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Swiss Observer

Incendio di Crans-Montana: crescono le critiche all’indagine e alle carenze normative

Uno sguardo approfondito alle molteplici carenze che hanno portato al tragico incendio della notte di Capodanno: dall’indagine penale sui proprietari alle lacune ammesse nei controlli ufficiali di sicurezza, fino alle più ampie questioni sollevate dalle norme antincendio per i locali aperti al pubblico in Svizzera.

Incendio di Crans-Montana: crescono le critiche all’indagine e alle carenze normative
AIThe Local Switzerland

Quaranta vite sono state spezzate in quella che è ormai una delle tragedie più letali della storia svizzera moderna. Mentre il fumo si dirada nel seminterrato del Le Constellation a Crans-Montana, il Paese fa i conti con una perdita immensa: le vittime avevano in media appena 19 anni. L’incendio, innescato dalle stelline scintillanti applicate alle bottiglie di champagne che hanno dato fuoco alla schiuma fonoassorbente del soffitto, ha trasformato in pochi secondi una festa di Capodanno in una trappola mortale.

Oltre alle strazianti perdite di vite umane, 116 persone sono rimaste ferite e 83 superstiti lottano ancora per guarire negli ospedali della regione. Le dimensioni della catastrofe hanno portato alla proclamazione di una giornata nazionale di lutto, ma il dolore si sta rapidamente trasformando in rabbia. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron si prepara a unirsi a chi renderà omaggio alle vittime in una commemorazione a Martigny, la domanda che tutti si pongono non è soltanto come sia potuto accadere, ma perché sia stato possibile. La devastazione è totale e ha lasciato nel Canton Vallese una ferita che richiederà generazioni per rimarginarsi.

Indignazione per le procedure: perché sono ancora liberi?

In una decisione che ha lasciato perplessi gli esperti di diritto e indignato le famiglie delle vittime, i proprietari del Le Constellation sono ancora liberi. Pur essendo accusati di omicidio colposo per negligenza, lesioni personali e incendio doloso, Jacques e Jessica Moretti non sono stati posti in detenzione preventiva. Alain Macaluso, direttore del Centro di diritto penale dell’Università di Losanna, ha criticato duramente la decisione, citando «seri dubbi» sull’integrità dell’indagine.

«Le prime ore sono cruciali... la detenzione consente di svolgere le indagini senza interferenze», ha affermato Macaluso, sottolineando l’elevato rischio di collusione. Il mancato controllo immediato delle abitazioni dei gestori e degli uffici comunali costituisce un’anomalia procedurale lampante. Mentre la procura vallesana sostiene che non siano necessari divieti di espatrio, la clemenza dimostrata contrasta nettamente con la devastazione provocata. Se emergessero prove che i proprietari erano a conoscenza dei rischi legati alla schiuma, come suggerirebbe un video del 2019 in cui un cameriere mette in guardia il personale, le accuse potrebbero diventare di omicidio intenzionale, con una pena che può arrivare a 20 anni. Il sistema giudiziario è ora sotto stretta osservazione e la trasparenza è considerata assolutamente necessaria.

Negligenza sistemica: cinque anni senza controlli

È emerso un vuoto di ben cinque anni nei controlli di sicurezza, che coinvolge le stesse autorità incaricate di proteggere il pubblico. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Feraud, ha ammesso una grave mancanza: al Le Constellation non sono stati effettuati controlli antincendio tra il 2020 e il 2025. Si tratta di una violazione diretta delle norme che impongono controlli annuali nei locali aperti al pubblico. «Ce ne rammarichiamo profondamente», ha dichiarato Feraud, una confessione che offre ben poco conforto alle famiglie in lutto.

La negligenza va oltre i controlli mancati. La schiuma fonoassorbente letale era stata installata durante i lavori di ristrutturazione del 2015, che secondo il Comune «non richiedevano un’autorizzazione». Eppure, il pericolo è rimasto sotto gli occhi di tutti per un decennio. Il Comune non può essere perseguito penalmente come ente, ma i singoli funzionari potrebbero ora essere chiamati a risponderne. L’ammissione ha innescato una reazione frenetica: il Comune si sta affrettando a incaricare organismi esterni di controllare tutti gli esercizi pubblici. Una misura reattiva arrivata, tragicamente, troppo tardi.

Le ombre del passato: il profilo dei proprietari

Mentre il fumo si dirada, emerge un quadro inquietante della gestione del locale. Jacques Moretti, che gestiva l’attività insieme alla moglie, non è nuovo al sistema giudiziario. Le informazioni pubblicate confermano che Moretti ha precedenti penali in Francia, tra cui una condanna per sfruttamento della prostituzione e il divieto di gestire attività commerciali nel suo Paese.

Gli avvocati della coppia hanno rilasciato dichiarazioni promettendo piena collaborazione e affermando che non cercheranno di «sottrarsi alle proprie responsabilità». Tuttavia, il passato di Moretti solleva interrogativi cruciali sulle verifiche a cui sono sottoposti i titolari di attività nel settore alberghiero e della ristorazione in Svizzera. Come è stato possibile permettere a una persona con precedenti di gestire un locale affollato di adolescenti? La coppia è ancora libera, senza essere in detenzione preventiva né agli arresti domiciliari, un fatto che alimenta la crescente indignazione pubblica. L’indagine dovrà ora stabilire se questo atteggiamento di disprezzo per la legge si sia esteso anche alla sicurezza dei 100 clienti stipati in quel seminterrato la notte di Capodanno.

Il vuoto normativo: minorenni a rischio

Metà delle vittime erano minorenni e la più giovane aveva appena 14 anni. Questo dato agghiacciante mette in luce una grave lacuna nell’applicazione delle norme in Svizzera. In Vallese, la legge impone che chi non ha ancora compiuto 16 anni sia accompagnato da un adulto dopo le 22, eppure gli adolescenti erano stipati al Le Constellation ben oltre la mezzanotte.

Le informazioni pubblicate indicano un totale fallimento dei controlli agli accessi. Alcuni testimoni hanno descritto un ingresso laterale con una porta automatica azionata da un codice PIN, che permetteva ai clienti di aggirare del tutto i controlli dei documenti d’identità. La multa massima per violazioni di questo tipo è di 50’000 CHF, ma in questo caso il prezzo è stato pagato con vite umane. I consulenti per la sicurezza ammettono che l’uso di documenti falsi e i controlli permissivi sono molto diffusi, ma l’esistenza di un «ingresso secondario» non sorvegliato fa pensare a una negligenza sistemica più che a una semplice svista. Con il proseguire dell’indagine, occorre concentrarsi sulla facilità con cui le norme sono state aggirate, trasformando una notte di festa in una tragedia per i giovani della Svizzera.