Diritto
La Corte europea stabilisce che la Svizzera deve fornire pasti vegani nelle carceri
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Svizzera in un caso storico, stabilendo che le istituzioni pubbliche, come le carceri, devono fornire un’alimentazione completamente vegana alle persone per le quali il veganismo costituisce una convinzione filosofica protetta.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) ha appena assestato un colpo dirompente alla comodità amministrativa nelle istituzioni pubbliche. Con una sentenza storica, destinata a far discutere in tutto il continente, la Corte ha dichiarato che il veganismo non è semplicemente una scelta di vita, bensì una convinzione filosofica protetta. La decisione obbliga la Svizzera e, di conseguenza, tutti gli Stati membri a riconoscere che la libertà di coscienza riguarda anche ciò che viene messo nel piatto di chi si trova dietro le sbarre. La Corte afferma che, se praticato con sincerità e coerenza, il veganismo costituisce un elemento fondamentale dell’identità individuale e merita piena protezione giuridica. La Svizzera deve ora rivedere senza indugio la ristorazione nelle proprie istituzioni: è finita l’epoca in cui le diete vegetali venivano liquidate come una «richiesta speciale». Non si tratta solo di cibo, ma della dignità fondamentale della persona di fronte alla rigida macchina dello Stato.
Champ-Dollon di fronte a una rivoluzione alimentare
Quasi 365 giorni di difficoltà alimentari hanno segnato l’esperienza di un’attivista svizzera detenuta nel famigerato carcere ginevrino di Champ-Dollon. Benché l’istituto abbia tentato sporadicamente di offrire opzioni vegane, la Corte EDU ha giudicato questi sforzi «incostanti» e fondamentalmente inadeguati. Un intero anno di detenzione preventiva senza un accesso affidabile a un’alimentazione conforme alle proprie convinzioni più profonde non è più accettabile secondo il diritto europeo. La Corte ha sottolineato che lo Stato non è riuscito a trovare un giusto equilibrio tra esigenze logistiche e libertà nemmeno in un ospedale psichiatrico nel Canton Vaud. La sentenza mette in luce una grave carenza del sistema penale svizzero, in cui la comodità amministrativa è stata anteposta alle convinzioni profonde delle persone detenute. Il verdetto è chiaro: fornire un pasto vegano non è un atto di generosità, ma l’adempimento obbligatorio di un diritto umano che le autorità svizzere non possono più ignorare.
Il diritto svizzero alle prese con la libertà filosofica
In precedenza, i tribunali svizzeri avevano sostenuto che non esistesse alcun obbligo giuridico di fornire pasti vegani alle persone detenute, una posizione che la Corte di Strasburgo ha ora smantellato in modo netto. La Corte EDU ha criticato la totale assenza in Svizzera di un quadro giuridico chiaro, che lascia le persone senza strumenti efficaci per far valere i propri diritti. Il Governo svizzero ha invocato un «ampio margine di discrezionalità» nella gestione delle carceri, ma la Corte ha replicato che tale discrezionalità non consente di compromettere le libertà fondamentali. I legislatori svizzeri devono quindi sancire queste tutele con urgenza. Il contrasto è evidente: mentre la Svizzera si vanta della propria democrazia diretta e delle libertà individuali, la rigidità delle sue istituzioni è risultata carente sulla scena internazionale. La sentenza ricorda con forza che la sovranità svizzera deve comunque esercitarsi entro i limiti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’Europa si prepara a una nuova ondata di diritti umani
Le conseguenze di questa sentenza vanno ben oltre i confini svizzeri e rischiano di stravolgere i protocolli carcerari in tutti i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Attualmente, le norme sull’alimentazione in carcere variano notevolmente: alcuni Paesi offrono opzioni vegetariane, mentre in altri le persone detenute devono affidarsi ai pacchi alimentari inviati dai familiari. Questa disparità non è più sostenibile sul piano giuridico. La sentenza avvia una rivalutazione a livello continentale del modo in cui le istituzioni pubbliche, comprese scuole, ospedali e caserme, tengono conto delle convinzioni filosofiche. Con la crescente popolarità del veganismo, aumenterà anche il numero di persone che chiederanno questa tutela. I governi devono prepararsi a un profondo cambiamento negli acquisti pubblici e nella gestione delle istituzioni. La Corte di Strasburgo ha fissato un nuovo standard: nel nutrire i cittadini, lo Stato deve rispettare tanto la mente quanto il corpo. Il messaggio è chiaro: per legge, il futuro della ristorazione nelle istituzioni è vegetale.