira oltre 30 branchi di lupi in tutto il Paese.

L’urgenza è evidente. Le autorità regionali non sono più disposte ad accettare lo status quo e invocano la necessità impellente di proteggere il bestiame e di gestire il delicato equilibrio ambientale. Richiamandosi alla Legge sulla caccia riveduta, questi Cantoni ricorrono a tutti gli strumenti legali a loro disposizione per affrontare direttamente l’aumento dei predatori. La domanda, inoltrata all’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), rappresenta un fronte comune delle regioni montane svizzere, che chiedono un intervento immediato prima dell’arrivo dell’inverno. L’ampiezza della richiesta sottolinea la gravità della situazione sul terreno, dove la convivenza tra lupi e agricoltura è giunta a un punto critico.

La lista degli abbattimenti: obiettivo eliminazione totale

I dettagli della proposta rivelano una strategia senza compromessi: tre branchi interi sono destinati all’eliminazione totale. Questo approccio di tolleranza zero prende di mira gruppi specifici, considerati troppo problematici per essere gestiti con misure parziali. Il Cantone di Vaud ha individuato un branco, mentre il Vallese, spesso al centro del dibattito sul lupo, chiede l’eliminazione completa di due branchi. Si tratta di un netto inasprimento rispetto agli anni precedenti, che rispecchia l’irrigidimento della politica nelle regioni in cui gli attacchi al bestiame hanno causato i danni economici ed emotivi più ingenti.

Per i branchi rimanenti, il piano è altrettanto rigoroso. La proposta chiede l’autorizzazione ad abbattere ben due terzi di tutti i giovani lupi nati nel 2025. Questa riduzione mirata della coorte più recente mira a frenare sul nascere la crescita della popolazione, impedendo l’espansione esponenziale dei branchi che ha allarmato sia gli agricoltori sia gli ambientalisti. Concentrandosi sui cuccioli nati nel 2025, i Cantoni cercano di congelare le dinamiche della popolazione, assicurandosi che il numero dei predatori non superi la capacità di carico dei pascoli alpini. La precisione delle richieste indica che i Cantoni non agiscono d’impulso, ma sulla base di dati calcolati sulle dimensioni dei branchi e sui tassi di riproduzione.

Berna valuta gli elementi a disposizione

Il destino di oltre 30 branchi di lupi è ora interamente nelle mani dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). A Berna è iniziato l’esame determinante delle domande, un processo che definirà il futuro immediato della politica svizzera in materia di biodiversità. La decisione dell’UFAM sarà binaria: autorizzare gli abbattimenti e dare il via libera ai guardiacaccia cantonali, oppure respingerli e affrontare la reazione del mondo agricolo. Non ci sono vie di mezzo.

Con la Legge sulla caccia riveduta, il quadro giuridico per questi abbattimenti preventivi è chiaramente definito, ma l’applicazione della legge resta terreno di scontro. Le autorità federali devono verificare che siano soddisfatte le condizioni per misure così drastiche, conciliando la protezione legale della specie con gli interessi economici dei Cantoni. In caso di approvazione, gli abbattimenti saranno eseguiti rapidamente: il periodo in cui è possibile sparare a scopo preventivo si protrae soltanto fino a gennaio. Questa scadenza ravvicinata aggiunge ulteriore pressione all’esame delle domande. I Cantoni, responsabili dell’attuazione, sono pronti a mobilitare i cacciatori non appena arriverà il via libera.

Il futuro della convivenza alpina

Questa massiccia richiesta di gestione letale impone di confrontarsi con la realtà della vita nella Svizzera moderna: l’ideale romantico della natura selvaggia si scontra duramente con le necessità pratiche dell’agricoltura. L’ampiezza della richiesta, che prende di mira decine di branchi, suggerisce che chi vive più vicino al territorio considera fallito l’esperimento della convivenza senza gestione. Da tempo gli agricoltori sostengono che il ritorno del lupo minacci la sostenibilità dell’agricoltura alpina tradizionale; l’iniziativa coordinata di sei Cantoni dà espressione politica a questa rivendicazione.

Con l’avanzare del mese di settembre 2025, il Paese osserva. L’approvazione degli abbattimenti costituirebbe un precedente importante e potrebbe normalizzare il controllo su vasta scala della popolazione come strumento standard della politica ambientale svizzera. Un rifiuto, al contrario, potrebbe scatenare una tempesta politica tra i Cantoni rurali e il centro federale. A prescindere dalla decisione dell’UFAM, il rapporto tra la popolazione svizzera e i predatori tornati nel Paese è cambiato irrevocabilmente. L’era della protezione passiva è finita; quella della gestione attiva e letale è alle porte.