Grigioni
I Grigioni preparano un piano d’azione contro la criminalità organizzata
I Grigioni prevedono un piano d’azione specifico e un rapporto di esperti esterni sulla criminalità organizzata. L’iniziativa fa seguito alle pressioni in Parlamento e esaminerà misure per le autorità, le imprese e la società nel suo insieme.

I Grigioni stanno preparando un piano specifico contro la criminalità organizzata, dopo che un intervento parlamentare ha messo in luce lacune nella collaborazione in materia di permessi di soggiorno. Il 14 settembre 2026, in risposta a un’interrogazione della deputata del Centro Sandra Maissen, il Governo cantonale ha annunciato un piano d’azione e un rapporto di esperti esterni. Il rapporto esaminerà le misure per le autorità pubbliche, le imprese e la società nel suo insieme.
La decisione fa seguito agli arresti di presunti membri della Camorra, della ’Ndrangheta e di un gruppo criminale balcanico durante un’operazione di Europol alla fine di febbraio. Quattro delle sette persone arrestate vivevano a Roveredo, nella Val Mesolcina, nella parte meridionale del Cantone, ed erano titolari di permessi di dimora B validi. In precedenza, a una di loro era stato negato un permesso nel vicino Ticino. Nella sua interrogazione parlamentare, Maissen ha affermato che le autorità grigionesi hanno appreso della decisione solo dopo diversi mesi.
Il caso ha inserito una questione amministrativa locale in un’indagine criminale europea di più ampia portata. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla Val Mesolcina, una regione da tempo considerata vulnerabile al riciclaggio di denaro. Il rapporto previsto fornirà al Cantone una valutazione esterna mentre i Grigioni elaborano le modalità per attuare la strategia nazionale della Svizzera contro la criminalità organizzata.
Il caso di Roveredo mette in luce lacune informative tra Cantoni
Quattro delle sette persone arrestate nell’operazione di Europol vivevano a Roveredo, facendo del piccolo Comune il fulcro del dibattito parlamentare. Gli arresti riguardavano presunti legami con tre reti criminali: la Camorra, la ’Ndrangheta e un clan balcanico. I sospettati erano titolari di permessi di dimora B validi nei Grigioni.
L’intervento parlamentare ha sollevato dubbi sullo scambio d’informazioni tra Cantoni. A un sospettato era stato precedentemente negato un permesso di soggiorno in Ticino, ma, a quanto riferito, le autorità grigionesi non erano a conoscenza della decisione per diversi mesi. L’episodio ha portato a esaminare con maggiore attenzione le modalità con cui i Cantoni svizzeri si scambiano informazioni quando le persone che presentano una domanda si trasferiscono oltre i confini cantonali.
I Grigioni contano undici regioni amministrative e la questione è particolarmente delicata nella regione Moesa, che collega la Svizzera meridionale all’Italia e comprende Roveredo. Il Governo non ha affermato che i controlli esistenti siano venuti meno in tutto il Cantone. Ha sostenuto che i meccanismi d’informazione e di sorveglianza si sono dimostrati efficaci, riconoscendo al contempo che ulteriori misure devono essere esaminate nell’ambito del nuovo piano d’azione.
Il rapporto esterno previsto dovrebbe valutare queste procedure senza sostituirsi alle indagini penali condotte dalla polizia e dai procuratori.
Il Cantone rafforza i controlli sui permessi nella regione Moesa
Secondo il Governo grigionese, due delle quattro richieste contenute nell’intervento parlamentare sono già state attuate. Il Cantone dispone di una procedura vincolante per verificare le procedure in materia di diritto degli stranieri applicate negli altri Cantoni. Afferma inoltre che gli strumenti di sorveglianza consentiti dalla legge vengono utilizzati sistematicamente.
