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Swiss Observer

I tirocini in Svizzera restano solidi mentre cresce la domanda di personale qualificato

Per il 2026 sono stati firmati circa 76’000 contratti di tirocinio, a conferma che la formazione professionale resta al centro del passaggio dalla scuola al lavoro in Svizzera.

AI18 settembre 2026Il nostro processo editoriale
I tirocini in Svizzera restano solidi mentre cresce la domanda di personale qualificato
AISWI swissinfo.ch

Entro agosto 2026 erano stati firmati circa 76’000 contratti, mantenendo stabile il mercato svizzero dei posti di tirocinio, secondo la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI). Il totale è sostanzialmente in linea con gli anni precedenti e conferma che la formazione professionale resta il principale ponte tra la scuola dell’obbligo e il mondo del lavoro.

La tempistica è importante per i datori di lavoro, che continuano ad avere bisogno di personale qualificato. Ogni contratto di tirocinio impegna un’azienda a formare una giovane persona attraverso una combinazione di attività pratiche sul posto di lavoro e lezioni in aula. In questo modo le imprese contribuiscono direttamente a sviluppare le competenze di cui avranno bisogno, mentre chi termina la scuola ottiene una via riconosciuta per entrare nel mercato del lavoro.

Il sistema duale svizzero della formazione professionale ripartisce inoltre le responsabilità tra aziende, scuole professionali e autorità pubbliche. La sua solidità si fonda sul legame concreto con il mondo del lavoro. I giovani acquisiscono esperienza, qualifiche e una visione più chiara delle possibili carriere. Le aziende possono formare direttamente il personale di cui avranno bisogno.

I dati del 2026 non indicano un’espansione improvvisa, bensì continuità. Un dato significativo in un mercato del lavoro in cui cresce il fabbisogno di personale e le scelte formative sono oggetto di particolare attenzione.

Seguire le scelte dei giovani

Il 63% di circa 98’000 giovani interpellati a giugno ha dichiarato di prendere in considerazione una formazione professionale di base, secondo il Barometro della transizione della SEFRI. Il risultato conferma il ruolo centrale del tirocinio nelle scelte dopo la scuola dell’obbligo.

I percorsi accademici restano importanti. Il 43% delle persone interpellate si è detto interessato alla maturità o a una scuola media specializzata. I dati riflettono una pluralità di ambizioni, non un’unica preferenza nazionale, e i giovani possono considerare più percorsi contemporaneamente. Nel sondaggio, i programmi ponte e gli anni sabbatici hanno suscitato meno interesse.

La formazione professionale è attrattiva per il suo stretto legame con il mondo del lavoro. Durante il tirocinio, una parte della formazione si svolge in azienda, dove si apprendono procedure, standard e responsabilità che non possono essere riprodotti appieno in aula. Si consegue inoltre una qualifica che può aprire la strada a un’ulteriore formazione professionale o a studi successivi.

Questa flessibilità aiuta a capire perché il modello continui a dimostrarsi solido. Il tirocinio non preclude l’accesso alla formazione superiore. Offre agli studenti un primo punto d’appoggio in una professione, mantenendo aperte le possibilità di conseguire qualifiche avanzate. Per le famiglie e i datori di lavoro, il sistema propone un passaggio strutturato in un momento in cui il mercato del lavoro richiede competenze pratiche.

Adeguare la formazione ai profili richiesti in Svizzera

La formazione commerciale e i settori della sanità e del sociale suscitano un interesse particolarmente forte tra i giovani. Questa tendenza riflette l’ampiezza del sistema svizzero dei tirocini, che forma sia per professioni d’ufficio sia per servizi che richiedono un contatto costante con il pubblico.

La formazione commerciale di base resta un punto di accesso noto per chi vuole acquisire competenze nell’amministrazione, nel servizio alla clientela e nella gestione aziendale. Le professioni sanitarie e sociali hanno un’importanza diversa. Ospedali, istituti di cura e servizi sociali hanno bisogno di personale formato per assistere una popolazione che invecchia e garantire servizi essenziali. Reclutamento e fidelizzazione del personale restano quindi una sfida costante.

Il materiale di partenza non fornisce una ripartizione completa dei 76’000 contratti per settore, perciò il totale nazionale non può essere attribuito alle singole industrie. Indica tuttavia in quali ambiti si concentra l’interesse dei giovani e dove i percorsi di tirocinio rispondono direttamente alle esigenze di personale dei datori di lavoro.

Questo legame è uno dei punti di forza del modello. Le aziende possono formare futuri collaboratori secondo i metodi e gli standard applicati sul posto di lavoro. I giovani possono sperimentare una professione prima di impegnarsi in una carriera di più lungo termine. Ne risulta un percorso d’ingresso nel mercato del lavoro che collega la formazione ai posti vacanti e consente alla domanda di influenzare nel tempo la distribuzione dei posti di formazione.

Valutare cosa succede dopo la firma

Un reclutamento stabile dimostra che il sistema ha capacità, ma non prova che la carenza di personale qualificato sia stata colmata. I circa 76’000 contratti mostrano che le aziende svizzere continuano a investire nella prossima generazione, mentre i datori di lavoro cercano personale qualificato. Questo investimento offre alla Svizzera basi più solide per affrontare le carenze rispetto a un sistema che lascia i giovani senza contatto con il mondo del lavoro.

Anche i limiti del dato sono importanti. Le informazioni disponibili non confrontano il numero di contratti con il totale dei posti vacanti, né indicano i tassi di completamento, le differenze regionali o quanti apprendisti restano nell’azienda formatrice dopo aver conseguito la qualifica. Non mostrano nemmeno se vi siano posti sufficienti in tutti i settori o se la domanda sia maggiore proprio nelle regioni che affrontano le carenze più acute.

La Svizzera dovrà quindi seguire il percorso di formazione anche dopo la firma dei contratti. I datori di lavoro devono offrire posti di formazione di qualità, le scuole devono garantire la componente teorica del sistema e i responsabili politici devono assicurare che le qualifiche restino adattabili ai cambiamenti del lavoro dovuti alla tecnologia.

Per il 2026 il messaggio è chiaro: la formazione professionale resta un meccanismo nazionale funzionante per accompagnare i giovani verso un impiego qualificato. La prossima prova sarà capire se i contratti firmati oggi formeranno abbastanza personale qualificato per coprire i posti vacanti di domani.