Diritto
La Svizzera ha violato la libertà di riunione, stabilisce la Corte europea dei diritti dell’uomo
La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha stabilito che la Svizzera ha violato la libertà di riunione, multando l’organizzatrice di una manifestazione per la Giornata internazionale della donna tenutasi a Ginevra nel 2019. Secondo la Corte, ritenerla personalmente responsabile dei disordini verificatisi durante l’evento ha costituito una violazione dei suoi diritti.

La reputazione della Svizzera quale baluardo della democrazia diretta è stata duramente criticata dall’estero. La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha stabilito ufficialmente che le autorità svizzere hanno calpestato la libertà fondamentale di riunione. La sentenza, di portata storica, riguarda una manifestazione per la Giornata internazionale della donna tenutasi a Ginevra nel 2019, durante la quale una marcia pacifica è stata oscurata da disordini isolati. Mentre i tribunali svizzeri hanno cercato di punire chi aveva organizzato l’evento, Strasburgo ha lanciato un messaggio chiaro: lo Stato non può mettere a tacere gli organizzatori per le azioni di pochi. La sentenza giunge in un momento cruciale, mentre la Svizzera fa i conti con i suoi 50 anni di appartenenza al sistema della CEDU, e mette in luce una crescente frizione tra le pratiche delle forze dell’ordine locali e gli standard internazionali in materia di diritti umani.
Il prezzo della protesta: un’ingiustizia da CHF 200
Una multa di appena CHF 200 può sembrare irrisoria, ma le sue implicazioni per la società civile svizzera sono state enormi. Condannando l’organizzatrice in sede penale, i tribunali svizzeri hanno cercato di stabilire un precedente pericoloso: rendere le persone personalmente responsabili, sul piano finanziario e penale, del caos imprevedibile di una folla in un luogo pubblico. La CEDU ha smontato questa logica, stabilendo che la multa violava il diritto a un equo processo e la libertà d’espressione. Questo «effetto dissuasivo», per cui le persone temono di organizzare eventi per il rischio di rovinarsi personalmente, è proprio ciò che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo intende prevenire. La Corte ha ritenuto che l’organizzatrice fosse stata presa ingiustamente di mira per un «servizio di sicurezza inefficace», nonostante l’evento fosse stato autorizzato dallo Stato.
Il rischio per la sicurezza a Ginevra si ritorce contro le autorità
Le autorità ginevrine hanno giocato una partita ad alto rischio con le libertà civili e l’hanno persa. Prima della manifestazione del 2019, l’organizzatrice era stata avvertita esplicitamente che sarebbe stata ritenuta personalmente responsabile di qualsiasi inosservanza delle regole. Quando sono scoppiati i disordini, lo Stato è passato dal ruolo di protettore a quello di accusatore. La sentenza della CEDU mette però in luce il difetto di questa strategia: lo Stato non può delegare il mantenimento dell’ordine pubblico a privati cittadini e poi punirli quando le cose vanno male. Questa decisione impone ai Cantoni svizzeri di ripensare da cima a fondo la gestione delle manifestazioni su larga scala. L’insistenza della Corte sulla protezione della libertà di riunione e d’associazione implica che la responsabilità della sicurezza debba restare condivisa, e non trasformarsi in una trappola per gli attivisti.
Il futuro del dissenso in Svizzera
Questa sentenza è una vittoria per ogni cittadina e cittadino svizzero che crede nel diritto di scendere in piazza. Ribadisce che la Svizzera non opera in un vuoto: il suo sistema giudiziario deve essere in linea con il più ampio impegno europeo a favore dei diritti umani. Guardando al futuro, la sentenza fungerà da scudo per chi organizzerà manifestazioni, assicurando che il timore di un procedimento penale non metta a tacere le voci del dissenso. Il sistema giuridico svizzero deve ora integrare questa sentenza nelle prassi cantonali, facendo sì che «autorizzato» significhi davvero «protetto». È finita l’epoca in cui si ritenevano le singole persone ostaggio delle azioni di una folla: un’evoluzione significativa per il panorama democratico svizzero.