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Swiss Observer

Rilevate nel latte crudo svizzero sostanze chimiche legate alla gomma

I ricercatori hanno rilevato nel latte crudo di aziende agricole svizzere sostanze chimiche legate alla gomma, anche in alcune situate lontano dalle strade principali. I risultati indicano che gli impianti di mungitura potrebbero essere una fonte, sebbene le concentrazioni fossero generalmente basse e le conseguenze per la salute restino incerte.

AI15 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Rilevate nel latte crudo svizzero sostanze chimiche legate alla gomma
AISWI swissinfo.ch

Sette dei 17 campioni di latte svizzero contenevano almeno una delle sostanze chimiche legate alla gomma prese in esame, secondo uno studio condotto da ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL), di Agroscope e dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria. I risultati portano sotto la lente un elemento inatteso della filiera lattiera: le attrezzature che trasferiscono il latte dalla mucca al serbatoio.

I ricercatori hanno raccolto latte crudo da 17 aziende agricole in tutta la Svizzera e lo hanno analizzato alla ricerca di quattro sostanze chimiche associate ai materiali in gomma. In sette campioni è stata rilevata almeno una sostanza. Le concentrazioni erano generalmente basse e i ricercatori non hanno stabilito se i livelli costituiscano un rischio per la salute dei consumatori.

I risultati, pubblicati su Food Chemistry X e ripresi dall’EPFL il 14 settembre 2026, non identificano una fonte di contaminazione confermata. Mostrano però che le indagini sulla sicurezza alimentare devono esaminare l’intero processo produttivo, compresi i componenti conformi alle norme vigenti sul contatto con gli alimenti.

Per i consumatori svizzeri, l’importanza immediata dello studio sta nell’incertezza. I ricercatori non invitano a evitare il latte e non dimostrano che le sostanze chimiche rilevate causino danni ai livelli misurati. Lo studio offre un punto di partenza per capire come questi composti arrivino nel latte crudo.

Gli impianti di mungitura al centro dell’indagine

Gli impianti di mungitura sono emersi come possibile fonte dopo che i ricercatori hanno identificato 14 sostanze chimiche nei tubi, nelle guarnizioni e in altri componenti di gomma. Queste attrezzature sono progettate per trattare il latte e sono omologate per il contatto con gli alimenti, un risultato quindi rilevante per i produttori lattieri e le autorità di regolamentazione.

Le parti in gomma sono utilizzate in tutto il sistema di mungitura. Prima di raggiungere i serbatoi di stoccaggio, il latte passa attraverso tubi e raccordi, con diversi possibili punti di migrazione di composti da materiali usurati o invecchiati. Lo studio non dimostra che le attrezzature abbiano trasferito al latte tutte le sostanze chimiche rilevate, ma la corrispondenza offre agli investigatori una pista concreta da esaminare.

Il responsabile dello studio, Florian Breider, ha definito sorprendente il risultato perché i materiali rispettano le norme vigenti sul contatto con gli alimenti. Queste norme disciplinano i materiali e le sostanze autorizzati, ma lo studio suggerisce che i composti che si formano o vengono rilasciati durante l’uso meritino maggiore attenzione.

I ricercatori hanno inoltre rilevato 6PPD-chinone, un composto che si forma quando un additivo della gomma chiamato 6PPD si ossida con l’invecchiamento del materiale. È noto che questa sostanza è nociva per alcune specie di pesci. La sua presenza nei materiali degli impianti di mungitura non dimostra un rischio analogo per le persone e lo studio non ha determinato quanto, se del caso, sia passato nel latte da questi componenti.

Le aziende alpine aiutano a ricostruire il percorso della contaminazione

Tre campioni provenienti da aziende agricole alpine lontane dalle strade trafficate non contenevano nessuna delle quattro sostanze analizzate. Il risultato indica che l’esposizione al traffico potrebbe essere un fattore, ma mostra anche perché il quadro della contaminazione non possa essere ricondotto a un’unica fonte.

Gli pneumatici e il manto stradale rilasciano particelle di gomma quando i veicoli circolano. Queste particelle possono spostarsi nell’aria, nelle acque di dilavamento o attraverso gli input agricoli, prima di raggiungere i campi ed entrare nella catena alimentare. Lo studio cita una stima di 6 milioni di tonnellate di particelle di gomma rilasciate ogni anno nel mondo a causa dell’abrasione degli pneumatici e del manto stradale.

