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Swiss Observer

La FIFA fissa a settembre il termine per approvare un accordo d’investimento da 10 miliardi di dollari

La FIFA ha fissato al 19 settembre il termine entro il quale le sue 211 federazioni affiliate dovranno approvare un pacchetto d’investimento da 10 miliardi di dollari. In una lettera del presidente Gianni Infantino, l’organo di governo del calcio mondiale ha promesso che, se l’accordo andrà in porto, i pagamenti annuali a ciascuna federazione potrebbero quadruplicare.

La FIFA fissa a settembre il termine per approvare un accordo d’investimento da 10 miliardi di dollari
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Sul tavolo ci sono ben 10 miliardi di dollari, e il tempo stringe. Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha infranto la calma estiva lanciando un ultimatum ad alto rischio alle 211 federazioni affiliate del calcio mondiale. In una lettera dettagliata di cinque pagine, l’organo di governo con sede a Zurigo ha fissato al 19 settembre il termine ultimo per approvare un pacchetto d’investimento monumentale, che potrebbe ridefinire profondamente l’economia dello sport. Non si tratta di un semplice suggerimento, ma di una dimostrazione di forza definitiva. La FIFA chiede una decisione che potrà inaugurare una nuova era di dominio commerciale oppure sancire una frattura amara tra l’organismo mondiale e i suoi partner continentali più ricchi. L’urgenza è palpabile: i fondi proposti dovrebbero essere disponibili già dal 1° gennaio 2027. Imponendo una votazione a maggioranza semplice, Infantino aggira il tradizionale processo di ricerca del consenso e punta a trasformare rapidamente l’assetto finanziario del calcio. Il mondo osserva Zurigo, ormai epicentro di una rivoluzione finanziaria che non lascia spazio a esitazioni.

Il 400 per cento in più: comprare lealtà o costruire il futuro?

La promessa di 40 milioni di dollari all’anno per ogni federazione calcistica nazionale è una carota senza precedenti. Questa cifra rappresenta un aumento enorme, pari al 400 per cento rispetto ai pagamenti annuali attuali, e quadruplicherebbe le risorse a disposizione, con un impatto potenzialmente decisivo per le nazioni più piccole, dai Caraibi all’Asia centrale. Il messaggio di Infantino è chiaro: approvare l’accordo e accedere a una «nuova fase» di prosperità, oppure respingerlo e accontentarsi dello status quo. L’alternativa consiste in un ampliamento molto più contenuto, da 2,7 miliardi di dollari, dell’attuale programma di sviluppo «Forward». Questo netto divario costituisce un forte incentivo per la maggioranza dei membri della FIFA, per i quali 40 milioni di dollari rappresentano una somma astronomica. Secondo i critici, si tratta di una mossa calcolata per comprare lealtà politica; la FIFA la presenta invece come una democratizzazione della ricchezza nel calcio. L’entità dell’investimento, superiore a qualsiasi precedente programma di sviluppo nella storia dello sport, evidenzia l’ambizione di Infantino di concentrare il potere finanziario nella sede zurighese, facendo di fatto della FIFA la principale banca per lo sviluppo del calcio mondiale.

Guerra civile tra continenti: la UEFA attacca il piano di «arricchimento»

L’opposizione non si limita a serpeggiare: è esplosa. La UEFA, il principale attore del calcio europeo, ha lanciato un duro contrattacco contro il piano con sede a Zurigo. «La FIFA non può continuare a usare il nostro sport per arricchire sé stessa e i suoi amici», ha dichiarato un portavoce della UEFA, segnalando una rottura totale dei rapporti tra le due entità più potenti del calcio. Le confederazioni continentali in Asia e Nord America hanno espresso un’apertura prudente, ma anche loro hanno manifestato frustrazione per essere state tenute all’oscuro fino all’ultimo momento. Questa mancanza di trasparenza ha alimentato la narrazione di un «accordo segreto» orchestrato a porte chiuse in Svizzera. La tensione è palpabile con l’avvicinarsi della scadenza di settembre. La UEFA considera il pacchetto da 10 miliardi di dollari una minaccia diretta alla sovranità dei campionati regionali e alla stabilità finanziaria del modello europeo. Con l’avvicinarsi del termine, il mondo del calcio assiste a una guerra civile in cui la posta in gioco si misura in miliardi e il premio è l’anima stessa del gioco più bello del mondo.

L’ombra globale di Zurigo: gli effetti sull’economia svizzera

La Svizzera resta il centro nevralgico indiscusso di questo dramma finanziario mondiale. Con la sede della FIFA saldamente radicata a Zurigo, le conseguenze di un afflusso di 10 miliardi di dollari vanno ben oltre il campo da gioco e interessano l’economia svizzera. Si prevede già che i Mondiali del 2026 daranno una spinta a livello locale, ma il nuovo accordo con gli investitori rappresenta un cambiamento permanente nella portata delle operazioni finanziarie gestite dalla Svizzera. L’afflusso di miliardi di investimenti privati consoliderebbe il ruolo di Zurigo come capitale mondiale della finanza sportiva, attirando nella regione una nuova ondata di consulenti, avvocati e analisti finanziari. La controversia sull’accordo mette però anche sotto la lente internazionale gli standard normativi ed etici svizzeri. Mentre la FIFA cerca di ottenere una maggioranza semplice per aggirare il dissenso europeo, il «modello svizzero» di consenso e neutralità viene messo alla prova da una governance più aggressiva e di stampo aziendale. L’esito della votazione del 19 settembre determinerà se Zurigo resterà un custode affidabile del calcio o diventerà la sede di una nuova e controversa era di ipercommercializzazione dello sport mondiale.