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Swiss Observer

Una causa climatica storica: gli abitanti di un’isola indonesiana citano Holcim in un tribunale svizzero

La prima causa per danni climatici contro un’azienda svizzera inizia al Tribunale cantonale di Zugo

AI3 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Una causa climatica storica: gli abitanti di un’isola indonesiana citano Holcim in un tribunale svizzero
AISWI swissinfo.ch

Questo mercoledì, nel Canton Zugo, si scrive la storia. Per la prima volta, una multinazionale svizzera è chiamata a rispondere davanti a un tribunale nazionale in una causa civile per danni climatici. Il Tribunale cantonale di Zugo ha avviato l’esame di un caso che potrebbe far crollare lo scudo giuridico che protegge i colossi aziendali dalla responsabilità ambientale. Quattro abitanti dell’isola indonesiana di Pari hanno portato la loro battaglia direttamente alla sede di Holcim, uno dei maggiori produttori di cemento al mondo, chiedendo che l’azienda risponda dell’innalzamento del livello del mare, che minaccia di inghiottire le loro case.

L’atmosfera è carica di urgenza. A causa del forte interesse pubblico suscitato da questa battaglia tra Davide e Golia, l’udienza è stata trasferita nell’aula del Consiglio cantonale. Non si tratta di una semplice formalità procedurale, ma di una prova di tenuta per il sistema giuridico svizzero. Il tribunale deve decidere se i requisiti procedurali sono soddisfatti affinché la causa possa proseguire. Se i giudici apriranno la porta, sarà una svolta epocale nel modo in cui le aziende svizzere dovranno fare i conti con la loro impronta ambientale globale.

Il prezzo della sopravvivenza

La posta in gioco non potrebbe essere più alta per i ricorrenti. Ibu Asmania e Arif Pujianto, che hanno percorso migliaia di chilometri per testimoniare, non lottano per principi astratti: lottano per la propria vita. La loro isola, Pari, è colpita da inondazioni sempre più frequenti, che distruggono i mezzi di sussistenza e mettono a rischio la loro incolumità. Sostenuta dall’organizzazione di aiuto della Chiesa evangelica riformata svizzera (Heks), la causa descrive una comunità sull’orlo della scomparsa.

«Vogliamo salvare la nostra isola», dichiarano i ricorrenti. Una semplice richiesta che sottolinea una realtà catastrofica. La causa sostiene che le emissioni di Holcim hanno contribuito direttamente alla crisi climatica che alimenta questi disastri. È uno scontro tra la realtà tangibile del territorio che sprofonda in Indonesia e le sale dei consigli di amministrazione in Svizzera. I ricorrenti affermano che il loro diritto alla vita e all’integrità fisica viene violato, trasformando una questione climatica in un caso cruciale di diritti umani.

Il calcolo dello 0,42%

La causa si fonda su un calcolo preciso e schiacciante: lo 0,42%. Secondo il Climate Accountability Institute, questa cifra rappresenta la quota di Holcim di tutte le emissioni industriali di CO2 generate dal 1750. I ricorrenti si servono di questo dato per chiedere una responsabilità finanziaria proporzionale. Chiedono un risarcimento di 3’600 franchi (4’500 dollari) a persona, una somma che corrisponde esattamente allo 0,42% dei costi totali sostenuti a causa dei danni provocati dai cambiamenti climatici.

La cifra potrebbe sembrare modesta per un gruppo che vale miliardi di franchi, ma il principio giuridico è dirompente. I ricorrenti non chiedono soltanto un risarcimento: esigono che Holcim riduca le proprie emissioni entro il 2040 secondo un obiettivo specifico e contribuisca al finanziamento delle misure di adattamento sull’isola di Pari. Questa strategia cerca di collegare matematicamente le emissioni aziendali storiche alla distruzione attuale. Se accolto, un simile argomento giuridico potrebbe esporre tutti i principali inquinatori a rivendicazioni analoghe.

Holcim contrattacca

Holcim respinge con assoluta fermezza le premesse della causa. In una dichiarazione diffusa prima dell’udienza, l’azienda ha tracciato una linea netta: «A nostro avviso, stabilire chi può emettere quanto CO2 è una competenza del legislatore e non una questione di cui deve occuparsi un tribunale civile». L’azienda sostiene che la politica climatica è materia parlamentare, non di un’aula di tribunale a Zugo.

Il colosso del cemento difende inoltre con vigore il proprio operato in ambito ambientale. Holcim sottolinea di aver già ridotto di oltre il 50% le proprie emissioni di CO2 dal 2015 e di perseguire obiettivi climatici ambiziosi. A suo avviso, sanzionare una singola azienda per un fenomeno globale non ha fondamento giuridico. Si delinea così uno scontro fondamentale tra due concezioni: i cambiamenti climatici sono una questione normativa da gestire tramite i governi o una questione di responsabilità da portare in tribunale per iniziativa delle vittime?

Un precedente globale

L’esito dell’udienza avrà ripercussioni ben oltre i confini di Zugo. Se il tribunale consentirà alla causa di proseguire, si aprirà la strada a procedimenti giudiziari contro le multinazionali con sede in Svizzera. Sarebbe un segnale che le aziende svizzere non possono più esternalizzare il proprio impatto ambientale senza doverne rispondere in patria. Il fallimento del tentativo di mediazione nel luglio 2022 ha reso inevitabile questo confronto pubblico.

Mentre i giudici deliberano, il mondo osserva. Una sentenza a favore degli abitanti dell’isola indonesiana stabilirebbe un precedente fondamentale: la responsabilità aziendale si estende fino agli angoli più remoti del pianeta. Al contrario, un’archiviazione rafforzerebbe lo scudo delle aziende, lasciando alle vittime dei cambiamenti climatici poche vie legali per ottenere giustizia. A prescindere dalla decisione procedurale immediata, il messaggio dell’isola di Pari è arrivato forte e chiaro in Svizzera.