salute
OMS: 100 milioni di utilizzatori di sigarette elettroniche nel mondo
L’Organizzazione mondiale della sanità, con sede a Ginevra, mette in guardia contro l’aumento dell’uso delle sigarette elettroniche: nel mondo gli utilizzatori superano i 100 milioni, mentre il numero di fumatori tradizionali scende a 1,2 miliardi.

Il panorama globale della dipendenza da nicotina è cambiato radicalmente: l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) conferma una crescita impressionante dell’uso delle sigarette elettroniche. Oggi più di 100 milioni di persone nel mondo svapano, un dato che segnala una nuova e pericolosa sfida per la salute pubblica. L’organizzazione con sede a Ginevra riferisce che negli ultimi 25 anni il numero di fumatori tradizionali è diminuito di quasi 200 milioni, ma la diffusione dello svapo rischia di compromettere questi risultati ottenuti a fatica.
Attualmente, 1,2 miliardi di persone fumano ancora tabacco tradizionale, ma il passaggio alle alternative elettroniche procede a un ritmo allarmante. L’OMS avverte esplicitamente che «l’epidemia di tabacco è tutt’altro che finita». Non si tratta semplicemente di sostituire un’abitudine con un’altra: è una trasformazione della dipendenza. Sebbene 60 Paesi siano sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di riduzione, la diffusione dello svapo introduce una variabile imprevedibile. Il tabacco continua a uccidere più di 7 milioni di persone all’anno e le autorità sanitarie di Ginevra devono ora combattere su due fronti: il persistente flagello del tabacco combustibile e la rapida ascesa delle sigarette elettroniche, promosse con tecniche all’avanguardia.
I giovani nel mirino
I colossi del tabacco hanno lanciato un’offensiva predatoria, prendendo di mira in modo aggressivo una nuova generazione con prodotti alla nicotina dal design accattivante. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha condannato le tattiche del settore, affermando che le aziende stanno «prendendo di mira in modo aggressivo i giovani». I dati confermano questa preoccupante realtà: almeno 15 milioni di adolescenti usano attualmente sigarette elettroniche. Il settore promuove questi dispositivi come strumenti per ridurre i danni, ma sono una potente porta d’accesso a una dipendenza che può durare tutta la vita.
Le statistiche sono allarmanti. I giovani che svapano hanno una probabilità nove volte maggiore di iniziare a fumare sigarette tradizionali rispetto a chi non lo fa. Questo smonta l’illusione che lo svapo sia unicamente uno strumento per smettere di fumare. Al contrario, abitua milioni di adolescenti alla nicotina in una fase cruciale dello sviluppo. Con 40 milioni di adolescenti che fumano già tabacco combustibile, l’aggiunta di 15 milioni di giovani che svapano crea un’enorme fascia di giovani dipendenti dalla nicotina. Un funzionario dell’OMS ha avvertito che i progressi compiuti nella lotta al tabagismo potrebbero essere «messi interamente in discussione» a causa di questa impennata dello svapo, che normalizza l’inalazione di nicotina tra una fascia della popolazione che altrimenti sarebbe potuta rimanere senza fumo.
La Svizzera è in ritardo sugli obiettivi
Mentre il mondo deve fare i conti con gli obiettivi mancati, i risultati della Svizzera sono particolarmente preoccupanti. L’OMS ha confermato che la comunità internazionale non raggiungerà l’obiettivo per il 2025, che prevede una riduzione del 30% della prevalenza del fumo: il calo previsto è infatti solo del 27%. La Svizzera, tuttavia, è destinata a fare nettamente peggio persino rispetto a questa aspettativa rivista. Le proiezioni indicano che nel nostro Paese la riduzione sarà di appena il 15%, ben al di sotto della media mondiale.
Questa stagnazione non è casuale. La Svizzera è da tempo criticata per il suo approccio permissivo alla pubblicità del tabacco e per l’influenza della lobby nazionale del settore. Mentre altri Paesi introducono divieti rigorosi e aumentano in modo deciso le imposte, la politica svizzera è spesso stata più lenta ad adeguarsi. L’OMS esorta le autorità ad «agire più rapidamente e con maggiore determinazione», ma per la Svizzera è un duro campanello d’allarme. Con il rallentamento del calo a livello mondiale e la stagnazione dei dati nazionali, la reputazione svizzera in materia di salute ed efficienza è offuscata dal fumo. Il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione evidenzia una distanza critica tra la retorica sulla salute pubblica e l’azione legislativa a Berna.
L’Europa resta avvolta da una nube di fumo
L’Europa ha consolidato il proprio status di epicentro mondiale del fumo, con la poco invidiabile quota più alta di fumatori al mondo. Nella regione fuma quasi un adulto su quattro, un netto contrasto con l’Africa, dove la prevalenza è appena del 9,5%. Questa disparità regionale evidenzia una radicata resistenza a smettere di fumare in Europa, nonostante la diffusione delle campagne di sensibilizzazione e delle misure politiche.
La differenza tra i generi offre tuttavia un barlume di speranza. Le donne hanno fatto progressi più rapidi degli uomini nell’abbandonare il vizio, raggiungendo gli obiettivi di riduzione per il 2025 con cinque anni di anticipo. In soli 15 anni, il numero di donne fumatrici è crollato da 270 a 206 milioni. Gli uomini, invece, procedono a rilento: secondo le proiezioni, raggiungeranno gli obiettivi di riduzione solo nel 2031. Rappresentano ancora oltre l’80% dei fumatori nel mondo, quasi 1 miliardo di persone. L’OMS definisce questi progressi «troppo lenti» e chiede misure più incisive contro le aziende e un rinnovato impegno per creare spazi pubblici senza fumo, così da spezzare il ciclo della dipendenza che continua a attanagliare il continente.