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Swiss Observer

Piattaforma di escort con sede in Svizzera sotto inchiesta in Francia

I procuratori francesi indagano su una grande piattaforma di annunci per escort che, secondo quanto riferito, sarebbe gestita dalla Svizzera da un cittadino svizzero, dopo i timori che gli annunci possano includere ragazze minorenni.

AI11 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Piattaforma di escort con sede in Svizzera sotto inchiesta in Francia
AISWI swissinfo.ch

I procuratori francesi hanno aperto un’inchiesta su una delle maggiori piattaforme di annunci per la prostituzione del Paese, dopo le segnalazioni secondo cui gli annunci includerebbero ragazze minorenni. La procura di Parigi sta esaminando il sito web un tempo noto come «Sexemodel», ribattezzato di recente «Meslibertines».

Radio France riferisce che la piattaforma riceve in media 430’000 visite al giorno e pubblica oltre 45’000 annunci attivi. Le autorità francesi si sono allarmate dopo che diverse centinaia di pagine avrebbero offerto i servizi di ragazze minorenni. L’Alto commissario francese per l’infanzia ha contattato i procuratori e chiesto la chiusura del sito.

L’inchiesta porta in primo piano il legame con la Svizzera. Secondo quanto riferito, la piattaforma è ospitata in Svizzera ed è di proprietà di un cittadino svizzero che vive a Dubai. Le autorità giudiziarie francesi hanno presentato alla Svizzera una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale.

Il caso solleva interrogativi immediati su come le attività di annunci online individuino i contenuti illegali, conservino le prove e rispondano alle richieste delle autorità inquirenti. Mette inoltre sotto esame il ruolo della Svizzera quale polo societario e digitale, benché il presunto sfruttamento e la maggior parte delle attività pubblicizzate riguardino la Francia.

Una linea di difesa sotto pressione

La piattaforma sostiene di limitarsi a ospitare annunci, una posizione duramente criticata dalle autorità francesi impegnate nella lotta alla tratta di esseri umani. Secondo quanto riferito, le sue condizioni d’uso escludono ogni responsabilità per contatti o incontri derivanti da un annuncio e dichiarano che la società applica una politica di «tolleranza zero» nei confronti delle attività illegali.

L’inchiesta metterà alla prova questa linea di difesa. L’Ufficio centrale francese per la repressione della tratta di esseri umani afferma che le dimensioni del sito rendono impossibile considerare gli annunci avulsi dalle loro conseguenze. Il capo dell’ufficio, citato da France Inter, ha accusato la piattaforma di tenere una «posizione estremamente ipocrita». Ha affermato che la società sa che alcuni annunci costituiscono un reato, mentre gli inquirenti francesi non possono agire da soli perché l’infrastruttura è legata alla Svizzera.

La distinzione tra una piattaforma e un partecipante attivo è centrale nel caso. Ci si attende che gli inquirenti esaminino le modalità di approvazione degli annunci, se siano state segnalate inserzioni sospette, quali registrazioni conservi la società e come gestisca i reclami. Potrebbero inoltre chiedere informazioni sui pagamenti, sui titolari degli account e sulle persone che hanno pubblicato gli annunci.

Il materiale di partenza non accerta la responsabilità penale. Spetterà ai procuratori e ai tribunali stabilirla.

La Svizzera detiene le tracce delle prove

Il sistema svizzero di assistenza giudiziaria è ora al centro dell’inchiesta francese. La sede e i legami societari in Svizzera, secondo quanto riferito, complicano un caso che coinvolge un titolare dell’attività che risiederebbe a Dubai e opererebbe attraverso una rete internazionale.

Secondo France Inter, il titolare è un cittadino svizzero di 47 anni, condannato in Francia nel 2011 a tre anni di reclusione con la condizionale per sfruttamento aggravato della prostituzione. Le autorità francesi avevano già emesso un mandato d’arresto internazionale, ma secondo quanto riferito quelle svizzere si erano rifiutate di eseguirlo. L’inchiesta in corso metterà alla prova la quantità di prove ottenibili attraverso la cooperazione formale e se le autorità svizzere ravviseranno i presupposti per avviare un procedimento autonomo.

