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Swiss Observer

Lo statuto diplomatico preclude i diritti di soggiorno ai residenti di lunga data

Il Tribunale amministrativo federale stabilisce che le carte di legittimazione diplomatiche non possono essere conteggiate ai fini dei permessi di soggiorno ordinari, con conseguenze per le famiglie del personale delle organizzazioni internazionali.

Lo statuto diplomatico preclude i diritti di soggiorno ai residenti di lunga data
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Il Tribunale amministrativo federale svizzero ha pronunciato una sentenza di portata storica: le carte di legittimazione diplomatiche non possono essere conteggiate ai fini dei requisiti per ottenere un permesso di soggiorno ordinario. Il caso riguarda una cittadina keniota di 17 anni, figlia di funzionari delle Nazioni Unite, che vive in Svizzera dalla nascita. Nonostante abbia trascorso tutta la vita in Svizzera, il tribunale ha stabilito che il suo statuto diplomatico impedisce di conteggiare gli anni trascorsi con carte di legittimazione ai fini dei requisiti per il permesso di domicilio.

Conseguenze per le famiglie delle organizzazioni internazionali

La sentenza ha importanti conseguenze per le famiglie del personale delle organizzazioni internazionali con sede in Svizzera, in particolare per la comunità diplomatica di Ginevra. Le carte di legittimazione conferiscono determinati privilegi e immunità, ma costituiscono ora un ostacolo distinto all’ottenimento di diritti di soggiorno permanenti. La decisione incide sulle prospettive di insediamento a lungo termine dei bambini cresciuti in Svizzera con uno statuto diplomatico e crea una sfida particolare per le famiglie che prevedono di restare a lungo nel Paese.

Quadro giuridico e conseguenze

La decisione del tribunale sottolinea la netta distinzione giuridica tra i titolari di uno statuto diplomatico e gli altri cittadini stranieri residenti. Per i cittadini kenioti è normalmente richiesto un soggiorno di dieci anni per ottenere un permesso di domicilio. Il tribunale ha respinto esplicitamente gli argomenti relativi alla disparità di trattamento, affermando che i privilegi legati allo statuto diplomatico giustificano un trattamento diverso nell’ambito del diritto in materia di migrazione. La sentenza, non impugnabile, fa seguito al precedente rifiuto della domanda di naturalizzazione della richiedente, nel 2017.

Il contesto della politica migratoria svizzera

La sentenza rispecchia il delicato equilibrio mantenuto dalla Svizzera tra il ruolo di Paese ospitante di organizzazioni internazionali e l’applicazione di una politica migratoria rigorosa. Sebbene il Canton Vaud avesse inizialmente emesso una decisione preliminare favorevole, il rifiuto della Segreteria di Stato della migrazione, ora confermato dal tribunale, dimostra la coerenza dell’approccio del governo federale in materia di diritti di soggiorno. La decisione ribadisce la distinzione prevista dal diritto svizzero tra i privilegi diplomatici e i percorsi ordinari in materia di migrazione.