Vai al contenuto
Swiss Observer

Il tribunale ordina al governo svizzero di rendere pubblici i contratti per i vaccini contro il COVID-19

Il Tribunale amministrativo federale ha dato ragione alla trasparenza, ordinando al governo svizzero di rendere pubblici i contratti stipulati con aziende farmaceutiche per l’acquisto di vaccini contro il Covid-19. Il tribunale ha respinto gli argomenti del governo a favore della riservatezza dei dettagli.

AI18 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Il tribunale ordina al governo svizzero di rendere pubblici i contratti per i vaccini contro il COVID-19
AISWI swissinfo.ch

Il muro di silenzio che circondava le spese della Svizzera durante la pandemia si è finalmente incrinato. Con una decisione storica che esige responsabilità, il Tribunale amministrativo federale ha ordinato al governo svizzero di rendere pubblici i contratti riservati stipulati con i colossi farmaceutici per i vaccini contro il Covid-19. La sentenza segna una vittoria decisiva per i fautori della trasparenza e per tre cittadini privati, che non hanno accettato il rifiuto dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) di rendere pubblici i suoi documenti.

Per anni, i dettagli specifici degli accordi con Novavax, Moderna Tx e Moderna Switzerland sono rimasti nascosti dietro un velo burocratico. L’UFSP aveva respinto con fermezza le richieste di accesso ancora alla fine del 2023, invocando la sensibilità dei dati. Il tribunale ha ora tuttavia annullato queste obiezioni, affermando che il diritto del pubblico all’informazione prevale sul desiderio del governo di mantenere il segreto. Non si tratta soltanto di un aggiornamento procedurale, ma di un cambiamento fondamentale negli equilibri di potere tra lo Stato e i cittadini in materia di acquisti nel settore della sanità pubblica.

Le difese legali smontate

Le giustificazioni del governo per mantenere l’opacità sono state smontate sistematicamente. I legali del governo hanno sostenuto che rivelare i dettagli di questi contratti di grande portata avrebbe compromesso gli interessi della Svizzera in materia di politica estera, un argomento respinto senza esitazioni dal tribunale. In una severa reprimenda, i giudici hanno dichiarato che non sussistevano «motivi eccezionali» per negare l’accesso ai sensi della legge sulla trasparenza.

Inoltre, il tribunale non ha riscontrato prove sufficienti a sostegno dell’argomento secondo cui la riservatezza fosse necessaria per quanto riguarda i prezzi o le condizioni di consegna. Spettava allo Stato dimostrare perché gli accordi finanziati dai contribuenti dovessero rimanere segreti, ma lo Stato non è riuscito a fornire argomenti convincenti. La sentenza mette in luce la fragilità del ricorso del governo alla «riservatezza commerciale» come scudo generalizzato contro il controllo pubblico. Sebbene la decisione non sia ancora passata in giudicato e possa essere impugnata, lancia un segnale inequivocabile: l’era della segretezza indiscussa negli acquisti sanitari sta finendo.

Il contesto dei miliardi

Questa richiesta di trasparenza giunge sullo sfondo di un enorme spreco finanziario. L’urgenza di poter consultare questi contratti è alimentata dalla notizia che la Svizzera ha smaltito vaccini contro il Covid-19 inutilizzati per un valore colossale di 1,3 miliardi di CHF (1,5 miliardi di dollari). La cifra, resa nota nell’aprile 2025, evidenzia l’enorme quantità di denaro pubblico andata in fumo a causa di acquisti eccessivi e della scadenza dei vaccini.

I cittadini si chiedono ora, a ragione: a cosa ci siamo impegnati esattamente? La pubblicazione dei contratti potrebbe fare luce su aspetti fondamentali delle condizioni che hanno portato a un’eccedenza tanto costosa. Quando miliardi di franchi dei contribuenti vengono inceneriti sotto forma di fiale scadute, l’interesse pubblico per gli obblighi contrattuali, in particolare per quanto riguarda i quantitativi minimi d’acquisto e le strutture dei prezzi, è innegabile. La sentenza del tribunale colma il divario tra le argomentazioni giuridiche astratte e la realtà concreta dello spreco di risorse pubbliche.

Un precedente in materia di responsabilità

Anche se il governo potrebbe ancora tentare di presentare ricorso, gli equilibri sono cambiati in modo irreversibile. Questa sentenza crea un importante precedente per i futuri acquisti pubblici, segnalando che le situazioni di «emergenza» non garantiscono allo Stato un’immunità permanente rispetto alla legge sulla trasparenza. Il Tribunale amministrativo federale ha tracciato una linea netta, ribadendo che il controllo democratico si applica anche alle operazioni farmaceutiche più complesse.

Mentre la Svizzera si confronta con l’analisi retrospettiva della gestione della pandemia, questa sentenza rappresenta un momento di verifica fondamentale. Garantisce che l’UFSP e la farmacia dell’esercito operino nella consapevolezza che le loro decisioni, e i contratti che vincolano il Paese, saranno prima o poi sottoposti al giudizio pubblico. Per la popolazione svizzera, è una conferma del fatto che il governo risponde ai cittadini, non soltanto ai consigli di amministrazione dei colossi farmaceutici globali.