Secondo quanto riferito, il titolare controlla anche altre piattaforme simili. Nel 2025 Mediapart ha scritto che nell’arco di due decenni aveva costruito un impero online della prostituzione, servendosi di intermediari e società di comodo registrate soprattutto in Svizzera e a Cipro. Queste affermazioni fanno parte di precedenti articoli e non costituiscono accertamenti della nuova inchiesta francese.

Per la Svizzera, il caso evidenzia la portata concreta dell’assistenza giudiziaria internazionale. Gli inquirenti potrebbero aver bisogno di documenti societari, informazioni sui server, dati finanziari e comunicazioni conservate in diverse giurisdizioni. La rapidità e la portata della cooperazione potrebbero determinare se i procuratori riusciranno a passare dai sospetti alle imputazioni.

La protezione dei minori al centro del caso

Secondo quanto riportato dalla stampa francese, l’attività genera oltre 20 milioni di euro l’anno, mentre al centro delle accuse restano minori vulnerabili. Secondo le stesse fonti, molte prostitute in Francia sono abbonate alla piattaforma, che raggiunge così una parte eccezionalmente ampia del mercato del sesso online del Paese.

Le ONG francesi stimano che almeno 20’000 minori siano coinvolti nella prostituzione. Affermano che il numero sia aumentato di venti volte in dieci anni. Il resoconto descrive una modalità di reclutamento in cui i protettori prendono di mira ragazze ospitate in strutture per giovani in difficoltà e le spostano regolarmente per rendere più difficile individuarle.

Queste cifre forniscono il contesto più ampio dell’intervento dei procuratori. Un annuncio online può sembrare slegato dallo sfruttamento fisico che vi è dietro; tuttavia, gli annunci possono aiutare i clienti a trovare le vittime, permettere agli sfruttatori di spostarsi rapidamente da una città all’altra e generare entrate per chi li pubblica.

È probabile che l’inchiesta esamini anche come i minorenni arrivino sul sito e se gli adulti responsabili degli annunci abbiano usato età o identità false. La presenza di diverse centinaia di pagine che avrebbero pubblicizzato ragazze minorenni non permette, da sola, di stabilire chi le abbia create o gestite. I procuratori dovranno identificare gli inserzionisti, tracciare i pagamenti e determinare cosa sapesse la piattaforma e quando ne fosse venuta a conoscenza.

La cooperazione determinerà i prossimi passi

La prossima prova sarà capire se le autorità francesi e svizzere riusciranno a trasformare un’inchiesta transfrontaliera in un’azione concreta. La procura di Parigi ha aperto il caso e la Francia ha chiesto assistenza giudiziaria internazionale alla Svizzera. La richiesta potrebbe riguardare strutture societarie, flussi finanziari, registrazioni tecniche e informazioni sui gestori della piattaforma.

Il legame con la Svizzera conferisce all’inchiesta una dimensione nazionale. Un’attività costituita o ospitata in Svizzera può rientrare nelle procedure svizzere di regolamentazione e penali anche quando clienti, inserzionisti e presunte vittime si trovano all’estero. Il caso si aggiunge inoltre alla recente attenzione sulle reti di tratta legate alla Svizzera, compreso un caso distinto del 2025 relativo alla presunta tratta di lavoratrici del sesso cinesi.

Gli inquirenti dovranno accertare cosa sapesse la piattaforma, quali fossero i ruoli delle persone che la gestivano e quali responsabilità ricadessero sulle società o sugli intermediari coinvolti. Dovranno anche proteggere le potenziali vittime e conservare le prove digitali, che possono essere cancellate o trasferite rapidamente.

Nell’inchiesta in corso non sono state annunciate imputazioni né condanne. Le accuse riguardano una piattaforma, i suoi proprietari e i contenuti degli annunci pubblicati. I procuratori francesi e le autorità svizzere stabiliranno ora se le prove disponibili giustificano ulteriori procedimenti penali.