La vicinanza alle strade potrebbe contribuire a spiegare le differenze tra aziende agricole, ma i campioni alpini rafforzano anche la necessità di esaminare le attrezzature agricole. Se il traffico fosse l’unica via di contaminazione, i ricercatori si aspetterebbero un confronto più chiaro con le aziende più isolate. Lo studio lascia invece aperte diverse possibilità, tra cui il deposito sui mangimi o sui pascoli, l’acqua contaminata e il contatto con componenti di gomma durante la mungitura.

Il campione è troppo piccolo per trarre conclusioni su tutte le aziende lattiero-casearie svizzere. La geografia, i sistemi agricoli e i modelli di traffico variano notevolmente da un Cantone all’altro. Per distinguere le condizioni regionali dagli effetti specifici delle attrezzature saranno necessari campionamenti più ampi.

Manca ancora una valutazione dei rischi per la salute

Le conseguenze per la salute restano sconosciute, perché i ricercatori non hanno ancora definito una valutazione del rischio per le sostanze chimiche rilevate nel latte. Le concentrazioni misurate erano generalmente basse, ma il rilevamento di quantità ridotte non risponde alle domande sull’esposizione ripetuta, sugli effetti combinati o sul comportamento dei composti durante la lavorazione.

Lo studio ha esaminato il latte crudo, raccolto direttamente nelle aziende agricole prima del trattamento industriale. Ulteriori ricerche dovranno stabilire se le sostanze chimiche persistano durante i comuni processi di lavorazione lattiera e se siano presenti in prodotti come il latte pastorizzato, il formaggio o lo yogurt. I risultati attuali non forniscono risposte a queste domande.

Il 6PPD-chinone ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per la sua tossicità per alcune specie di pesci, in particolare quando l’inquinamento derivante dagli pneumatici raggiunge i corsi d’acqua. La tossicità per i pesci non può essere trasposta direttamente a una valutazione del rischio per la salute umana. Prima di trarre conclusioni per i consumatori, i ricercatori devono esaminare la dose, la via di esposizione e gli effetti biologici sulle persone.

Le autorità svizzere per la sicurezza alimentare e le organizzazioni del settore lattiero-caseario dispongono ora di un programma di ricerca definito. Comprende l’analisi dei materiali delle attrezzature, il confronto tra componenti nuovi e invecchiati e la misurazione delle sostanze chimiche nel latte nelle diverse fasi della produzione. Il lavoro potrebbe inoltre mettere in luce lacune nelle modalità di valutazione dei materiali destinati al contatto con gli alimenti durante la loro vita utile.

La Svizzera prevede controlli più ampi lungo la filiera lattiera

Sono previsti controlli stagionali e studi sui percorsi di contaminazione per determinare quando e come le sostanze chimiche legate alla gomma entrano nel latte svizzero. I ricercatori verificheranno se le concentrazioni variano in funzione del tempo, del traffico, dell’utilizzo dei pascoli, dell’età delle attrezzature o delle pratiche di gestione aziendale.

La prossima fase è importante sia per i consumatori sia per gli agricoltori. Se le attrezzature risultassero una fonte importante, i produttori potrebbero dover sviluppare composti di gomma più stabili, mentre le aziende agricole potrebbero ricevere indicazioni più chiare sulla sostituzione e sulla manutenzione. Se il deposito ambientale avesse un ruolo maggiore, il monitoraggio potrebbe estendersi oltre la sala di mungitura e comprendere mangimi, suolo, acqua e terreni lungo le strade.

Lo studio solleva anche una questione normativa. I materiali possono essere conformi alle norme sul contatto con gli alimenti quando sono prodotti e testati in condizioni definite, ma il loro profilo chimico può cambiare con l’invecchiamento e l’ossidazione della gomma. Prima di decidere se occorra rivedere gli standard o i metodi di analisi, le autorità di regolamentazione avranno bisogno di dati sull’uso reale.

Per ora, le prove giustificano il proseguimento della sorveglianza, non un’allerta generalizzata sul latte svizzero. I ricercatori hanno rilevato sostanze chimiche in 7 campioni su 17, a concentrazioni generalmente basse, e non hanno dimostrato che rappresentino un pericolo per i consumatori. Gli studi previsti permetteranno di determinare se il risultato sia un caso isolato o parte di un problema più ampio nella produzione lattiera.