sanità
CEO di Roche: la vendita diretta potrebbe dimezzare i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti
Il CEO di Roche propone di eliminare gli intermediari per ridurre del 50% i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti, mettendo in luce il ruolo dell’industria farmaceutica svizzera nel dibattito sui costi sanitari globali.

Il CEO di Roche Thomas Schinecker ha lanciato il guanto di sfida, dichiarando che ridurre i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti di uno sbalorditivo 50% sarebbe «molto semplice», se il sistema consentisse di eliminare gli eccessi e gli intermediari. In un’audace sfida allo status quo, il capo del colosso farmaceutico basilese propone una svolta radicale: eliminare la complessa rete di intermediari del settore e vendere i medicinali direttamente ai pazienti. Non si tratta di una semplice proposta, ma di una mossa ponderata mentre Roche è impegnata in trattative ad alto rischio con il governo statunitense.
La proposta arriva in un momento cruciale. Mentre l’amministrazione statunitense chiede di ridurre i costi sanitari, Schinecker sostiene che la soluzione non consiste nel penalizzare l’innovazione, bensì nello smantellare le inefficienze della catena di distribuzione che affliggono il mercato americano. «Vendiamo direttamente», ha dichiarato senza mezzi termini Schinecker, presentando il colosso svizzero come un partner disposto a contribuire alla riforma dei prezzi, anziché come un avversario. Questo modello di vendita diretta ai pazienti potrebbe rivoluzionare l’accesso degli americani ai trattamenti salvavita sviluppati in Svizzera, smantellando potenzialmente una struttura dei prezzi che da tempo lascia perplessi gli economisti e pesa sui pazienti. Proponendo una strada chiara per dimezzare i costi, Roche rimanda di fatto la palla al campo di Washington.
La trappola degli intermediari: zero rischi, costi massimi
Secondo Roche, il vero colpevole dei prezzi elevati dei farmaci è la rete opaca dei gestori dei benefici farmaceutici, noti come PBM. Schinecker ha rivelato un dato sorprendente: metà dei ricavi lungo la catena di distribuzione viene assorbita da questi intermediari. Questi soggetti controllano i formulari che stabiliscono quali farmaci beneficiano del rimborso assicurativo e incassano una quota ingente, pur assumendosi «zero rischi» nel complesso e oneroso processo di innovazione.
Mentre le aziende farmaceutiche svizzere investono miliardi nella ricerca e nello sviluppo per curare il cancro e le malattie rare, il sistema statunitense permette agli intermediari di far lievitare notevolmente i costi prima ancora che il farmaco raggiunga il paziente. Questa falla strutturale crea una dinamica parassitaria, in cui si estrae valore senza contribuire al progresso della medicina. Da tempo il settore attribuisce a questa contorta architettura dei rimborsi la disparità dei prezzi. Mettendo in evidenza questo squilibrio, Roche denuncia i meccanismi di un sistema disfunzionale. L’azienda sostiene che, se gli Stati Uniti prendono sul serio l’obiettivo di rendere i farmaci accessibili, devono affrontare il problema dei soggetti che controllano l’accesso e traggono profitto dalla complessità, anziché prendere di mira soltanto i produttori che sviluppano le cure.
Orientarsi nel campo minato dei dazi di Trump
Lo spettro delle politiche commerciali del presidente Donald Trump incombe sul settore farmaceutico, con minacce di dazi che potrebbero raggiungere un pesante 200%. Trump ha già firmato un ordine esecutivo che propone una politica del «Paese più favorito», chiedendo ai colossi farmaceutici di applicare agli Stati Uniti prezzi pari a quelli di altre nazioni benestanti. Ciò rappresenta una grave minaccia per il mercato più redditizio del settore, soprattutto perché i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti sono attualmente 2,3 volte superiori alla media di altri 32 Paesi dell’OCSE.
Roche, tuttavia, non resta con le mani in mano di fronte a queste difficoltà. L’azienda ha trasferito preventivamente le scorte e ampliato la produzione negli Stati Uniti, per proteggersi da possibili shock commerciali. Schinecker sottolinea che la variabile chiave è la riforma dei prezzi, non i dazi. La clausola del «Paese più favorito» imporrebbe una drastica revisione delle strategie globali di determinazione dei prezzi. Proponendo però una riduzione volontaria del 50% attraverso la vendita diretta, Roche cerca di aggirare lo strumento brutale dei dazi con una soluzione mirata, che risponde alla richiesta fondamentale dell’amministrazione: farmaci meno cari per gli elettori americani.
Una fortezza finanziaria: Roche resiste alle difficoltà del mercato
Nonostante le turbolenze geopolitiche, Roche resta una fortezza finanziaria. L’azienda ha annunciato risultati solidi per il primo semestre, con vendite in crescita del 7%, a 30,9 miliardi di CHF (39 miliardi di dollari), superando le previsioni di consenso. L’utile per azione diluito core è salito a 11,1 milioni di CHF, a dimostrazione della capacità del colosso svizzero di crescere anche in un contesto normativo ostile. Questa solidità finanziaria sostiene le sue ambiziose mosse strategiche.
Guardando al futuro, Roche rafforza il proprio impegno sul mercato americano con un ingente piano di investimenti da 50 miliardi di dollari destinato alla produzione e alla ricerca e sviluppo. «Ci auguriamo che il governo statunitense si renda conto anche... che le aziende intendono produrre i medicinali necessari negli Stati Uniti, per gli Stati Uniti», ha dichiarato Schinecker. Questo massiccio apporto di capitale ha un duplice obiettivo: promuovere l’innovazione e fungere da scudo politico contro le politiche protezionistiche. Confermando le previsioni per l’intero 2025, Roche manda un messaggio chiaro tanto agli investitori quanto ai politici: l’industria farmaceutica svizzera non si ritira, ma si radica ancora più profondamente nel sistema sanitario americano, pronta ad affrontare la tempesta e a riscrivere le regole del gioco.