Presidenza svizzera
Parmelin invoca la cooperazione all’ONU in un contesto di tensioni globali
Il presidente svizzero Guy Parmelin ha esortato i leader mondiali, all’Assemblea generale dell’ONU, a preservare il dialogo e la cooperazione internazionale, presentando la cultura politica plurilingue della Svizzera come esempio di gestione delle differenze.

Guy Parmelin ha sfruttato la presidenza di turno della Svizzera per lanciare un appello diretto alla cooperazione in occasione di un’Assemblea generale dell’ONU confrontata con divisioni geopolitiche sempre più profonde. Intervenendo a New York il 22 settembre, il presidente svizzero ha invitato i governi a dimostrare che il dialogo e l’azione collettiva restano possibili, mentre conflitti, rivalità strategiche e frammentazione economica mettono sotto pressione il sistema internazionale.
Parmelin ha presentato la cultura politica plurilingue della Svizzera come un esempio concreto di gestione dei disaccordi. Plasmata da diverse lingue, regioni e tradizioni politiche, la Svizzera ha costruito istituzioni che richiedono di negoziare al di là delle differenze. «La nostra esperienza ci ha insegnato che il dialogo non è un segno di debolezza», ha affermato.
Il discorso ha collocato l’esperienza interna della Svizzera in una crisi di portata molto più ampia. Parmelin ha dichiarato che il mondo ha raggiunto «un punto di svolta» e ha avvertito che i principi fondamentali della Carta dell’ONU vengono apertamente violati. Ha citato in particolare il divieto dell’uso della forza e il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale.
Il suo messaggio ha avuto un peso particolare perché la Svizzera combina la neutralità militare con una presenza diplomatica attiva. Ginevra ospita agenzie dell’ONU, organizzazioni umanitarie e negoziati internazionali. Parmelin ha sostenuto che la città può continuare a essere un luogo d’incontro per Stati con interessi nettamente contrapposti, a condizione che l’accesso resti aperto a Paesi grandi e piccoli.
La Svizzera presenta il dialogo come una forza politica
Il sistema plurilingue svizzero ha fornito a Parmelin le basi del suo argomento centrale: le differenze politiche possono essere gestite attraverso istituzioni, pazienza e contatti ripetuti. Ha descritto l’esperienza del Paese come la prova che i confini e i disaccordi non devono impedire la cooperazione.
«Una frontiera naturale può anche diventare un luogo di passaggio», ha detto Parmelin all’assemblea. La frase riflette la posizione della Svizzera al centro dell’Europa, dove le montagne hanno storicamente separato le comunità, creando però anche vie per il commercio, la migrazione e gli scambi. Le quattro lingue nazionali del Paese, tedesco, francese, italiano e romancio, danno una dimensione interna al suo appello al pluralismo.
Parmelin ha inoltre definito la cooperazione in termini pratici. Ha affermato che i partenariati dovrebbero condividere conoscenze, rafforzare la capacità d’azione autonoma di ciascun partecipante ed evitare di imporre un unico modello o insieme di valori. «Si tratta meno di fare per gli altri che di fare con loro», ha detto.
Questa impostazione è importante per la politica estera svizzera. In quanto Stato neutrale, la Svizzera cerca spesso di esercitare la propria influenza attraverso la mediazione, l’impegno umanitario e la messa a disposizione di luoghi d’incontro. Il suo approccio dipende dalla credibilità presso governi che non condividono le stesse priorità politiche. Nel discorso all’ONU, questo ruolo è stato collegato a una difesa più ampia del multilateralismo, nel quale regole e istituzioni danno voce ai Paesi più piccoli accanto alle grandi potenze.
Parmelin lega la sicurezza globale alla resilienza economica
Parmelin ha avvertito che il venir meno della fiducia tra gli Stati va oltre la sicurezza e sta ridisegnando l’economia globale. Ha affermato che il protezionismo è in aumento, mentre le tensioni geopolitiche spingono imprese e governi a riorganizzare catene di approvvigionamento costruite in decenni di interdipendenza.
Il ministro svizzero dell’economia ha chiesto di rafforzare la resilienza economica attraverso la diversificazione, nuovi partenariati e il libero scambio tra regioni. Le sue parole riflettono l’esposizione di un’economia svizzera fortemente interconnessa. La Svizzera dipende dal commercio transfrontaliero, dagli investimenti internazionali, dalle reti di ricerca e da un accesso affidabile ai mercati globali. Le perturbazioni in uno qualsiasi di questi ambiti possono ripercuotersi sui produttori, sugli esportatori e sui consumatori del Paese.
La ricetta di Parmelin è una cooperazione più ampia, non un ritorno alla dipendenza da un numero ristretto di partner. Diversificare le relazioni può ridurre la vulnerabilità, mentre mantenere aperto il commercio può impedire che la rivalità geopolitica si trasformi in blocchi economici permanenti. Questo approccio corrisponde anche all’interesse tradizionale della Svizzera per regole prevedibili e legami commerciali stabili.
Ha collegato l’argomento economico al futuro delle istituzioni internazionali. Il cambiamento climatico, le trasformazioni tecnologiche, i rischi per la salute pubblica e gli shock alle catene di approvvigionamento oltrepassano i confini nazionali. I governi possono tutelare interessi specifici attraverso misure nazionali, ma, secondo Parmelin, nessuno Stato può gestire da solo tutte le conseguenze. Il discorso ha quindi presentato il multilateralismo come una necessità economica oltre che come un principio diplomatico.
Ginevra diventa il banco di prova del multilateralismo svizzero
Ginevra sarà una delle principali piattaforme della Svizzera per tradurre l’appello di Parmelin in un impegno diplomatico duraturo. Ha affermato che il Paese continuerà a mantenere la città aperta, accessibile e inclusiva per le grandi potenze, gli Stati più piccoli e i Paesi del Nord e del Sud del mondo.
La prossima grande prova di questo ruolo si presenterà in occasione del Vertice mondiale sull’intelligenza artificiale, che si terrà a Ginevra il 21 e 22 giugno 2027. Parmelin ha sottolineato il motto dell’incontro, «Bridging Innovation and Trust», e ha sostenuto che il progresso tecnologico deve andare di pari passo con la fiducia tra governi, istituzioni e popolazione.
L’intelligenza artificiale illustra i limiti delle decisioni prese a livello nazionale. I suoi effetti superano i confini attraverso dati, ricerca, attività economiche, sicurezza e mercati del lavoro. Regole elaborate in modo isolato rischiano di produrre standard incompatibili e di ampliare il divario tra i Paesi dotati di tecnologie avanzate e quelli che non dispongono di risorse comparabili. Un processo a Ginevra può offrire a governi, ricercatori e altri portatori d’interesse un forum per affrontare insieme queste tensioni.
Per la Svizzera, il vertice offre inoltre l’occasione di rafforzare l’identità internazionale di Ginevra, in un momento in cui è sotto esame la rilevanza delle istituzioni multilaterali. Il discorso di Parmelin all’ONU ha inserito questo impegno in una strategia più ampia: preservare i canali negoziali, difendere le regole comuni e avvalersi della neutralità svizzera per consentire il dialogo anche sui temi più difficili.