Le regole variano a seconda della cittadinanza. Per i cittadini di Stati terzi, le autorità richiedono di norma un estratto del casellario giudiziale. Per i cittadini dell’Unione europea e dell’Associazione europea di libero scambio, il documento viene richiesto in presenza di motivi di sospetto. Il Governo ha introdotto una misura temporanea nella regione Moesa: ogni nuova domanda di permesso di dimora presentata da cittadini UE o AELS deve essere corredata da un estratto del casellario giudiziale.
Il Governo ha chiesto al Parlamento di considerare evase le richieste già attuate e di rinviare l’esame delle altre due. Questa posizione riflette una distinzione giuridica e amministrativa tra le misure già a disposizione del Cantone e le proposte che richiedono una più ampia revisione delle politiche.
Il piano d’azione previsto si baserà quindi sui controlli esistenti, anziché partire da zero. I risultati potrebbero determinare se le misure regionali temporanee diventeranno permanenti o se i controlli verranno ripensati in tutto il Cantone.
Il piano d’azione punterà sulle imprese ad alto rischio
La prossima fase si concentrerà sulle imprese che possono celare la proprietà o trasferire fondi illeciti. Tra le richieste parlamentari ancora all’esame figurano un piano cantonale di sorveglianza delle società di comodo e delle imprese considerate ad alto rischio di riciclaggio di denaro. Si chiede inoltre di valutare se i Grigioni debbano istituire un ufficio centrale di segnalazione.
Le proposte ampliano il dibattito oltre i controlli sull’immigrazione. La criminalità organizzata può ricorrere ad attività commerciali legittime, transazioni immobiliari e complesse strutture proprietarie per mascherare i proventi illeciti. Il rapporto di esperti previsto dal Governo esaminerà cosa possono fare le autorità, quali informazioni possono fornire le imprese e come ripartire le responsabilità all’interno del Cantone.
Un ufficio centrale di segnalazione potrebbe fungere da punto di riferimento unico per le segnalazioni di enti pubblici o imprese private, anche se il materiale di partenza non specifica quale forma assumerebbe. Qualsiasi nuovo sistema dovrebbe operare nel rispetto del diritto federale svizzero e coordinarsi con le istituzioni nazionali esistenti.
I Grigioni intendono inoltre partecipare attivamente all’attuazione della strategia nazionale del Consiglio federale contro la criminalità organizzata. Il piano d’azione cantonale dovrebbe collegare questo quadro federale alle condizioni locali della Val Mesolcina, di Coira e di altre parti del Cantone.
Il piano grigionese plasmerà la risposta più ampia della Svizzera
Il piano d’azione metterà alla prova l’efficacia del sistema federale svizzero nel contrastare reti criminali attive oltre i confini cantonali e nazionali. La sfida immediata per i Grigioni consiste nel collegare i controlli sull’immigrazione, le informazioni di polizia, la vigilanza sulle imprese e la collaborazione con gli altri Cantoni, evitando di creare sistemi paralleli incapaci di scambiarsi informazioni.
Il Governo ha chiesto al Parlamento di rinviare le due richieste ancora in sospeso mentre viene elaborato il nuovo piano. Ciò concede alle autorità il tempo di commissionare il rapporto esterno e di valutare la sorveglianza proposta di società di comodo e imprese ad alto rischio, nonché l’eventuale istituzione di un ufficio centrale di segnalazione. Il Parlamento dovrà poi decidere se rendere vincolanti le raccomandazioni.
Per la popolazione, i cambiamenti iniziali sono più visibili nella regione Moesa, dove, a titolo temporaneo, i cittadini UE e AELS devono presentare un estratto del casellario giudiziale per le nuove domande di permesso. Per le imprese, la revisione prevista potrebbe comportare controlli più approfonditi sulle strutture proprietarie e sui rischi di riciclaggio di denaro. Per le autorità cantonali, gli arresti di Roveredo hanno evidenziato il costo dei ritardi nello scambio d’informazioni.
La risposta dei Grigioni sarà ora valutata in base alla sua attuazione: alla qualità del rapporto di esperti, al coordinamento con le autorità federali e alla chiarezza degli eventuali nuovi obblighi imposti agli enti pubblici e alle imprese.