Zurigo
Zurigo porta avanti la proposta per consentire il suicidio assistito in tutte le case per anziani
Il Consiglio cantonale di Zurigo ha sostenuto una misura che obbligherebbe tutte le case per anziani e gli ospedali del Cantone a consentire il suicidio assistito. Si tratta di uno sviluppo locale significativo nel dibattito nazionale sull’autodeterminazione alla fine della vita.

Zurigo ha inferto un colpo decisivo alle restrizioni istituzionali sul suicidio assistito, segnando un importante cambiamento nei diritti dei pazienti in tutto il Cantone. Il Consiglio cantonale ha ufficialmente sostenuto un controprogetto che obbliga tutte le case per anziani e gli ospedali a consentire il suicidio assistito nei loro locali. Non si tratta di una semplice proposta, bensì di un obbligo legislativo che pone l’autodeterminazione individuale al di sopra delle regole delle istituzioni.
Il voto rappresenta una vittoria importante per i promotori dell’iniziativa «Autodeterminazione alla fine della vita». Sostenendo il controprogetto, il governo intende garantire che l’indirizzo di un paziente non determini più la sua possibilità di accedere all’eutanasia legale. Il messaggio del Consiglio è chiaro e inequivocabile: il diritto di porre fine alle proprie sofferenze non deve dipendere dalle preferenze amministrative o morali della direzione di una struttura. Il testo definitivo è ancora in fase di elaborazione, ma la volontà politica è chiara: Zurigo si sta orientando verso uno standard di assistenza uniforme che comprenda il diritto di morire.
Fine dell’esenzione per le istituzioni religiose
Questo passo legislativo mette direttamente in discussione la situazione vigente, stabilita nell’ottobre 2022, smantellando di fatto le tutele di cui beneficiavano in precedenza le istituzioni religiose. Finora, le case di cura, in particolare quelle legate a istituzioni religiose, potevano rifiutarsi di ospitare procedure di suicidio assistito se non disponevano di uno specifico mandato comunale di prestazioni. La nuova misura elimina questa scappatoia.
Il dibattito in Consiglio è stato descritto come molto acceso e ha messo in luce una profonda frattura tra diritti laici e libertà religiosa. Gli oppositori hanno sostenuto con forza che il personale di queste strutture non dovrebbe essere costretto ad affrontare il suicidio assistito contro la propria coscienza. Ha però prevalso un argomento improntato al pragmatismo e alla compassione: la possibilità di scegliere non deve dipendere dal luogo di residenza del paziente. Imporre a tutte le strutture di tollerare il suicidio assistito significa affermare che la libertà personale dei residenti prevale sull’identità collettiva dell’istituzione.
Limiti definiti: carceri e psichiatria escluse
L’ampliamento dei diritti è significativo, ma non è privo di limiti rigorosi. In una rara dimostrazione di unità, tutti i partiti hanno respinto l’estensione di questo obbligo agli istituti psichiatrici e alle carceri. L’iniziativa popolare originale, che mirava a includere queste istituzioni, è stata definita dai critici una «farsa» perché il suo titolo era fuorviante.
Il rifiuto del Consiglio di includere questi settori mette in luce la complessità etica delle leggi svizzere sull’eutanasia. L’Unione democratica di centro (UDC) e altre forze politiche hanno tracciato una linea netta, sostenendo che il Cantone deve stabilire direttive chiare, invece di applicare la legge indistintamente. Questa esclusione rappresenta una salvaguardia importante e riconosce che la capacità decisionale nei reparti psichiatrici e la natura restrittiva delle carceri richiedono un approccio giuridico fondamentalmente diverso da quello applicato alle cure somatiche nelle case per anziani.
I prossimi passi: legge e voto popolare
L’iter legislativo è ormai entrato nel vivo. Il controprogetto sarà esaminato dalla commissione incaricata di redigerne il testo, dopodiché il Consiglio cantonale procederà a una votazione definitiva. Questo passaggio è decisivo: se il controprogetto sarà trasformato in legge, l’iniziativa popolare originale potrebbe essere ritirata, semplificando il percorso successivo.
La decisione finale potrebbe tuttavia spettare al popolo zurighese. Non si può escludere un referendum, che porterebbe la questione, molto sentita, alle urne. Mentre la Svizzera continua a confrontarsi con gli aspetti etici delle cure di fine vita, la mossa decisa di Zurigo costituisce un precedente importante. L’esito dell’iter legislativo potrebbe avere ripercussioni in tutta la Confederazione e spingere gli altri Cantoni a riesaminare l’equilibrio tra libertà di coscienza delle istituzioni e autonomia individuale.