Zurigo
Zurigo, 15 anni di carcere per l’uomo che ha aggredito dei bambini con un coltello
Un tribunale zurighese ha condannato un uomo di 25 anni a 15 anni di carcere per aver tentato di uccidere tre bambini di cinque anni in un’aggressione con un coltello avvenuta nel 2024. Il resoconto riferisce quanto accertato dal tribunale, le ferite riportate dalle vittime, la terapia ordinata per l’aggressore e le conseguenze del divieto d’ingresso in Svizzera.

Un tribunale zurighese ha inflitto una pena detentiva di 15 anni dopo che, nel 2024, tre bambini di cinque anni erano stati accoltellati. Il tribunale ha riconosciuto l’uomo, che oggi ha 25 anni, colpevole di più tentati omicidi, secondo quanto riportato da Keystone-ATS il 18 settembre 2026.
L’aggressione è avvenuta il 1° ottobre 2024, quando l’uomo si è scagliato contro un gruppo di bambini della scuola dell’infanzia in una struttura di accoglienza a Zurigo. Tre bambini hanno riportato ferite da arma da taglio. Secondo quanto emerso in tribunale, alcuni di loro hanno riportato ferite gravi e sono sopravvissuti per un soffio.
Durante l’aggressione è intervenuta una persona addetta all’accudimento extrascolastico, che è riuscita a fermare l’aggressore. L’intervento ha posto fine al pericolo immediato e ha permesso ai servizi di soccorso di prestare cure ai bambini feriti.
La sentenza chiude il procedimento penale descritto nel resoconto, mentre i bambini e le loro famiglie continuano ad affrontare le conseguenze della violenza. Il caso ha inoltre richiamato l’attenzione sulle responsabilità del personale che lavora nelle strutture per l’infanzia, dove i bambini piccoli dipendono dagli adulti per essere protetti e ricevere un intervento rapido in caso di emergenza.
Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha ordinato una terapia e vietato all’uomo di soggiornare in Svizzera per 15 anni. Queste misure determineranno ciò che accadrà dopo che avrà scontato la parte detentiva della pena.
I bambini sono sopravvissuti a gravi ferite
Tre bambini di cinque anni sono rimasti feriti quando l’aggressore è entrato con un coltello nella struttura di accoglienza per l’infanzia. Il tribunale ha qualificato i fatti come più tentati omicidi, a conferma della gravità dell’aggressione e del pericolo corso da ciascun bambino.
Il resoconto della fonte non pubblica le cartelle cliniche complete né descrive tutte le ferite. Riferisce però che alcune erano gravi e che le vittime hanno rischiato di morire. Il fatto rientra così tra le forme di violenza più gravi che una struttura per l’infanzia possa trovarsi ad affrontare.
L’aggressione è avvenuta in presenza di bambini della scuola dell’infanzia, in un ambiente destinato alla cura, alla sorveglianza e alla prima educazione. Il personale ha dovuto reagire proteggendo al contempo un gruppo di bambini molto piccoli. Una persona addetta all’accudimento extrascolastico è intervenuta e ha fermato l’aggressore, prima che, secondo il resoconto del tribunale, si verificassero altre ferite.
I tre bambini sono al centro del procedimento, ma il resoconto disponibile non fornisce informazioni sul loro attuale stato di salute, sulla riabilitazione o sul rientro nella struttura. Non indica nemmeno i loro nomi, quelli delle famiglie o la struttura, tutelando così la sfera privata dei minorenni.
Per le famiglie zurighesi, il caso ha riportato l’attenzione sulla sicurezza nei pressi delle strutture per l’infanzia. La sentenza documenta le conseguenze penali dell’aggressione, mentre il recupero a lungo termine dipenderà dalle cure mediche, dal sostegno psicologico e dalla tutela della privacy dei bambini.
Una persona addetta all’accudimento ferma l’aggressione
L’intervento di una persona addetta all’accudimento ha fermato l’aggressione prima che l’uomo potesse raggiungere altri bambini. Keystone-ATS riferisce che questa persona è riuscita a fermarlo durante l’aggressione del 1° ottobre 2024.
Il resoconto non fornisce una cronologia dettagliata dell’intervento e non identifica la persona. Ne evidenzia però l’importanza concreta: l’aggressore è stato fermato dopo aver ferito tre bambini, alcuni dei quali avevano riportato lesioni potenzialmente letali.
Il personale delle strutture per l’infanzia a Zurigo e in tutta la Svizzera lavora in contesti in cui deve sorvegliare gruppi di bambini piccoli, gestire gli arrivi e le partenze e far fronte a emergenze mediche o di sicurezza. Il caso mette in particolare rilievo queste responsabilità, anche se il resoconto del tribunale non annuncia nuove misure di sicurezza a livello cantonale né modifiche alla politica in materia di assistenza all’infanzia.
Il riepilogo della sentenza disponibile non contiene inoltre accertamenti su come l’aggressore abbia ottenuto il coltello, se avesse già preso di mira la struttura o quali misure di sicurezza fossero in vigore. Non si devono colmare queste lacune con supposizioni.
La sequenza dei fatti riportata dal tribunale è chiara: un’aggressione con un coltello contro un gruppo di bambini, gravi ferite a tre bambini di cinque anni e l’intervento di una persona del personale, che ha posto fine alla minaccia immediata. La pena detentiva di 15 anni costituisce ora la risposta penale formale a questi fatti.
Il tribunale ordina una terapia e vieta il soggiorno in Svizzera
Il tribunale ha affiancato alla pena detentiva di 15 anni una terapia ambulatoriale e un divieto d’ingresso in Svizzera di 15 anni. L’obbligo di sottoporsi a una terapia aggiunge alla pena una misura terapeutica disposta dal tribunale, mentre il divieto d’ingresso limita separatamente la futura presenza dell’uomo nel Paese.
La fonte non specifica la diagnosi alla base dell’ordine di terapia, dove avverrà il trattamento né come sarà organizzata la sorveglianza. Non fornisce nemmeno dettagli sulla base legale o sui tempi di attuazione del divieto d’ingresso. Le informazioni disponibili permettono soltanto di concludere che il tribunale ha ordinato entrambe le misure oltre alla pena detentiva.
Per il periodo stabilito dal tribunale, l’uomo non potrà soggiornare in Svizzera. Il resoconto non precisa quando decorra tale periodo, se inizi dopo la scarcerazione o quali modalità di applicazione saranno previste. Questi dettagli sarebbero importanti per comprendere gli effetti pratici del provvedimento, ma non figurano nel riepilogo pubblicato.
Per le vittime e le loro famiglie, la sentenza documenta la valutazione del tribunale sui tentati omicidi e stabilisce restrizioni di lunga durata per l’autore. Per le autorità svizzere, il caso combina detenzione, terapia obbligatoria ed espulsione, ciascuna con conseguenze legali e amministrative proprie.
Il resoconto della fonte non contiene informazioni su eventuali ricorsi.