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Swiss Observer

L’aggressore di Zurigo avrebbe dovuto essere espulso anni fa, rivelano le autorità

Secondo l’ufficio della migrazione del Cantone di Zurigo, l’uomo kosovaro responsabile del recente attacco antisemita a Zurigo non avrebbe più dovuto trovarsi in Svizzera. Le autorità affermano che lunghi procedimenti giudiziari avevano bloccato la sua espulsione, alimentando un dibattito sull’efficacia del diritto svizzero in materia di migrazione e del sistema giudiziario.

L’aggressore di Zurigo avrebbe dovuto essere espulso anni fa, rivelano le autorità
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Una grave lacuna nel sistema giudiziario svizzero ha lasciato Zurigo sotto shock. Il cittadino kosovaro di 40 anni responsabile di un brutale attacco antisemita lunedì non avrebbe dovuto circolare per le strade svizzere. In una rivelazione pesante, diffusa giovedì, l’Ufficio della migrazione del Cantone di Zurigo ha confermato che l’uomo era destinato all’espulsione già da anni, ma è rimasto nel Paese a causa di un procedimento giudiziario paralizzato. Non si tratta semplicemente di una svista, bensì di una grave mancanza nell’applicazione della legge, che ha portato alla violenza.

Le autorità devono ora fare i conti con la realtà: l’attacco si sarebbe potuto evitare. L’Ufficio della migrazione ha dichiarato senza mezzi termini di aver «fatto tutto quanto in suo potere per anni» per allontanare l’uomo. Tuttavia, lo scarto tra intenzioni e risultati ha messo in luce una pericolosa lacuna nell’applicazione delle norme in materia di migrazione. L’aggressore non aveva un permesso di soggiorno permanente e viveva come un fantasma nel sistema, ma gli ingranaggi dello Stato non sono riusciti a portare a termine la sua espulsione, permettendo a una minaccia nota di sfociare in una violenza fisica contro un membro della comunità ebraica.

Paralisi burocratica: Cantone contro tribunale federale

È iniziato il rimpallo delle responsabilità, che mette in luce un rapporto conflittuale tra l’applicazione delle norme a livello cantonale e la vigilanza federale. Mentre le autorità zurighesi chiedevano l’espulsione, il Tribunale amministrativo federale ha bloccato la misura, disponendo un’«ammissione provvisoria» tramite la Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Questo intervento giudiziario ha di fatto annullato gli sforzi del Cantone, garantendo all’aggressore una tutela legale durata anni.

Questo braccio di ferro burocratico ha creato una scappatoia grande quanto un’aula di tribunale. Solo ora la SEM ha stabilito che l’ammissione provvisoria è scaduta, una constatazione arrivata troppo tardi per la vittima. Secondo quanto riferito, l’aggressore aveva lasciato brevemente la Svizzera, per poi farvi ritorno e ricadere in una zona grigia sul piano giuridico. L’Ufficio della migrazione ha promesso di espellerlo «non appena la decisione sarà definitiva», ma per l’opinione pubblica questa promessa suona poco convincente. La cronologia degli eventi descrive un sistema giudiziario che antepone i ritardi procedurali alla sicurezza pubblica, lasciando persone pericolose in un limbo a tempo indeterminato.

L’aggressione: odio per le strade di Zurigo

Lunedì la violenza è esplosa quando l’aggressore ha preso di mira in pieno giorno un ebreo ortodosso. Non si è trattato di una lite casuale, ma di un crimine d’odio alimentato da un antisemitismo radicato. Anche mentre la polizia gli metteva le manette, il quarantenne ha continuato a proferire insulti antisemiti, confermando la matrice ideologica dell’aggressione. La vittima se l’è cavata con alcune contusioni, un esito fortunato dovuto interamente al coraggio dei cittadini zurighesi.

I passanti non hanno esitato. Con un gesto di coraggio civile, i testimoni sono intervenuti fisicamente e hanno allontanato l’aggressore dalla vittima prima dell’arrivo della polizia. La reazione immediata del pubblico contrasta nettamente con i lenti ingranaggi del sistema giudiziario. Il Ministero pubblico di Zurigo ha chiesto la carcerazione preventiva e il tribunale delle misure coercitive sta attualmente deliberando. L’aggressore era noto alla polizia, ma non aveva precedenti per crimini d’odio analoghi, il che fa pensare a un’escalation che le autorità non sono riuscite a prevedere, nonostante la sua precaria situazione giuridica.

Sdegno pubblico e ripercussioni politiche

Le ripercussioni politiche sono state immediate e pesanti. La sindaca di Zurigo Corine Mauch ha pronunciato una ferma condanna, dichiarando che «tutti devono prendere posizione contro l’antisemitismo». Il Municipio ha espresso profonda tristezza per questo «atto codardo», sottolineando che la vita culturale e religiosa ebraica deve poter essere visibile e sicura nella città più grande della Svizzera.

Le parole di solidarietà si scontrano tuttavia con la frustrazione dell’opinione pubblica per le mancanze giuridiche. Questo episodio costringe la Svizzera ad affrontare questioni scomode sull’efficacia delle norme in materia di espulsione. Quando una persona senza diritto di soggiornare può restare abbastanza a lungo da commettere un crimine d’odio, il sistema non funziona. Mentre l’aggressore attende che la sua espulsione diventi definitiva, la città chiede più di una semplice condanna: pretende la garanzia che le scappatoie giuridiche che proteggono i responsabili pericolosi vengano chiuse una volta per tutte.