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Swiss Observer

La Camera svizzera sostiene misure più severe in materia di asilo e cittadinanza

Il Consiglio nazionale ha sostenuto misure più severe in materia di asilo e cittadinanza, tra cui la possibile revoca della cittadinanza e l’espulsione di persone con doppia cittadinanza condannate per reati gravi, nonché modifiche al trattamento delle domande d’asilo delle donne afghane.

AI17 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La Camera svizzera sostiene misure più severe in materia di asilo e cittadinanza
AISWI swissinfo.ch

Giovedì 17 settembre 2026, il Consiglio nazionale ha sostenuto un pacchetto di misure più severe in materia di asilo e migrazione, aprendo un nuovo banco di prova parlamentare per la politica d’asilo della Svizzera. La Camera del popolo ha approvato mozioni riguardanti cittadinanza, espulsioni, domande d’asilo afghane e pressioni sui Paesi che rifiutano di collaborare ai rimpatri.

Le votazioni si sono svolte durante una sessione straordinaria dedicata all’Unione europea e all’asilo. Le misure passano ora al Consiglio degli Stati, che dovrà decidere se sostenerle. Fino ad allora, le votazioni orientano il dibattito politico, ma non modificano di per sé il diritto svizzero né la prassi amministrativa.

Il governo federale si è opposto a ciascuna delle nove mozioni discusse durante la sessione. Il Consiglio nazionale ha comunque portato avanti proposte che chiedono al governo una linea più dura nei confronti dei reati gravi commessi da persone con doppia cittadinanza, dello statuto delle donne afghane in cerca di protezione e della collaborazione con i Paesi d’origine.

Il pacchetto comprendeva anche una mozione del gruppo parlamentare dell’Unione democratica di centro, di destra, che chiedeva al governo di respingere qualsiasi modifica proposta alle norme dell’UE sulla compensazione per i lavoratori frontalieri disoccupati in seno al Comitato misto sulla libera circolazione delle persone. La misura collega la politica d’asilo alle relazioni più ampie della Svizzera con l’UE.

Una prova sulla cittadinanza per chi ha doppia nazionalità

Una proposta sulla cittadinanza colpirebbe le persone con doppia cittadinanza condannate per i reati più gravi, prevedendo la revoca della cittadinanza svizzera e la successiva espulsione. Il Consiglio nazionale ha sostenuto una mozione che incarica il governo federale di perseguire questo approccio.

La proposta riguarda persone che possiedono la cittadinanza svizzera insieme a un’altra nazionalità. La sua approvazione non priva di per sé nessuno della cittadinanza, non ordina un’espulsione e non stabilisce una nuova soglia di gravità dei reati. L’attuazione richiederebbe i successivi passaggi giuridici e amministrativi previsti per una mozione parlamentare, oltre all’esame da parte del Consiglio degli Stati.

Il diritto svizzero in materia di cittadinanza prevede già garanzie giuridiche per le questioni legate alla cittadinanza e all’allontanamento. La mozione metterebbe alla prova la disponibilità del Parlamento a spingersi oltre quando una persona con doppia cittadinanza commette un reato grave. Solleva inoltre questioni pratiche sul Paese di destinazione, sullo statuto giuridico della persona in quel Paese e sulla compatibilità di una simile politica con gli obblighi svizzeri e internazionali vigenti.

Il resoconto non indica casi individuali, i reati interessati né quante persone potrebbero essere coinvolte. Il segnale politico è chiaro: una maggioranza della Camera del popolo vuole che le condanne per reati gravi possano avere conseguenze anche sulla cittadinanza, oltre che sul piano penale.

La Camera punta a cambiare la prassi d’asilo per gli afghani

La Camera ha inoltre chiesto di modificare il modo in cui la Svizzera tratta le domande d’asilo delle donne afghane. In base all’approccio proposto, le donne afghane non avrebbero più automaticamente diritto all’asilo e riceverebbero invece lo statuto di ammissione provvisoria.

La distinzione è importante. L’asilo riconosce una protezione ai sensi del diritto svizzero in materia, mentre l’ammissione provvisoria è uno statuto diverso, che consente a una persona di rimanere in Svizzera quando il rimpatrio è attualmente considerato impossibile, illecito o inesigibile. La mozione del Consiglio nazionale mira a trasferire le donne afghane in questa categoria modificando la prassi del governo.

Il resoconto non fornisce una cifra delle donne afghane interessate né descrive come le autorità valuterebbero le singole domande nell’ambito del sistema proposto. Ogni domanda continuerebbe a richiedere una decisione delle autorità competenti e potrebbe essere sottoposta a un controllo giuridico secondo le procedure applicabili.

La misura si inserisce in un dibattito più ampio sulla protezione delle persone in fuga dall’Afghanistan, il ricongiungimento familiare e i limiti del sistema d’asilo svizzero. Swissinfo ha riferito separatamente sui grandi ostacoli che devono affrontare i richiedenti l’asilo intenzionati a far venire in Svizzera i propri familiari. La decisione del Consiglio degli Stati determinerà se la proposta proseguirà il suo iter oltre il Consiglio nazionale.

La prossima mossa spetta al Consiglio degli Stati

Il Consiglio nazionale ha inoltre sostenuto sanzioni mirate contro i Paesi che rifiutano di collaborare con la Svizzera ai rimpatri. Per introdurre tali sanzioni sarebbero necessarie modifiche legislative.

La misura riflette un problema ricorrente nella politica migratoria: una decisione di allontanamento dipende dalla collaborazione pratica del Paese d’origine. Senza documenti di viaggio o l’accettazione da parte di quel Paese, le autorità svizzere possono avere difficoltà a effettuare un rimpatrio. La mozione intende esercitare pressioni attraverso sanzioni specifiche per Paese, anche se il resoconto non precisa quali Paesi sarebbero interessati né la forma delle penalità.

Un’altra mozione riguardava i lavoratori frontalieri e l’UE. Chiede al governo federale di respingere, in seno al Comitato misto sulla libera circolazione delle persone, qualsiasi modifica proposta alle norme dell’UE che disciplinano la compensazione per i lavoratori frontalieri disoccupati. L’agenda del Consiglio nazionale ha quindi abbinato l’applicazione delle norme in materia d’asilo a un ambito delicato delle relazioni bilaterali della Svizzera con l’UE.

La prossima decisione spetta al Consiglio degli Stati. Se la Camera alta respingerà o modificherà le mozioni, le proposte saranno oggetto di ulteriori trattative parlamentari. Se entrambe le Camere le approveranno, il governo dovrà comunque tradurre le indicazioni politiche in atti legislativi o misure amministrative, a seconda della proposta.