Istruzione
Zurigo difende il progetto «Scuola dell’infanzia senza giocattoli» malgrado le polemiche politiche
Il Consiglio comunale di Zurigo difende il progetto «Scuola dell’infanzia senza giocattoli», in cui per diverse settimane i bambini giocano solo con materiali di base, nonostante le dure critiche dell’Unione democratica di centro (UDC). L’articolo esamina la filosofia pedagogica, la controversia politica e il presunto impatto positivo del progetto sulle competenze di vita dei bambini.

Il Consiglio comunale di Zurigo insiste su un radicale cambiamento pedagogico che ha trasformato 57 classi di scuola dell’infanzia in laboratori dell’immaginazione. Per otto-dieci settimane, ai bambini vengono tolti tutti i giocattoli tradizionali e non restano che assi, corde e scatoloni di cartone. Non si tratta di una misura di risparmio, bensì di un attacco ponderato al consumo passivo. Dal suo avvio nell’anno scolastico 2021/22, il progetto «Scuola dell’infanzia senza giocattoli» è passato dall’essere un concetto di nicchia tedesco a diventare un pilastro della strategia pedagogica zurighese. La città sostiene che questo «modo diverso di giocare» costringe i bambini a confrontarsi con la noia e a sviluppare la resilienza dalle fondamenta. Mentre gli scaffali delle aule restano vuoti, la città afferma che le menti dei bambini sono più ricche che mai. Questa presa di posizione audace apre la strada a un dibattito nazionale: l’istruzione svizzera dovrebbe dare la priorità al gioco tradizionale o alla tenacia psicologica?
L’UDC attacca l’«esperimento sociale» sui bambini
L’Unione democratica di centro (UDC) lancia un’offensiva durissima contro l’iniziativa, definendola un esperimento di «stress deliberatamente indotto» volto a manipolare il comportamento dei bambini. In una mozione formale, il partito di destra ha descritto l’assenza di giocattoli come un peso psicologico inutile per i più piccoli della città. Secondo l’UDC, l’infanzia dovrebbe essere un periodo sereno, non una lotta imposta per trovare qualcosa con cui divertirsi. Questo attrito politico mette in luce una profonda frattura nella società svizzera: la tensione tra l’educazione tradizionale e un’ingegneria sociale progressista promossa dallo Stato. La retorica dell’UDC lascia intendere che il progetto riguardi meno l’istruzione e più il «plasmare il comportamento» attraverso la privazione. Il Consiglio comunale non si lascia tuttavia impressionare e ribatte che il progetto non è un attacco ai giocattoli in sé, bensì un esercizio fondamentale per sviluppare competenze di vita che le figurine di plastica non possono offrire.
I dati confermano un aumento dell’empatia sociale
I dati concreti mettono ora a tacere gli scettici: le valutazioni scientifiche rivelano sviluppi positivi «contenuti, ma significativi» nelle principali competenze di vita. Oltre l’80% dei genitori ha espresso il proprio sostegno, giudicando il progetto positivo o piuttosto positivo: una maggioranza schiacciante che contraddice le proteste politiche. I risultati sono chiari: i bambini che partecipano al programma mostrano una maggiore tolleranza alla frustrazione, una concentrazione più acuta e migliori capacità di integrazione sociale. In particolare, è aumentata notevolmente l’empatia nei confronti dei coetanei. In un mondo sempre più dominato dalle distrazioni digitali e dalla gratificazione immediata, queste settimane «senza giocattoli» fungono da ripristino cognitivo. Tra le decine di attuazioni del programma, in un solo caso è stato necessario interromperlo in anticipo, a conferma della sua ampia stabilità. Ai bambini con disturbi dello spettro autistico vengono proposti ambienti adeguati alle loro esigenze, mentre la popolazione infantile nel suo complesso prospera in questo contesto minimalista.
Orientarsi nel futuro dell’istruzione svizzera
La Svizzera si trova a un bivio: l’iniziativa zurighese senza giocattoli mette in discussione la definizione stessa dello sviluppo nella prima infanzia. Non si tratta più soltanto di una sperimentazione locale, ma del segnale di un cambiamento più ampio verso un apprendimento basato sulla resilienza. Con l’espansione del progetto, spetta ora alle direzioni scolastiche e al corpo docente valutare se ogni singolo bambino sia pronto. Il Consiglio comunale di Zurigo ha chiarito che l’ambiente abituale non è intoccabile. Togliendo la «stampella» dei giocattoli fabbricati, punta sulla creatività innata dei giovani svizzeri. Questa iniziativa rispecchia il recente scetticismo nei confronti degli smartphone nelle scuole e suggerisce un movimento più ampio per riconquistare la concentrazione della prossima generazione. Mentre 57 classi aprono la strada, il resto della Confederazione osserva da vicino. La domanda non è più se i giocattoli torneranno, ma se i bambini li vorranno ancora una volta scoperta la forza della propria immaginazione.