Nestlé
La Russia assume il controllo di due filiali Nestlé
La Russia ha posto due filiali di Nestlé sotto la gestione di un’azienda russa, limitando il controllo del colosso alimentare svizzero senza modificare formalmente la proprietà. Un’analisi del provvedimento, dell’esposizione di Nestlé in Russia e dei rischi più ampi per le aziende svizzere che vi operano.

Due filiali di Nestlé sono state poste sotto la gestione russa, inserendo il gruppo alimentare svizzero in un sistema che ha progressivamente rafforzato il controllo statale sugli attivi di proprietà straniera. Un decreto firmato giovedì 17 settembre 2026 dal presidente Vladimir Putin ha trasferito la gestione di Nestlé Russia e Nestlé Kuban all’azienda russa LEV Management. Lo stesso provvedimento si applica alle filiali del gruppo francese di supermercati Auchan.
Il decreto non modifica formalmente la proprietà legale. Il controllo operativo è però passato ad altri e Nestlé, al momento, non può prendere decisioni sulle partecipazioni interessate. L’accordo consente a un gestore nominato dalla Russia di esercitare la propria influenza sugli attivi, sul personale e sulle attività commerciali, mentre la casa madre svizzera resta esposta alle conseguenze.
Nestlé non ha precisato in che modo il decreto inciderà sulla produzione, sulla distribuzione o sulle altre attività in Russia. Interpellato dall’agenzia di stampa AWP, un portavoce dell’azienda non è stato inizialmente in grado di fornire dettagli sulle conseguenze esatte.
Il provvedimento fa seguito a una richiesta presentata in agosto dall’azienda russa KS Logistika, che aveva sollecitato Putin a porre cinque filiali di Nestlé sotto amministrazione esterna. All’epoca Nestlé aveva dichiarato che le autorità russe non l’avevano contattata. L’ultimo decreto mostra quanto rapidamente una controversia commerciale o una pressione locale possano trasformarsi in una decisione presidenziale.
Nestlé mantiene gli stabilimenti, ma ha meno margine di manovra
La Russia rappresenta circa il 2% del fatturato del gruppo Nestlé, una quota limitata su scala globale ma legata a una presenza operativa consistente sul posto. L’azienda gestisce sei siti produttivi nel Paese, dove produce caffè, prodotti dolciari, alimenti per bebè e alimenti per animali domestici destinati al mercato locale. Questi stabilimenti collegano Nestlé a dipendenti, fornitori, rivenditori e consumatori russi, mentre il controllo politico sulle aziende straniere continua ad ampliarsi.
Nestlé ha continuato a operare dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, nel febbraio 2022. Il gruppo ha sostenuto di voler garantire le forniture di prodotti alimentari essenziali, una posizione che ha suscitato critiche in Svizzera e altrove. L’azienda ha inoltre dichiarato che un ritiro dalla Russia non era previsto.
Il nuovo ordine di amministrazione mette sotto pressione questa politica. Nestlé potrebbe mantenere la proprietà sulla carta, pur perdendo la possibilità concreta di dirigere le proprie filiali. La distinzione è importante per la rendicontazione aziendale, le decisioni sulle forniture e un’eventuale futura vendita. Crea inoltre incertezza sulla capacità del gruppo di proteggere i marchi, trasferire gli utili o decidere come utilizzare la capacità produttiva.
Per gli osservatori svizzeri, il caso mette in evidenza i rischi legati al mantenimento di attività locali in un mercato in cui le autorità politiche possono intervenire direttamente. I prodotti alimentari potrebbero essere stati trattati diversamente dai settori colpiti dalle sanzioni, ma la logica operativa dell’azienda non ha protetto i suoi attivi dall’intervento statale.
Le uscite di altre aziende segnano un precedente costoso
Il sistema russo di amministrazione esterna è già costato miliardi ad altre aziende europee. Il gruppo alimentare francese Danone ha perso il controllo delle proprie attività russe nel 2023 e le ha vendute nel 2024 per circa 180 milioni di euro. La transazione ha comportato per Danone una perdita complessiva di 1,2 miliardi di euro.
Anche il birrificio danese Carlsberg ha subito un intervento analogo nel 2023. Alla fine del 2024 ha completato il ritiro dalla Russia attraverso un management buyout del valore di 320 milioni di dollari. Il birrificio olandese Heineken ha venduto la propria filiale russa al prezzo simbolico di un euro, registrando una perdita di 300 milioni di euro.
Questi casi delineano i rischi commerciali a cui è esposta Nestlé. Un’azienda può mantenere formalmente la proprietà mentre le autorità controllano l’attività, per poi trovarsi di fronte a una vendita forzata a condizioni stabilite dalla controparte russa. Più a lungo un attivo resta sotto amministrazione esterna, più può diventare difficile per la casa madre preservarne il valore, sorvegliare i flussi di cassa o negoziare un’uscita.
Le conseguenze vanno oltre il settore alimentare e delle bevande. Secondo un articolo distinto di Swissinfo, le esportazioni farmaceutiche svizzere verso la Russia sono rimaste relativamente stabili nonostante la guerra. Questo commercio illustra la linea complessa che le aziende svizzere tracciano fra forniture umanitarie, presenza commerciale e rischio politico. Il decreto su Nestlé è un ulteriore monito per le imprese che continuano a operare in Russia contando sulla proprietà legale come forma di tutela.
Le aziende svizzere devono fare i conti con rischi maggiori
Il decreto aumenta i rischi per le aziende svizzere che operano ancora in Russia. Nestlé deve ora stabilire se il provvedimento riguarda soltanto le due filiali menzionate o se annuncia ulteriori interventi sugli altri interessi russi del gruppo. La richiesta di agosto riguardava cinque filiali Nestlé, mentre l’ordinanza presidenziale finora annunciata concerne Nestlé Russia e Nestlé Kuban.
Tra le priorità immediate vi sarà accertare chi controlla i conti bancari, i contratti, il personale e le decisioni produttive. Nestlé dovrà inoltre valutare l’impatto sui conti consolidati e dichiarare se è in grado di esercitare un controllo effettivo sulle aziende. Il gruppo non ha annunciato un ritiro e la sua reazione pubblica al decreto resta limitata.
Per la Svizzera, l’episodio ha una rilevanza che va oltre una singola multinazionale. I gruppi svizzeri con stabilimenti, distributori o reti di vendita in Russia devono fare i conti con un contesto giuridico in cui la proprietà può rimanere intatta mentre i diritti di gestione vengono meno. Diventa più difficile pianificare il rispetto delle sanzioni, la continuità delle forniture e il rimpatrio degli utili.
Le prossime mosse di Nestlé mostreranno se l’azienda intende avviare negoziati, ricorrere a rimedi giuridici, organizzare un’uscita o continuare a operare secondo il nuovo accordo. Le autorità russe hanno già dimostrato che l’amministrazione esterna può trasformare la presenza locale in una responsabilità strategica per un proprietario straniero.