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Swiss Observer

La FIFA perde la causa sui bonus da 23 milioni di franchi

Il tribunale di Zurigo respinge la richiesta della FIFA contro gli ex dirigenti Sepp Blatter e Markus Kattner per i bonus dei Mondiali, stabilendo che gli imputati hanno agito nel rispetto dei loro diritti.

La FIFA perde la causa sui bonus da 23 milioni di franchi
AISWI swissinfo.ch

La FIFA ha subito una pesante sconfitta legale in casa. Il tribunale del lavoro di Zurigo ha respinto categoricamente il tentativo, molto seguito, dell’organo di governo del calcio di recuperare milioni dai suoi ex dirigenti. In una sentenza decisiva annunciata venerdì, il tribunale ha respinto la causa intentata dalla FIFA contro l’ex presidente Sepp Blatter e l’ex segretario generale Markus Kattner, lasciando la federazione a mani vuote nella sua richiesta di restituzione.

Non si tratta soltanto di una battuta d’arresto procedurale, ma di una sconfitta significativa per gli sforzi dell’attuale dirigenza della FIFA di prendere le distanze dalla «vecchia guardia». La FIFA aveva citato in giudizio con decisione gli ex dirigenti, sostenendo che avessero orchestrato illeciti pagamenti di bonus tramite collusione e conflitti d’interesse. Il tribunale zurighese ha però smontato questa ricostruzione, stabilendo che gli imputati hanno agito nel rispetto dei loro diritti. La decisione segna un altro capitolo della lunga vicenda legale incentrata a Zurigo e dimostra che, nonostante la sua portata globale, la FIFA resta soggetta a un’interpretazione rigorosa del diritto svizzero del lavoro.

Il costo enorme dell’eredità dei Mondiali del 2010

Ben 23 milioni di franchi (28,7 milioni di dollari) restano saldamente nelle tasche degli ex dirigenti, una somma che la FIFA ha lottato con ogni mezzo per recuperare. La controversia riguarda i cospicui bonus versati tra il 2010 e il 2013, un periodo segnato dai proventi eccezionali dei Mondiali del 2010 in Sudafrica. La FIFA sosteneva che quei pagamenti fossero il risultato di un’operazione di autoassegnazione, ma l’entità dei compensi riflette gli enormi ricavi generati in quegli anni.

Il rifiuto del tribunale di ordinare la restituzione sancisce la realtà finanziaria di quel periodo. I bonus erano destinati a premiare il successo commerciale del torneo e, nonostante le cifre astronomiche in gioco, il tribunale non ha ravvisato alcun fondamento giuridico per annullare le transazioni. Per la FIFA si tratta di una doppia perdita: la rinuncia definitiva a oltre 23 milioni di franchi e i probabili ingenti costi legali sostenuti per portare avanti una strategia fallimentare. Il fantasma finanziario dei Mondiali del 2010 continua a gravare sui bilanci della federazione a più di dieci anni di distanza.

La buona fede prevale sulle accuse di conflitto d’interesse

Nel confutare un punto centrale dell’argomentazione giuridica della FIFA, il tribunale ha stabilito che Blatter e Kattner hanno agito «in buona fede». Si tratta di una distinzione giuridica fondamentale. Mentre gli avvocati della FIFA hanno descritto un quadro di collusione e accordi segreti, i giudici zurighesi hanno ritenuto che gli imputati potessero presumere che l’organo di governo del calcio avrebbe autorizzato i pagamenti.

Il tribunale ha rilevato che i beneficiari erano coinvolti nelle decisioni sui bonus degli altri, un fatto che la FIFA aveva indicato come un chiaro conflitto d’interesse. Ha tuttavia respinto integralmente la richiesta di risarcimento. Convalidando la difesa fondata sulla «buona fede», il tribunale svizzero ha fissato una soglia elevata per dimostrare l’intenzione dolosa o la frode nelle controversie di questa portata sulla governance aziendale. La sentenza suggerisce che le procedure interne di approvazione, anche se criticate a posteriori, fornivano all’epoca una protezione sufficiente ai dirigenti. Questa interpretazione giuridica esclude di fatto la responsabilità degli ex dirigenti per queste specifiche transazioni.

La giustizia svizzera continua a ostacolare la FIFA

Questa sentenza mette in luce una tendenza persistente: il sistema giudiziario svizzero continua a essere un terreno difficile per le battaglie legali della FIFA. La decisione non è ancora definitiva e può essere impugnata, ma si aggiunge a una lista sempre più lunga di battute d’arresto per procuratori e parti attrici che cercano di portare in tribunale il passato della federazione. L’operato del Ministero pubblico svizzero nel più ampio scandalo di corruzione legato alla FIFA è stato descritto come modesto, e questa sconfitta in sede civile conferma la difficoltà di ottenere sentenze contro la dirigenza dell’era Blatter.

Per il pubblico svizzero e la comunità internazionale, il messaggio è complesso. Zurigo resta la capitale mondiale dell’amministrazione calcistica, ma è anche il cimitero dei tentativi legali di riscriverne la storia. Di fronte a quest’ultimo rifiuto, la FIFA deve decidere se trascinare in appello questa costosa battaglia o accettare che i 23 milioni di franchi, e l’epoca che rappresentano, siano davvero perduti. L’esito ricorda chiaramente che l’indignazione morale non si traduce sempre in una vittoria legale nei tribunali svizzeri.