Diritto
La Corte europea stabilisce che la Svizzera deve fornire pasti vegani alle persone detenute
La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato la Svizzera, stabilendo che le istituzioni pubbliche, come le carceri, devono offrire un’alimentazione interamente vegana alle persone detenute il cui impegno a favore del veganismo costituisce una convinzione filosofica protetta dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il panorama giuridico svizzero ha appena vissuto una svolta epocale: la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha inferto un duro colpo allo status quo della ristorazione nelle istituzioni. Con una sentenza definitiva, la Corte ha stabilito che il veganismo non è una semplice scelta di vita, bensì una convinzione filosofica protetta. Questa decisione storica obbliga le istituzioni pubbliche svizzere a fornire un’alimentazione interamente vegana alle persone detenute che dimostrano un impegno sincero in tal senso. Per decenni, il sistema penitenziario svizzero ha dato per scontato che le preferenze alimentari fossero subordinate alla comodità amministrativa. Quell’epoca si è conclusa questa settimana. La Corte ha ribadito che la libertà di pensiero e di coscienza rimane una pietra angolare della società democratica, ponendo un’alimentazione vegetale sullo stesso piano giuridico dell’osservanza religiosa. Non si tratta più di una preferenza, ma di diritti umani fondamentali che lo Stato non può più ignorare.
Champ-Dollon di fronte a una rivoluzione alimentare
Al centro di questa battaglia giuridica ci sono gli 11 mesi di detenzione preventiva nel famigerato carcere ginevrino di Champ-Dollon. Uno dei due cittadini svizzeri coinvolti ha trascorso quasi un anno a lottare per un’alimentazione in linea con le proprie convinzioni profonde, dopo essere stato arrestato per vandalismo. Sebbene l’istituto abbia compiuto tentativi sporadici e incoerenti per offrire alternative vegetali, la CEDU li ha giudicati del tutto insufficienti. Nel frattempo, una seconda ricorrente ha affrontato difficoltà analoghe in un ospedale psichiatrico nel Canton Vaud. Le conclusioni della Corte mettono in luce una grave lacuna nei centri di detenzione svizzeri: l’assenza di un quadro coerente e giuridicamente vincolante per le diete etiche. La sentenza sottolinea che «fare qualche tentativo» non basta quando sono in gioco diritti fondamentali. Le persone detenute non dipendono più dalla discrezionalità del responsabile della cucina: ora dispongono di una tutela giuridica che garantisce loro un piatto in linea con i propri principi.
Il vuoto giuridico crolla sotto il vaglio dei diritti umani
In precedenza, i tribunali svizzeri avevano sostenuto che non esistesse alcun obbligo giuridico di adeguare i pasti alle esigenze delle persone detenute vegane. La CEDU ha ora smantellato questa posizione con precisione chirurgica. La Corte di Strasburgo ha criticato la totale assenza in Svizzera di un quadro giuridico chiaro, che lasciava le persone detenute senza strumenti efficaci per far valere i propri diritti. Sebbene gli Stati membri dispongano di norma di un ampio margine di discrezionalità nelle questioni etiche, la Svizzera non è riuscita a trovare un giusto equilibrio tra comodità amministrativa e libertà individuale. La sentenza ricorda severamente che gli ostacoli amministrativi, come i costi o la complessità dell’approvvigionamento di ingredienti vegani, non possono prevalere sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La decisione pone di fatto fine al vuoto giuridico che consentiva alle carceri svizzere di ignorare esigenze alimentari specifiche. Le autorità devono ora affrettarsi a introdurre norme rigorose che garantiscano che ogni pasto servito dietro le sbarre rispetti questa nuova realtà giudiziaria.
Onde d’urto in tutto il continente, oltre le Alpi
Le ripercussioni di questa sentenza vanno ben oltre i confini svizzeri e minacciano di stravolgere i protocolli carcerari in tutti i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Attualmente, le norme sull’alimentazione nelle carceri variano notevolmente: mentre alcuni Paesi garantiscono opzioni vegetariane, altri non prevedono alcuna tutela di questo tipo. La sentenza esercita una pressione immediata e senza precedenti sulle autorità carcerarie, da Lisbona a Tbilisi, affinché rivedano i propri menu. Mentre il veganismo continua a guadagnare popolarità in tutto il continente, questo precedente giuridico garantisce che il sistema giudiziario evolva insieme ai valori sociali. Per la Svizzera il compito immediato è chiaro: integrare questi requisiti nel diritto federale e cantonale, oppure affrontare una raffica di ulteriori ricorsi. Il messaggio da Strasburgo è forte e chiaro: il potere dello Stato si ferma davanti alla coscienza di una persona, e questo vale anche per ciò che mangia mentre è in detenzione. Il futuro della detenzione in Europa è ufficialmente vegetale.